Fmi: rischi da Paesi emergenti e da assicurazioni

Il Fmi, Fondo Monetario Internazionale, ha pubblicato ieri il rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria globale secondo il quale i grandi Paesi emergenti, a cominciare dalla Cina, rappresentano un concreto rischio per i mercati mondiali. Non si esclude infatti che questi possano contagiare le piazze finanziarie di molti Paesi avanzati.

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Il Fmi ha divulgato il Global Financial Stability Report: rischi dai Paesi emergenti e dalle compagnie assicurative

I rischi derivanti dai Paesi emergenti

Il Fmi sottolinea come i rischi connessi ai mercati dei Paesi emergenti aumenteranno parallelamente all’incremento delle interconnessioni finanziarie con i mercati più avanzati. Quindi è credibile che i risvolti del rallentamento cinese, russo e di quello brasiliano si ripercuotano nel prossimo futuro su molte Borse mondiali.
I dubbi sulla tenuta e sulla crescita del Dragone, già lo scorso anno, hanno causato notevoli turbolenze sulle piazze finanziarie ma oggi il Fmi vede una situazione ancora più preoccupante. Si stima infatti un aumento del pericolo “spillover” (ovvero la propagazione di condizioni di squilibrio da un mercato ad un altro) del 28% rispetto al 2008, anno dell’inizio della crisi economica mondiale. Al fine di comprendere la portata delle connessioni basta leggere alcuni valori. Per quanto riguarda lo scorso anno, le transazioni sulle piazze borsistiche e sul mercato delle valute sono attribuibili per una quota pari all’80% a mercati di Paesi esteri (nel 1995 la percentuale si fermava al 50%) ed un terzo di esse sono collegate ad eventi prodotti nei grandi Stati emergenti. Sono quindi indispensabili chiarezza, trasparenza, comunicazioni tempestive in merito alle prese di posizioni politiche, alle strategie e agli obiettivi a medio e a lungo termine da parte di tutti i soggetti che si interfacciano globalmente.

La situazione cinese

La parte del leone la fa come sempre la Cina. Pur non essendoci fortissimi legami diretti fra i mercati finanziari del Dragone e quelli dei Paesi Occidentali, le ripercussioni appaiono sempre ed immediatamente rilevanti. Ogni notizia, ogni dato macroeconomico, proveniente dalla Cina incide infatti sulle decisioni e sui sentiment di milioni di trader in tutto il mondo. Che sia solo una questione psicologica o meno, poco importa. Sta di fatto che, per fare un esempio, la richiesta di materie prime da parte del governo di Pechino fa sì che i legami con molti produttori mondiali, in particolar modo il Brasile, siano sempre sotto gli occhi degli analisti finanziari e degli investitori. Tutto ciò spinge il Fondo Monetario Internazionale, nel Global Financial Stability Report, a porre sotto la lente i fondi che si interfacciano con i mercati cinesi. Mercati che hanno ultimamente beneficiato delle innovative aperture decise dal governo. Queste ultime hanno infatti portato all’inserimento dello yuan, la divisa cinese, nel paniere delle valute di riserva del Fmi e si stima che agevoleranno ulteriormente gli investimenti dall’estero. Deve essere ricordato a questo proposito che il mercato obbligazionario cinese, al momento al terzo posto nel mondo per volume di scambi (6.700 miliardi di dollari), fino allo scorso anno è stato off limits per gli operatori stranieri. Solo nel 2015 sono state di fatto liberalizzate le operazioni delle banche centrali e dei fondi sovrani.

Un comparto da tenere sotto grande attenzione, nelle parole del Fmi, è quello delle banche. L’aumento del cross-border banking, nell’ultimo quinquennio, è stato esponenziale e, se continuerà a crescere a questo ritmo, la Cina rappresenterà a breve un importante hub bancario mondiale. Il credito bancario è già a tutti gli effetti il principale canale di collegamento finanziario tra il Dragone e il resto del mondo: negli ultimi cinque anni il credito bancario cross-border alle realtà cinesi è infatti aumentato più di cinque volte arrivando a quota 1.000 miliardi di dollari; d’altro canto, anche il credito cinese all’estero è cresciuto di tre volte toccando quota 600 miliardi. Il Fmi sostiene quindi che non si possa escludere una prossima notevole espansione all’estero degli istituti di credito cinesi, che così seguirebbero le orme delle imprese commerciali.

Rischi derivanti dalle assicurazioni

Oltre che alla situazione critica dei Paesi emergenti, il Fondo Monetario Internazionale ha dedicato una parte dello studio semestrale alle compagnie di assicurazione, avvisando dei possibili rischi che esse comportano per l’intero sistema finanziario internazionale. Pur collocandosi ad un livello inferiore rispetto ai rischi sistemici provenienti dagli istituti di credito, soggetti già a maggiore vigilanza, il grado di rischio risulta essere in crescita in particolar modo per quanto concerne il ramo vita, a causa delle passività a lungo termine. Il Fmi auspica inoltre più controlli soprattutto sulle imprese di piccole e medie dimensioni che tollerano rischi più elevati nella ricerca di rendimenti più vantaggiosi. Il Fondo sostiene infine che ci possa essere un rischio contagio tra assicurazioni e banche, soprattutto nel Vecchio Continente e in America. Il comparto assicurativo riveste in effetti un ruolo sempre più importante nel sistema finanziario mondiale e, ad oggi, muove circa 24mila miliardi di dollari di asset (pari al 12% degli asset finanziari globali).