Fondi sovrani e investimenti esteri: il mondo fa dietro-front

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L’attrattività nei confronti dei capitali esteri è da sempre considerato uno dei parametri più importanti per verificare lo stato di salute economica di un paese. Non stupisce, dunque, il numero di peana urlati dai principali attori economici italiani, che appunto lamentano una tipica difficoltà ad attirare gli investimenti esteri. La vulgata parla dei mercati emergenti come principali competitor in questo senso. Quelle economie, caratterizzate da incalzanti ritmi di crescita (spesso a doppia cifra) e dall’allargamento esponenziale del ceto medio, “soffiano” capitali a Stati Uniti ed Europa.

La verità è però un’altra. E’ venuta a galla recentemente ed è stata confermata qualche giorno fa dal Sovereign Investment Lab, ente che fa capo al Centro Studi Baffi dell’Università Bocconi. La conclusione alla quale sono giunti è significativa: l’Occidente inizia ad attrarre investimenti più di quanto non lo facciano paesi come Brasile, Argentina, Russia, Cina e India.

I dati non lasciano adito ai dubbi. La Cina ha visto crollare dal 2012 al 2013 la quota di investimenti esteri diretti nei suoi territori. L’ex Impero Celeste è passato da 9 miliardi di dollari a 1,13. Stesso discorso, ma con numeri abbastanza diversi, per il Brasile. Nel 2012 il paese carioca aveva “raccolto” 2,98 miliardi, mentre nel 2013 ha raccolto solo 1,37 miliardi di dollari.

Molto negativa anche la performance dell’India, che passa da 6 miliardi a 2. I paesi occidentali, di contro, vanno a gonfie vele. In prima fila ci sono gli Stati Uniti, che balzano da 2 miliardi attratti a 8.

E’ molto significativo il dato Usa. Questo perché la maggior parte degli investimenti provengono da realtà del Medioriente, e questo dimostra che il capitale tende a non avere confini né politici né sociali. In secondo luogo, alla luce di questi numeri, si registra un cambio di approccio. Prima gli States venivano considerati la patria della finanza, oggi l’approccio è più “reale” e si tende a investire su utilities, commodities e sul settore immobiliare. Insomma, un ritorno al concreto e all’economia delle persone, non dei numeri.

Anche l’Europa ha fatto bene. Peccato che il Soverign Investment Lab non abbia diffuso i dati sul Vecchio Continente. Lo farà a breve. L’aumento degli investimenti esteri vero Europa e Stati Uniti rappresentano una buona notizia. Gli investimenti portano lavoro e benessere, soprattutto se la “base” è ingente. E la base consiste in 4,5 trilioni di dollari, ossia 3mila miliardi di euro. Tanto è il denaro a disposizione dei Fondi Sovrani. Ma cosa sono i Fondi Sovrani? Molto banalmente, sono quei veicoli di investimento a carattere pubblico, generalmente controllati dai governi e da organizzazioni governative, che investono a livello macro allo scopo di creare profitto. Molto spesso, questi fondi ricoprono una funzione sociale significativa, come i classici fondi pensione.

Ebbene, negli ultimi anni, la disponibilità di denaro è aumentata complessivamente del 20%. Merito di strategie di investimento efficaci ma anche dei risultati ottenuto sul mercato azionario. La parte del leone la fanno due attori principali: il fondo pensione norvegese, che ha a disposizione 840 miliardi; e il fondo nazionale cinese, che ha a disposizione 200 miliardi.