Fondo di finanziamento ordinario 2017 : 6,9 miliardi di euro in arrivo, Fedeli firmati i decreti

Anche se siamo ancora in piena estate e da poco è passato Ferragosto, il pensiero di molti studenti è proiettato all’inizio dell’anno scolastico e del nuovo anno accademico universitario 2017/2018.

Come ogni anno si cerca di fare “quadrare” i conti in materia di Scuola, Università e Ricerca italiana anche se, purtroppo, ogni anno le risorse economiche destinate dal Governo e dalla Policy italiana sono sempre più esigue.

Vincoli di Bilancio, Spending Review, necessità di “tagliare” i costi e di razionalizzare gli sprechi che investono e riguardano sempre di più il settore pubblico mettono in discussione le risorse economiche volte a finanziare gli atenei universitari italiani, con rilevanti negative conseguenze sulla Ricerca italiana e sul Diritto allo Studio per milioni di studenti futuri.

Nonostante i problemi e le “falle” che rimangono aperte ed intrinseche al sistema universitario italiano, per il corrente anno 2017 si parla di una “ripresa” del quantum stanziato a favore delle Università. Vediamo di capire meglio in primis le “falle che caratterizzano in maniera pedissequa il nostro sistema e quali sono le novità per il corrente anno accademico 2017/2018.

Criticità del sistema universitario italiano: “falle” aperte

Le lamentele nei confronti del nostro sistema universitario non sono infondate e spingono sempre più i giovani e le loro famiglie a domandarsi se sia effettivamente conveniente proseguire gli studi dopo aver conseguito la Maturità.

Ci si domanda se si avrà maggiori opportunità di trovare un posto di lavoro, una retribuzione economica maggiore, maggiori soddisfazioni professionali, una volta conclusi i tanto faticosi studi per raggiungere il titolo di Dottore o di Dottoressa.

Nonostante queste valutazioni prospettiche, nel breve periodo si deve valutare l’efficienza e i servizi offerti dall’Ateneo universotario per il quale si opta di iscriversi. Nasce un problema economico, dovuto ad un inefficiente utilizzo delle risorse, oltre ad un rilevante problema di equità sociale.

Le Università Statali Italiane sono finanziate tramite quello il Fondo di finanziamento ordinario che sono stati fino al 2008 utilizzati per l’80%, al fine ultimo di sostenere le spese correnti per salari del personale e gli oneri di funzionamento. I fondi garantiti ad ogni Ateneo universitario erano basati sulla base della spesa storica dei costi del personale.

L’Università pubblica italiana dovrebbe essere un’istituzione per erogare posti di lavoro ai propri laureati, oltre che garantire un migliore livello della qualità dell’insegnamento.

Un altro problema è quello relativo al fatto che gli studenti, provenienti da un ceto medio-basso, si trovano spesso a rinunciare agli studi per i costi proibitivi e per le scarse opportunità lavorative e retributive che il titolo di Dottore assicurano.

Ecco un problema di inefficienza, che risiede negli sprechi e nella cattiva gestione ed utilizzo delle risorse economiche: un vero e proprio problema di equità sociale, oltre che economica, che non porta tutti gli studenti a saper sfruttare appieno le stesse possibilità.

FFO 2017: siglati dalla Ministra Fedeli i decreti

La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha siglato in data 10 agosto il decreto con i criteri di riparto del Fondo di finanziamento ordinario delle Università statali .

Si parla di 6,9 miliardi di euro stanziati a favore delle Università italiane e, per la prima volta, è stata attuata l’autonomia responsabile degli atenei universitari.

Valeria Fedeli ha siglato i decreti per il riparto del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università statali per il 2017 e quello relativo alla determinazione del contingente di personale (cosiddetti punti organico) che ciascun Ateneo potrà assumere per il corrente anno accademico in partenza. Si tratta dei due decreti annuali più rilevanti che incidono profondamente sul sistema universitario statale.

