Fonti di finanziamento alle aziende: quali soluzioni ed alternative scegliere?

Oltre al capitale netto (equity) le imprese italiane ricorrono soprattutto nella strada dell’indebitamento bancario, ovvero nel prendere in prestito il denaro, con il conseguente obbligo per la stessa impresa di procedere ad effettuare e rimborsare i pagamenti di flussi di cassa, conferendo al soggetto creditore un diritto di priorità e di soddisfazione sui beni aziendali in caso di dissesto finanziario.

Ma quali sono le diverse forme di finanziamento che un’impresa deve tenere in considerazione e deve valutare scientemente? Si ricorda che la scelta, anche combinata, delle diverse forme di finanziamento aziendale, non devono appesantire eccessivamente la struttura finanziaria.

Debito bancario (Debt): la forma storica prediletta dalle imprese

La principale fonte di prestito per tutte le imprese, soprattutto non quotate, è e rimane il canale bancario, il quale fissa un tasso di interesse sul debito sulla base di un’analisi della rischiosità dell’impresa.

Il debito bancario fornisce all’impresa diversi vantaggi che possiamo ascrivere ai seguenti:

  • prendere a prestito anche piccole somme di denaro; contrariamente alle emmissioni obbligazionarie che, per via del loro notevole costo, sono più adatte a raccogliere quantità di denaro molto elevate;
  • nel caso in cui l’impresa non sia molto conosciuta, il debito bancario rappresenta il meccanismo più adatto a fornire all’investitore-creditore (la banca) informazioni necessarie per valutare il prestito.
  • nel caso di piccole imprese, ditte individuali è meno oneroso rivolgersi al canale bancario,
  • prendere a prestito fonti di breve termine e fonti di medio-lungo termine.

Le banche spesso offrono un’opzione più flessibile per fare fronte a necessità di finanziamento impreviste o stagionali: tale opzione è rappresentata dalla linea di credito, alla quale l’impresa può ricorrere solo se ha bisogno di finanziamenti.

Nella maggior parte dei casi, una linea di credito individua un ammontare che l’impresa può prendere in prestito e collega il tasso d’interesse sul prestito ad un tasso di mercato, come il tasso promario (prime rate) o i tassi dei titoli di Stato.

Per un’impresa, il vantaggio di avere una linea di credito sta nel fatto che essa garantisce l’approvigionamento di fondi, senza dover pagare interessi passivi nel caso in cui tali fondi rimangano inutilizzati. La linea di credito risulta essere un utile tipo di finanziamento per imprese con necessità di capitale circolante variabile.

Tuttavia, a titolo di garanzia, la banca richiede spesso di mantenere un certo ammontare di fondi al quale vengono applicati interessi zero o tassi al di sotto di quelli di mercato.

Il costo-opportunità derivante dal dover mantenere tale saldo senza ottenere interessi deve essere messo a confronto con gli interessi passivi ai quali l’impresa dovrebbe fare fronte se ricorresse ad un tipo di prestito di tipo più tradizionale per coprire le necessità di circolante.

Bond: una soluzione preferita dalle grandi imprese

Per le grandi imprese, soprattutto quotate, una valida alternativa al debito bancario è rappresentata dall’emissione di bond o titoli obbligazionari.

Le obbligazioni, in genere, hanno diversi vantaggi: offrono condizioni di finanziamento molto più favorevoli rispetto al debito bancario, in quanto il rischio viene ripartito su un grande numero di investitori. Inoltre, le emissioni bancarie consentono all’emittente di aggiungere caratteristiche particolari che non sarebbe possibile includere nel debito bancario.

Per esempio, possono essere emesse obbligazioni convertibili in azioni ordinarie o indicizzate ai prezzi delle materie prime (commodity bond).

Nell’emettere obbligazioni, le imprese devono prendere diverse decisioni fra le quali la scadenza del prestito o un saggio di interesse variabile in funzione dei tassi di interesse di mercato (floating rate), la natura della garanzia offerta agli investitori che acquistano le obbligazioni e in che modo debba essere ripagato nel tempo.

Il leasing: una valida alternativa per finanziare i beni strumentali

Un’altra interessante forma di finanziamento aziendale a cui spesso ricorrono le imprese è il leasing, soprattutto, per finanziare l’acquisizione di un bene necessario e strumentale all’attività di business.

In un leasing, l’impresa si impegna ad effettuare pagamenti fissi al proprietario del bene in cambio del diritto di utilizzare il bene stesso.

I pagamenti fissi possono essere totalmente o parzialmente deducibili ai fini fiscali, a seconda del modo in cui il leasing viene classificato ai fini contabili.

Il mancato adempimento dei pagamenti del leasing comporta la perdita del bene oggetto di leasing, ma può indurre alla liquidazione, sebbene i diritti del locatore (ossia del proprietario del bene) possano essere subordinati a quelli degli altri investitori non azionari dell’impresa (banche e possessori delle obbligazioni emesse dall’impresa).

I contratti di leasing si distinguono in: operativi (operating lease) e finanziari (capital lease). I leasing operativi hanno durata contrattuale più breve rispetto alla vita del bene ed il valore attuale dei pagamenti del leasing è molto inferiore al prezzo effettivo del bene.

Al termine del contratto, il bene torna al locatore, il qualee può scegliere se venderlo al locatario o stipulare un contratto di leasing con altro locatario.

Un leasing finanziario ha durata pari a quella del bene ed il valore attuale dei pagamenti del leasing coprono il prezzo del bene. Il locatario non ha la possibilità di rescindere da un contratto di leasing finanziario, e ha l’opzione di rinnovarlo a scdenza ad un tasso ridotto, oppure di acquistare il bene ad un prezzo favorevole.

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