Flessibilità UE: chiedetele tutto, ma non il mancato pareggio di bilancio

Nonostante i proclami di flessibilità, le raccomandazioni del Consiglio Europeo di giugno sul nostro Paese sembrano essere addirittura più rigide del passato. L’istituzione comunitaria ha infatti domandato a gran voce all’Italia il rispetto del pareggio di bilancio per il 2015: una posizione che probabilmente Matteo Renzi avrebbe voluto aggirare, considerato che – sottolineano i media finanziari – in questo modo l’Italia potrebbe essere costretta a varare una nuova manovra correttiva da 25 miliardi di euro.

Viene altresì smentito il contenuto della lettera che il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan aveva inviato alla Commissione Europea lo scorso 16 aprile. In tale occasione il ministro annunciava che l’Italia avrebbe rallentato il passo del risanamento di bilancio, con l’obiettivo del pareggio strutturale in calendario non più per il 2015 (come precedentemente concordato), bensì nel successivo 2016.

Un anno, se può sembrar poco, è invece sembrato tanto – tantissimo! – a quelli internazionali, aprendo altresì un momento di grande dubbio per quanto concerne il rispetto degli step intrapresi dal governo, e la sostenibilità dei piani finanziari. Con lo slittamento degli obiettivi di pareggio di bilancio al 2016, infatti, le riforme avrebbero potuto esser fatte in maniera meno pesante mentre ora – salvo eccezioni e miracoli contabili – servirà una manovra aggiuntiva d’autunno da circa 25 miliardi di euro. Quanto sufficiente, insomma, per coprire il bonus Irpef e gli altri impegni presi dal governo.

A quanto sopra si aggiunga come lo spazio del debito si sia gradualmente ridotto. Nei primi quattro mesi del 2014 il debito pubblico è infatti cresciuto di altri 77 miliardi di euro, quasi quanto in tutto il 2013. Ne consegue che a fine anno il volume del peso del debito dello Stato toccherà la cifra di 2.150 miliardi di euro, collocandosi al terzo posto al mondo, per gravità, dopo Stati Uniti e Giappone.

Insomma, flessibilità a parte, i nodi arrivano al pettine con la consueta, rigida, puntualità. Riuscirà Matteo Renzi in un’impresa che appare quanto meno mitologica?