Fiscal compact, ci costerà davvero 50 miliardi di euro l’anno?

Cinquanta miliardi di euro. E’ questa la cifra che l’Italia dovrà mettere da parte ogni anno, se vuole rispettare il Fiscal Compact. Ma cosa dice questo trattato? Soprattutto, veramente gli italiani sono destinati a un salasso di queste proporzioni?

Il Fiscal Compact prevede che ogni paese membro restituisca la parte che supera il 60% del rapporto debito Pil. Ogni anno, i paesi saranno costretti a “rimettere” un ventesimo di questa parte. In Italia, questa semplice regola, sottoscritta da tutta l’Ue nel 2012, ha dato adito a due interpretazione diverse. La prima, appunto, prevede il pagamento di 50 miliardi all’anno. La seconda, a malapena di 7. Dove sta la verità?

La versione delle Cassandre

Praticamente tutte le opposizioni, almeno durante tutta la campagna elettorale, hanno diffuso la versione che vede l’Italia costretta a pagare 50 miliardi dal 2015 in poi. A dire il vero, la cifra varia da partito a partito, ma praticamente sotto i 40 nessuno è sceso. Questa verità sul Fiscal Compact, poi, è stata utilizzata diffusamente per portare avanti – e rendere credibile – la battaglia contro l’euro e contro l’Europa. A questa cerchia fanno parte Movimento 5 Stelle e Lega in primis, ma anche la sinistra radicale e Forza Italia.

In sintesi, qual è il loro ragionamento? Più che un ragionamento, è un semplice calcolo. Se il debito italiano si attesta intorno ai 2.000 miliardi di euro, la parte eccedente il 60% del rapporto con il pil è rappresentata da circa 1000 miliardi, la cui ventesima parte corrisponde proprio a 50 miliardi. La varietà di questa cifra è dovuta al fatto che alcuni forniscono stime diverse sul Pil e sul debito, ma il calcolo è lo stesso.

La matematica non è un’opinione, dunque saremmo tutti portati a credere che la versione delle Cassandre, ossia quella delle opposizioni, sia giusta. Eppure….

La versione degli europeisti

Alcuni europeisti credono invece che il calcolo delle Cassandre sia sbagliato alla radice. O meglio, che sia valido solo nel peggiore dei casi, che è per fortuna nostra quello meno probabile. In estrema sintesi, il Fiscal Compact non esige la riduzione del debito, ma del rapporto tra il debito e il Pil. Esistono due modi per farlo. O agire sul numeratore, dunque sul debito; o agire sul denominatore, dunque sul Pil. Il primo caso è quello considerato dalle opposizioni, e si concretizza appunto nell’aumento del saldo dello Stato – attuabile attraverso il taglio alla spesa o l’incremento delle tasse. Il secondo caso è invece quello più auspicabile, perché impone la crescita economica.

Il calcoli, se si prende per buona la seconda ipotesi, prevedono che con una crescita moderata – intorno al 2-3% – la cifra da pagare ogni anno, almeno per l’Italia, sarebbe solo di 7 miliardi.

Una conclusione

Chi ha ragione? A dire il vero, entrambi. Questo perché è vero che hanno ragione le opposizioni se si agisce sul numeratore, ma è vero che la ragione è degli ottimisti se invece si agisce sul denominatore. C’è un ma, ed è a favore dei primi.

Stando all’attuale situazione economica, e alla prospettive dichiarate da Draghi stesso, la crescita, anche solo moderata, è un auspicio che probabilmente non si concretizzerà. Dunque, l’unica strada percorribile per far rispettare il Fiscal Compact è quella suggerita dai pessimisti.