I finanziamenti a medio lungo termine alle imprese: il leasing

La possibilità di estendere l’operatività oltre il breve termine risponde, tra l’altro, all’obiettivo di arricchire da parte delle banche la propria offerta a favore della clientela con particolare riferimento alle imprese, di individuare le più appropriate forme tecniche per il soddisfacimento del fabbisogno aziendale.

Si tratta, in altri termini, di cogliere le interessanti opportunità per la concessione di finanziamenti di medio lungo termine alle imprese in modo tale da determinare, senza trascurare la portata delle operazioni, le diverse intensità che caratterizzano il processo di valutazione creditizio del soggetto debitore.

L’analisi del merito creditizio della parte controparte risulta maggiormente articolata quando il cliente è un cliente corporate, richiedendo una puntuale indagine delle capacità imprenditoriali, delle prospettive di reddito dei progetti di investimento e, più in generale della complessiva situazione imprenditoriale. Vediamo in questa guida la disciplina del leasing, in particolare del leasing finanziario.

Leasing: che cos’è?

Una valida definizione di leasing è ascrivibile alla seguente, “è leasing il contratto non corrispondente ad alcuna fattispecie contrattuale prevista e regolata esplicitamente dalla legge”. Il contratto di leasing è, tuttavia, ricollegabile al dettato legislativo contenuto all’art. 1523 c.c. concernente la disciplina della “Vendita con riserva di proprietà”, secondo il quale il compratore acquista la proprietà della cosa col pagamento dell’ultima rata di prezzo, ma assume i rischi dal momento della consegna.

Il contratto si risolve per “inadempimento del compratore”: il venditore deve restituire le rate percepite ma ha diritto ad un equo compenso per l’avvenuto utilizzo del bene nonché al risarcimento del danno (art. 1526 1° comma).

“Qualora si sia convenuto che le rate pagate restino acquisite al venditore a titolo di indennità, il giudice, secondo le circostanze, può ridurre l’indennità convenuta. La stessa disposizione si applica nel caso in cui il contratto sia configurato come locazione e sia convenuto che, al termine di esso, la proprietà della cosa sia acquisita al conduttore per effetto del pagamento dei canoni pattuiti.” (secondo comma dell’articolo 1526 c.c.).

In verità le fattispecie di leasing presenti nel nostro ordinamento sono molteplici e ormai pienamente operanti nella prassi commerciale non tutte possono riportarsi al dettato legislativo contenuto nell’art. 1523 c.c. (vendita con riserva di proprietà). Si viene così a parlare in disciplina e nella giurisprudenza di “atipizzazione contrattuale”, recepita nel Codice civile nel suo iter evolutivo.

Il leasing, sebbene sia caratterizzato e “velato” nella sua connotazione poliedrica e varietà interpretativa, ha resistito nella sua robustezza pragmatica, venendo a trovare un crescente ambito di applicazione soprattutto nei rapporti commerciali.

Leasing: prassi commerciale

In pratica, un leasing si sostanzia in un contratto di prestito di medio-lungo termine che consente, in cambio del pagamento di un canone periodico di avere la piena disponibilità di un bene strumentale (impianto, veicolo, apparecchiatura, computer, etc.) all’esercizio dell’attività imprenditoriale o della propria professione. Al termine del contratto, dopo aver adempiuto regolarmente al pagamento dei canoni periodici, il soggetto debitore dovrà esercitare l’opzione di riscatto di acquisto del bene stesso per una cifra pattuita tra le parti, il cui importo sia inferiore al valore di mercato del bene stesso.

Esso coinvolge per la natura dell’operazione, tre diversi soggetti quali:

  • Il soggetto utilizzatore ovvero colui che sceglie ed utilizza il bene stesso,
  • Il soggetto concedente ovvero la società di leasing che acquista materialmente il bene scelto dal soggetto utilizzatore, conservandone la proprietà fino al momento del suo eventuale riscatto,
  • Il soggetto fornitore è chi vende il bene alla società di leasing.

Nello schema sotto riportato, si spiega l’operazione contrattuale e commerciale del leasing immobiliare.

Leasing: due fattispecie contrattuali e commerciali

Dal punto di vista della disciplina contrattuale e della prassi operativa, si è soliti distinguere due macro forme di leasing:

  • Il leasing finanziario, inteso come contratto con cui un soggetto locatore si obbliga a porre a disposizione di un altro soggetto, il conduttore, per un intervallo temporale, un bene mobile o immobile verso un corrispettivo che viene determinato in relazione al valore del bene stesso, alla durata del contratto ed ad altri elementi;
  • Il leasing operativo, in cui il soggetto locatore è la stessa impresa produttrice del bene (solitamente si tratta di prodotto in serie o standardizzato);
  • Altra fattispecie contrattuale e commerciale che si affianca alle precedenti è il lease back, o meglio contratto di “sale & lease back” che si configura secondo uno schema negoziale socialmente tipico caratterizzato da una specificità tanto di struttura quanto di funzionamento. Si tratta di un’operazione consistente nell’alienazione di beni ad un soggetto che, a sua volta, concede in leasing al medesimo soggetto alienante. Tra le varianti: leasing immobiliare, leasing agevolato e leasing pubblico.

Leasing finanziario: obiettivo soddisfacimento attività imprenditoriale

Il contratto di leasing finanziario teso a soddisfare fabbisogni di beni strumentali all’attività imprenditoriale, specie di piccole e medie dimensioni, prevede che il locatore (una banca o una società di leasing) si impegni ad acquistare un bene mobile o immobile da un soggetto fornitore ed a cedere il medesimo in locazione a favore di un locatario, dietro il pagamento di un canone periodico.

Alla scadenza contrattuale, di norma rapportata alla vita economica, tecnica e fiscale del bene, la proprietà di quest’ultimo dovrà essere trasferita dal locatore al soggetto locatario, previo pagamento di un prezzo di riscatto.

Per quanto concerne l’onerosità dell’operazione di finanziamento: la determinazione del canone periodico avviene sulla base del costo sopportato a fronte dell’investimento, degli interessi sul capitale investito e di altre componenti tese a remunerare l’attività espletata dal soggetto locatore.

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