Fiscal compact: cosa è il Trattato che fa paura a mezza Europa

fiscal-compact

Si chiama Fiscal compact anche se, in realtà, bisognerebbe chiamarlo più congruamente “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea”. Ma che cosa è il Fiscal compact? E perché fa paura a mezzo vecchio Continente?

Cosa è il Fiscal compact

Il Fiscal compact è un trattato sottoscritto da 25 Paesi membri il 2 marzo 2012, al fine di prevedere una serie di norme comuni (prevalentemente, si tratta di vincoli di natura economica) che possano contenere il debito pubblico nazionale di ogni Paese. A più di due anni di distanza dal varo del Fiscal compact, tuttavia, la maggior parte degli stessi firmatari ha dei seri dubbi sulla sua efficacia, individuandolo di fatto come tra i principali responsabili dell’ondata di austerity che sta colpendo l’Europa.

Come si è arrivati al Fiscal compact

Per comprendere in che modo si sia arrivati al Fiscal compact basta comunque fare un piccolo passo indietro, e ricordare quanto fosse complessa (probabilmente, ancor più di oggi) la situazione del 2011 e dell’inizio 2012: le economie di molti Paesi europei erano in straordinaria crisi, e per rassicurare i mercati si pensò di attuare il discusso Trattato.

Le finalità erano chiare: fare in modo che la comunità internazionale comprendesse che attraverso il Fiscal compact i singoli Paesi si stavano vincolando a un impegno più comune, cedendo altresì una parte della propria sovranità monetaria. Il segnale fu reso ancora più forte dal fatto che i firmatari del Fiscal compact furono tutti i 17 Paesi che all’epoca costituivano l’eurozona (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna), e altri 8 membri Ue ma non appartenenti all’Eurozona (Bulgaria, Danimarca, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Svezia, oltre alla Lettonia, che successivamente divenne anche membro dell’eurozona). Il Fiscal compact non fu invece firmato da Repubblica Ceca e, soprattutto, Gran Bretagna.

Cosa prevede il Fiscal compact

Stabilito quanto precede, cerchiamo di capire cosa contenga il discussissimo trattato. In primo luogo, tra le righe fondamentali di questo corposo documento, vi è l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione dello Stato: in termini pragmatici, significa riconoscere, per la massima gerarchia di legge, che le entrate e le uscite siano in equilibrio, evitando pertanto ulteriori indebitamenti per far fronte alle esigenze correnti.

Altri elementi ora oggetto di significative critiche sono il rispetto dello 0,5 di deficit strutturale (cioè, quello non legato alle emergenze) rispetto al Pil, l’obbligo di mantenere entro il 3 per cento il rapporto tra il deficit e il Pil (cosa peraltro già prevista nel precedente Trattato di Maastricht) e, ancora, la necessità di ribadire che i Paesi con un rapporto tra il debito e il Pil superiore al 60% (come l’Italia) debbano ridurre tale relazione di almeno 1/20 ogni anno, fino a raggiungere il già ricordato 60%.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY