Fondazioni bancarie: cosa sono e come funzionano

Introdotte per la prima volta nel 1990, hanno subito varie riforme ma anche critiche

Quando sono emersi alcuni scandali che hanno riguardato prestigiose banche, su tutte la plurisecolare Monte dei Paschi di Siena, abbiamo sentito parlare insistentemente di Fondazioni bancarie. In quest’articolo intendiamo darvi una delucidazione su cosa siano e come funzionano questi istituti, dalle origini storiche (dietro la natura di Casse di risparmio) ma introdotte con una legge nell’ordinamento italiano solo a partire dal 1990.

Fondazioni bancarie: origini e cosa sono

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La sede di un’antica Cassa di risparmio

Partiamo col dire innanzitutto cosa siano le fondazione bancarie. Esse sono una persona giuridica non profit, privata e autonoma, che persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Come detto nell’incipit, sono state inserite nel nostro ordinamento con la legge n. 218 del 1990, la cosiddetta “legge-delega Amato-Carli”. Per poi subire ritocchi successivi nel 1998 e nel 1999, che gli hanno dato la conformazione odierna. Eppure, questo tipo di istituto di gestione delle banche hanno un origine ben più remota. Di fatti, in passato erano le cosiddette casse di risparmio, già diffuse nell’Europa centrale e arrivate nel nostro Paese ad inizio ‘800. Periodo durante il quale si verificò il bisogno di rilanciare l’economia dopo le disastrose guerre napoleoniche, sfruttando così appieno l’emergente Rivoluzione industriale. Carica di novità e opportunità.

Tuttavia, verso la fine del 1900, in Europa col fiorire dell’Unione europea, anche il nostro Paese ha dovuto adeguarsi al nuovo sistema bancario. Sempre meno pubblico e sempre più privato, anche per affrontare al meglio l’apertura dei propri mercati ai partner europei. Così, l’allora Governatore della Banca d’Italia e futuro Presidente del consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, decise di dividere le banche in due diverse entità che rispecchiassero due diverse funzioni: di diritto pubblico e imprenditoriale. Nasce così il testo della succitata legge-delega Amato-Carli, la quale dispose che gli enti bancari diventassero società per azioni, sotto il controllo di fondazioni bancarie. Le quali sono così holding pubbliche con il compito di gestire il pacchetto che controlla la banca partecipata, ma non possono esercitare alcuna attività bancaria. Ciò comporta che i dividendi sopraggiunti devono essere intesi come reddito strumentale ad un’attività istituzionale, giacché la fondazione deve perseguire «fini di interesse pubblico e di utilità sociale».

Nei primi anni di vita, tuttavia, vige ancora una certa confusione di fondo tra attività bancaria e finalità istituzionali, che viene superata tramite legge-delega n. 461 del 1998 e Decreto legislativo n. 153 del 1999. La prima avvia la cosiddetta «programmazione triennale» delle loro attività e rende meno saldo il legame fondazioni-banche, affidando così la loro partecipazione a specifiche «società di gestione del risparmio»; le quali vengono scelte mediante apposite gare pubbliche. Ribadendo altresì che le banche debbano appartenere al diritto privato e non più a quello pubblici. Il secondo, invece, dà alle fondazioni bancarie in maniera definitiva la natura giuridica di enti privati senza scopri di lucro, ma anche la totale dello Statuto e della gestione. Le successive leggi numero 448 del 2001 e numero 112 del 2002 perfezionano definitivamente la loro natura giuridica.

Fondazioni bancarie: come funzionano

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La sede antica del Monte dei Paschi di Siena

Oggi, dunque, le Fondazioni bancarie fanno parte del variegato mondo del Terzo settore, dove sono incorporati tutti gli enti non lucrativi e non imprenditoriale. Questo però comporta non pochi problemi di natura fiscale, giacché per esse si verificano le medesime problematiche che riscontrano in generale gli enti non profit che però gestiscono però un capitale. Questi istituti hanno obiettivi definibili di natura sociale, umanitaria o culturale. Scopi che vengono attuati grazie al possesso di un capitale che genera delle rendite. Inoltre, quasi la totalità delle loro risorse economiche, de essere destinato a quelle iniziative volte allo sviluppo e alla promozione di attività locali. Vale a dire in seno alla Regione in cui hanno sede. A definirlo è la legge Tremonti del 2001.

Fondazioni bancarie: gli scandali

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Il lodo del Mps

Il succitato caso della Monte dei Paschi di Siena, ma non è certo l’unico, dimostra però come questa disposizione sia stata presa alla lettera e come in tanti abbiano abusato dei fondi erogati da questa fondazione così come da altre. Non a caso veniva definita da molti imprenditori toscani ”la grande mamma”. Sull’autorevole sito Lavoce.info sono state fatte vere e proprie inchieste che smascherino le commistioni tra questi istituti e la politica. Non a caso, un’altra critica che viene mossa alle Fondazioni bancarie è che sono gestite da politici rimasti senza poltrone (definiti in gergo volgarmente “trombati”).