Forex, ecco come diversificare il portafoglio

Il forex è forse l’attività di trading che offre il maggior numero di tecniche e di strategie. Queste sono state “inventate” con il passare del tempo, mano a mano che emergevano esigenze nuove. Una di queste esigenze, che comunque caratterizza tutti i tipi di trading, è la diversificazione. Ossia puntare su più asset.

Perché si diversifica? La risposta è semplice: contenere le perdite di capitale. Questa necessità, e di conseguenze tutte le risposte che il trader può fornire sotto forma di strategie, si inserisce nello scenario ampio del risk management. Commerciare in valute, del resto, è un’attività rischiosa e quindi è meglio sempre muoversi nella prospettiva del rischio calcolato.

Come si diversifica nel forex? Il modo più semplice è quello di diversificare il proprio portafoglio valute. Detto in parole povere, si tratta molto banalmente di investire su più coppie. Il tutto a prescindere dall’importanza delle coppie stesse. Nonostante siano solo quattro le coppie che attirano a sé la maggior parte della liquidità presente nel mercato, ne esistono altre che – pur meno conosciuto (o apprezzate) forniscono discrete quantità di guadagno.

E’ evidente, quindi, come la questione della diversificazione si riduca alla scelta sulle coppie da prendere in considerazione. C’è un metodo che, in particolare, interviene in soccorso al trading: lo SMA-RSI.

Il metodo SMA-RSI

SMA sta per Simple Mobile Average. Il concetto è espresso efficacemente dal suo nome. Si tratta, infatti, di “media mobile semplice”. Questo è un ingrediente essenziale per riuscire a capire su quale coppia sia meglio affidarsi.

RSI sta invece per Relative Strenght Index, e anche questo può essere considerato un indicatore piuttosto intuitivo. Dà la cifra della forza della coppia, seppur in misura relativa.

Lo SMA si ottiene facendo la “media delle medie”. Ossia ricavando la media dei valori medi che una coppia ha fatto registrate nei 10 periodi precedenti. E’ possibile prendere in considerazione anche i 30 periodi precedenti, ma in questi casi il metodo perde di precisione.

L’RSI di ottiene in un modo ancora più facile. Molto banalmente, va calcolata la media dei valori di chiusura degli ultimi periodi. Anche in questo caso è possibile scegliere tra 10 e 30 periodi, e anche in questo caso la scelta consigliata è la prima. L’essenziale è comunque mantenere la stessa “unità di misura”: lo SMA e l’RSI devono essere ricavati prendendo in considerazione lo stesso numero di periodi.

Una volta che il trader ha ricavato lo SMA e l’RSI cosa deve fare? L’obiettivo è individuare una coppia debole e una coppia forte. Il principio è quello della “compensazione”. Dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi l’andamento di una coppia forte è inversamente proporzionale all’andamento di una coppia debole, quando una “cede” l’altra si “rafforza”. In questo modo è come avere un’assicurazione contro le perdite.

Il processo di individuazione si riduce a questo punto a un semplice calcolo. Si divide lo SMA per l’RSI e di moltiplica per 100. La coppia “forte” va selezionata tra quelli con uno SMA-RSI superiore a 100. La coppia “debole” va invece selezionata tra quelle con uno SMA-RSI inferiore a 30.

La prospettiva “naturale” è rappresentata dalla necessità di ricavarsi lo SMA-RSI di tutte le coppie, al fine di individuare le due che fanno al caso del trader. Una prospettiva abbastanza negativa perché molto faticosa. Per fortuna, un numero significativo di piattaforme offre una funzionalità che calcola in modo automatico lo SMA-RSI di un range molto ampio di coppie. Dunque, niente paura.

Diversificare con le commodity

Lo SMA-RSI è un ottimo metodo per diversificare. C’è però un’alternativa, forse più estrema. E’ quella rappresentata dalla diversificazione non del portafoglio valute, ma della categoria di asset. In questa prospettiva, il rischio del forex non va compensato prendendo in considerazione un’altra coppia, bensì prendendo in considerazione un altro mercato. Il principio, comunque, è simile: investire in due “luoghi” che siano opposti uno all’altro.

Quale mercato è opposto, per caratteristiche, al forex? La risposta è solo una: il mercato delle commodity.

Per commodity si intende quel genere di materie prime la cui qualità non cambia al variare del produttore. Qualunque sia il produttore, la “merce” ha sempre le stesse caratteristiche e sempre la stessa qualità. Tra le commodity troviamo l’oro ma anche il petrolio, il grano e così via.

Perché commodity e forex sono due mondi opposti? Semplicemente perché ai difetti di uno corrispondono i pregi dell’altro e viceversa.

Il forex è considerato poco suscettibile degli eventi esterni, ossia dei fatti economici. “Poco”, in questo caso, è un avverbio che va utilizzato tra virgolette perché valido solo in relazione ad altro di più suscettibile, come le commodity. Ad ogni modo, si sa che queste ultime vengono influenzate in modo assai più intenso, anche perché sono più strettamente legate all’economie reale.

Per lo stesso motivo, il prezzo delle commodity è molto più volatile di quello delle valute. I pochi pip che possono muoversi in una giornata di forex “soccombono” di fronte alle variazioni che si registrano nel mercato delle materie prime. Si tratta di una caratteristica positiva o negativa? La risposa è: entrambe. La volatilità, infatti, pone in essere abbondanti occasioni di guadagno ma genera anche imprevedibilità, che è uno dei nemici giurati dei trader.

Infine, il capitolo liquidità. Sotto questo aspetto, il forex batte decisamente le commodity. Non c’è assolutamente storia. Si pensi alla coppia Eur-Usd. Solo questa, muove qualcosa come 3.000 miliardi di dollaro, più dell’intero debito pubblico italiano. L’intero mercato delle commodity non raggiunge i 500 miliardi.