Forex: le conseguenze della crisi tra Russia e Ucraina

rublo

Le guerre portano morte e distruzione, questo è risaputo. Spesso, però, almeno in tempi globalizzati come questi, portano disordini a livello economico in grado di avere un riverbero anche per quei soggetti che con la guerra c’entrano poco.

In Europa si sta aprendo uno scenario di guerra improvviso. La Crimea è stata invasa dalla Russia, l’Ucraina minaccia la guerra a Mosca, l’Europa e gli Stati Uniti stanno un po’ a guardare e un po’ minacciano di agire. La situazione è confusa e i mercati sono sempre più agitati. In particolare, è agitato il Forex. Il mercato valutario si sta dimostrando davvero sensibile alle sollecitazioni esterne. Le conseguenze sono già andate oltre il livello regionale e rischiano di proiettarsi a un livello globale e totalizzante.

Sostanzialmente, il protagonista finanziario della vicenda è la moneta russa, il rublo. Si sta svalutando. Un po’ di svalutazione, in questi casi, è assai prevedibile ma la situazione è preoccupante per almeno due motivi. Il primo è che l’intero mondo “Russia” sta perdendo fiducia – tutti i partner europei hanno votato le spalle a Putin – e questa perdita di fiducia ha contagiato anche la moneta. Il secondo è che gli episodi di questi ultimi giorni sono inseriti in un contesto già – dal punto di vista della moneta – assai precario. Tutte le economie emergenti sono interessate da un processo svalutativo causato da dinamiche legate alla solidità dei rispettivi percorsi di crescita ma anche, e soprattutto,all’annuncio del tapering da parte degli Stati Uniti, che ha in buona sostanza imposto il “rompete le righe” agli investitori stranieri presenti in Russia, Sud America, India e così via. Argentina e Venezuela stanno pagando il dazio più pesante ma il nucleo della crisi potrebbe, alla luce dei venti di guerra, spostarsi dalle parti di Mosca. E’ proprio quello che pare stia accadendo in queste ore.

E’ sufficiente dare un’occhiata ai numeri o, per meglio dire, alle performance nel Forex. Il cambio EUR/RUB è salito al suo massimo storico: 50,8. 50 era ritenuta una soglia psicologica, dunque ora tutto può accadere. Ovviamente, anche il cambio con il dollaro ha subito delle pesanti conseguenze. Sempre il 3 marzo, è stata toccata quota 36,86. Era dal 2007 che la divisa statunitense non esercitava una tale forza sulla divisa russa.

Il problema, più che dal presente, è rappresentato dal futuro. Nonostante tutto, siamo ancora ad una fase preliminare della crisi, dunque l’outlook è in entrambi i casi estremamente rialzista. Un trend così pronunciato rappresenta un fastidio per gli investitori e un grattacapo enorme per Putin, che sta cercando in questi giorni di metterci una pezza. Da qui, la decisione di aumentare i tassi dal 5,5% al 7%, cifra assai rilevante ma che possiede pochi margini di manovra. Oltre il “sette”, infatti, è difficile andare.

Foto originale by José Antonio Alonso