Flessibilità pensioni: novità in arrivo per i precoci

Flessibilità Pensioni

Il capitolo pensioni sta appassionando gli italiani. Non è una buona notizia. Denota, anzi, che un problema serio esiste, e va risolto. Sono numerosi gli strascichi lasciati dalla riforma Fornero, soprattutto sul fronte “flessibilità pensioni”. La legge dell’ex ministro montiano, infatti, non prevede margini di manovra e ha creato delle situazioni oggettivamente paradossali. Tra questi, l’impossibilità per i lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare quando avevano meno di venti anni, di godersi il meritato riposo anche dopo aver versato 41 anni di contributi. A impedirlo, il requisito anagrafico.

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Flessibilità Pensioni, la parola a Renzi

Flessibilità pensioni news: gli ostacoli da superare

Sono numerosi gli ostacoli che vanno superati, per giungere a una riforma delle pensioni che accontentati più persone possibile. Il primo riguarda la disciplina di bilancio. L’Italia è soffocata dai vincoli europei, non può fare deficit (se non nell’ordine di pochissimi punti percentuali), dunque la coperta è troppo corta: le risorse vanno trovate aumentando la pressione fiscale o chiudendo il rubinetto altrove. Il Governo sta pensando a una soluzione a costo zero, ma sono in pochi a credere che ce la farà.

Un altro ostacolo è rappresentato dalle questioni sul tavolo, che oggettivamente sono tante. Le varie categorie, e i precoci ne costituiscono solo una, reclamano la scena e finiscono per farsi ostruzionismo a vicenda. La situazione può essere riassunta con lo scontro tra Cesare Damiano, esponente Pd e presidente della Commissione Lavoro alla Camera, e Tito Boeri, presidente dell’Inps. Il primo spinge per il sistema a quote, che prevede la flessibilità pensioni per chi può vantare una somma anni di contribuzioni-età anagrafica vicina a 100. Il secondo vorrebbe invece una sorta di reddito di cittadinanza per gli over 55 che perdono il posto di lavoro.

Le questioni sul tavolo, volendo sintetizzare al massimo, sono dunque tre. La pensione anticipata per i precoci, la pensione anticipata per i lavoratori con anzianità di contribuzione, il reddito di cittadinanza di Boeri. Senza contare un nodo da sciogliere, per adesso in sottotraccia: l’assegno per chi sceglie di andare in pensione anticipatamente dovrebbe essere decurtato? Se sì, di quanto?

Flessibilità pensioni ultimissime: la svolta di Ichino

In questo panorama, qualsiasi dichiarazione pronunciata da chi può avere voce in capitolo, fa ben sperare o getta ombre sull’esito delle trattative. A quest’ultimo caso si riferiscono le affermazioni recenti di Matteo Renzi, secondo cui il capitolo flessibilità pensioni va affrontato in Europa. Un modo come un altro per lavarsi le mani e dire che no, per ora nessuna soluzione si vede all’orizzonte.

Un segnale contrastante è stato lanciato da Pietro Ichino, area centrista, esponente di spicco della Commissione Lavoro Senato (dalla quale è giunto l’ostruzionismo più feroce alle ipotesi di Damiano). Secondo lui è possibile giungere a un emendamento della riforma che preveda la flessibilità in uscita, senza per questo intaccare le casse dello Stato. Il prezzo da pagare è sottinteso: una pesante riduzione dell’assegno per chi sceglie la pensione anticipata. Non è tanto, ma è già qualcosa.

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