Forex: tutti sull’analisi Tecnica, Fondamentale, Emotiva

Frequentare il forex con profitto vuol dire soprattutto investire una grande quantità di risorse intellettuali. L’investitore migliore è colui che, più degli altri, studia e si forma giorno per giorno. Lo studio è il compito principale del trader. Questo può riguardare l’intero scibile della materia – e in quel caso si parla di formazione vera e propria – ma anche le caratteristiche che il mercato offre nel presente. Nessuna mossa viene realizzata se prima non viene accuratamente ponderata.

Lo studio nel forex si articola in tre pilastri, che corrispondono a tre tipologie di analisi. L’analisi tecnica, l’analisi fondamentale, l’analisi emotiva. Generalmente, vengono trattate come se fossero degli ambiti separati a distinti. La verità è che sono complementari e, nonostante le critiche mosse da una certa corrente di trading, una non esclude l’altra. Di seguito, un sguardo ravvicinato alle tre analisi forex.

Analisi tecnica

E’ quella universalmente riconosciuta come la più importante. Il motivo risiede in un corollario che, nei fatti, ne giustifica la stessa esistenza. Secondo questo principio fondante, tutto ciò che occorre sapere per intuire il futuro del mercato, è già nel mercato. In parole polvere, è sufficiente leggere i grafici, capirli e studiarli per conoscere l’esatto momento del mercato e intuire gli sviluppi futuri. E’ inutile, e anzi dispendioso, guardare cosa succede al di fuori, nell’economia reale.

L’importanza di questo principio ha reso alcuni trader ostili verso le altre due analisi che, però, sono utili a integrare quanto di significativo ricavato dall’analisi tecnica.

Un’altra legge che regola l’analisi tecnica ha a che fare con la ciclicità-prevedibilità del mercato. Secondo questa, gli investitori tendono a reagire sempre allo stesso modo di fronte a delle specifiche sollecitazioni. Ciò implica che, a parità di condizioni, un evento tende a ripetersi. E’ possibile dunque, almeno sulla carta, intuire alla perfezione il futuro andamento del mercato.

In che cosa consiste nello specifico l’analisi tecnica? Essa non è altro che la rielaborazione dei dati grezzi in modelli che aiutino da un lato a interpretare quello che sta attualmente accadendo e dall’altro a prevedere quello che accadrà.

Un esempio di analisi tecnica è dato dallo studio delle medie mobili. A partire dal dato grezzo – le medie dei valori che un determinato cambio ha assunto – è possibile tracciare delle linee che, se intersecate, “dicono qualcosa” (leggi questo articolo per saperne di più sulle medie mobili).

La stessa cosa si può dire dei livelli di Fibonacci. In questo caso i dati grezzi sono i valori del cambio ma, soprattutto, le fasce create dalle evidenze teoriche del celebre matematico italiano.

L’analisi tecnica è protagonista di una lettura sterminata. Esistono molti modelli da seguire e tutti sono valide. Proprio il loro numero, però, testimonia una verità: l’analisi tecnica non è infallibile, è necessario qualcos’altro che la completi. E’ necessaria l’analisi fondamentale.

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Analisi fondamentale

Se l’analisi si fonda sull’elaborazione dei dati, l’analisi fondamentale si fonda sull’interpretazione dei dati. La prima consegna al trader evidenze numeriche, la seconda lo mette al cospetto di informazioni “qualitative”.

Soprattutto, la fondamentale agisce in un ambito totalmente diverso. Non i grafici, ma la realtà. Per analisi fondamentale, infatti, si intende lo studio e l’interpretazione di quei fatti economici in grado di esercitare un’influenza più o meno significativa sul mercato valutario. Questi “fatti” sono noti con il nome di “market mover”.

Ogni coppia di valute ha una lista di market mover che il trader è chiamato a prendere in considerazione. Esistono però dei market mover che esercitano un’influenza su tutto il forex. Questi, generalmente, riguardano le super potenze economiche, in grado di estendere la propria importanza al mondo intero.

Un market mover è, per esempio, il costo del denaro, ossia i tassi ufficiali di riferimento che una banca centrale stabilisce. Un market mover può essere anche il dato sul Pil o il tasso di disoccupazione. Da questo breve elenco si evince che, in verità, il legame tra forex ed economia reale è forte: questo perché le banche centrali in genere agiscono sulla moneta e – indirettamente – sul suo valore – per riportare “sulla retta via” le rispettive economie.

In verità, a influire sul forex non sono tanto i market mover, bensì gli annunci sui market mover. Sicché, il mercato si muove quando Draghi, giusto per fare un esempio, annuncia modifiche ai tassi di interesse o quando la Yellen (numero uno della Fed) annuncia cambiamenti di programma per quanto riguarda il Tapering.

I trader in genere utilizzano come punto di riferimento il cosiddetto calendario economico, ossia il calendario di tutti gli eventi in cui verranno annunciato importanti dati economici e macro-economici.

Tra i market mover, ricordiamo, spiccano anche le dichiarazioni di importanti figure istituzionali e non. Persone, come il presidente di una banca centrale o un importante analista, che possono illustrare il futuro del mercato o possono, con i loro pareri, orientare il comportamento dei grandi investitori.

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Analisi emotiva

L’analisi emotiva è quella più snobbata. Se l’analisi tecnica è un must have e l’analisi fondamentale è   complementare, l’analisi emotiva è comunque importante perché permette di aggiungere i tasselli mancanti ai propri studi. Quando i numeri lasciano lo spazio alle interpretazioni ma nemmeno queste, alla fine dei giochi, riescono a spiegare quanto succede, subentra l’analisi emotiva. Questa è, in estrema sintesi, lo “studio” del clima che in un dato momento coinvolge gli investitori.

L’analisi emotiva assume un ruolo importante in caso di crisi. Quando il mercato è fortemente instabile, è probabile che la massa dei trader si comporti in maniera irrazionale, smentendo tanto i calcoli dell’analisi tecnica quanto le interpretazioni dell’analisi fondamentale.

In questo caso, l’analisi emotiva, fornendo il sentiment, permette al trader di comprendere quello che sta per accadere e reagire di conseguenza.

L’analisi emotiva si è rivelata molto utile nel biennio 2011-2012. Dai grafici non emergevano turbolenze, dai market mover non si ricavano evidenze catastrofiche (ma solo cattive) eppure l’euro è stato coinvolto in una crisi speculativa veramente grave, come se l’Europa fosse in default. Ebbene, non lo era affatto, ma il sentiment era fortemente negativo, sicché la paura ha preso il sopravvento.

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