Grazie agli interventi operati dal precedente Governo e dal Governo Gentiloni, nei prossimi anni, il FFO ritornerà ai livelli del 2009, a circa 7,4 miliardi.

Nella Knowledge Society, Università e Ricerca sono i settori chiave, il vero motore per fare ripartire l’economia e la competitività dell’Italia.

Si tratta di un incremento di risorse, “interventi di ‘visione’ come quello sui Dipartimenti di eccellenza, sblocco di risorse per facilitare l’assunzione di ricercatrici e ricercatori sono misure concrete messe in campo in questi ultimi anni”, ha commentato la Ministra Fedeli.

“Un solco lungo il quale intendiamo proseguire la nostra azione. Il 25 luglio scorso, ho incontrato al Miur i rappresentanti della Crui, la Conferenza dei rettori, proprio per lavorare insieme in questa direzione condividendo obiettivi e priorità. Una corretta programmazione di risorse e interventi normativi è essenziale per settori che parlano al futuro del Paese”, ha ulteriormente messo in evidenza la Fedeli.

Fondo di Finanziamento Ordinario 2017: che cos’è e a quanto ammonta

Il fondo di finanziamento ordinario (FFO) è un finanziamento statale che costituisce una delle principali fonti di entrata per i bilanci delle Università italiane.

Istituito con l’art. 5 della legge 24 dicembre 1993 n. 537, il FFO si compone di due parti: una “quota base” attribuita automaticamente agli Atenei universitari e la “quota di riequilibrio” che dovrebbe essere assegnata sulla base di parametri quantitativi.

Per il corrente anno 2017, il Fondo di finanziamento ordinario si attesta a quota 6,982 miliardi di euro con un incremento di 62,5 milioni (+0,9%) rispetto lo scorso anno 2016.

La somma delle tre quote principali del Fondo (quota base, quota premiale, fondo perequativo) è di 6,273 miliardi, con i quali viene assicurata ad ogni Ateneo universitario una variazione minima o massima rispetto ai fondi ricevuti nel 2016 dentro l’intervallo del -/+ 2,5%.

Rispetto allo scorso anno, è aumentata l’incidenza della quota premiale, pari al 22% dell’FFO. Invece, rimane stabile la quota ripartita secondo il criterio del cosiddetto costo standard (1,285 miliardi di euro).

Novità rilevanti per l’anno accademico 2017/2018

Due le principali novità importanti previste per l’anno 2017: per la determinazione della quota premiale accanto ai risultati della Valutazione della qualità della ricerca (VQR 2011-2014) che pesano per il 60%, è stata considerata anche la qualità delle politiche di reclutamento, il quale pesa per il 20% nell’attribuzione della quota premiale. In tale modo si viene ad introdurre una valutazione “dinamica” delle politiche assunzionali degli anni precedenti.

“Viene attuato il criterio dell’autonomia responsabile: per la prima volta le variazioni di performance degli atenei sono valutate anche sulla base di due indicatori da loro scelti a fine 2016 in relazione a didattica, ricerca e internazionalizzazione. Agli atenei è stata data dunque per la prima volta la possibilità di ‘scommettere’ sulle loro peculiarità formative o di ricerca”, come messo in evidenza dal MIUR.

Sono incrementati i fondi destinati al cofinanziamento delle chiamate dirette e all’assunzione di soggetti non già appartenenti alla stessa università, con particolare attenzione al reclutamento di ricercatrici e ricercatori: si è passati da 10 a 14 milioni di euro.

Il decreto siglato dalla Fedeli provvede anche a distribuire alle università i 55 milioni di euro stanziati dalla legge di Bilancio che servono a compensare gli effetti della riduzione della contribuzione universitaria con l’introduzione della no tax area, che permette agli studenti, i quali non abbiamo un ISEE superiore a 13.000 euro di iscriversi senza versare alcuna tassa.

Infine, è stato confermato l’impegno assunto a favore delle Università di Camerino e Macerata a seguito degli eventi sismici dello scorso anno.

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