Finanziamenti alle aziende: l’apertura di credito

Nel sistema creditizio assume particolare rilevanza il profilo soggettivo dei protagonisti coinvolti poiché la contrattazione non si svolge genericamente tra le parti ma, queste, rivestono un ruolo “negoziale” diversificato in base ad una serie di criteri riconducibili allo scopo dell’operazione.

Anche la normativa Mifid classifica e distingue i clienti creditizi in clienti “al dettaglio”, “professionali” e “controparti qualificate”. Da qui, le caratteristiche della clientela incidono ed impattano profondamente sull’offerta del settore creditizio, in particolare dal lato della supply di prodotti creditizi a sostenere e supportare finanziariamente le imprese ed il tessuto delle unità produttive. In questa guida cerchiamo proprio di focalizzare la nostra disamina sui prodotti creditizi più richiesti e di maggiore valore aggiunto per il mondo dell’imprenditoria: in particolare, focalizziamoci sulla disciplina dell’apertura di credito alle imprese.

Apertura di credito alle imprese: disciplina civilistica

Nell’espletamento dell’attività imprenditoriale appare di vitale importanza la possibilità per l’operatore economico di poter accedere al settore del credito per procurarsi le somme di denaro necessarie per fare fronte alle esigenze produttive. Rientra, in quest’ottica, l’apertura di credito disciplinata dagli articoli 1842-1845 del Codice civile, quale forma di contratto con cui la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte, una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato. L’accreditato può utilizzare in più volte il credito e può con successivi versamenti ripristinare la sua disponibilità. L’articolo 1842 c.c. recita: “L’apertura di credito bancario è il contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di danaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato”.

Apertura di credito e mutuo: similitudini e differenze

In pratica, l’apertura di credito ha una funzione simile a quella del mutuo da cui se ne differenzia, però, per un duplice aspetto visto che si tratta di un contratto consensuale e non di un contratto reale: il momento perfezionativo del negozio dell’apertura di credito viene individuato nell’accordo delle parti e non, quindi, nell’erogazione della somma concessa in fido; inoltre, a differenza del mutuo, che è un contratto con effetto reale, l’apertura di credito produce effetto obbligatorio: la banca si fa debitrice del cliente per la somma accreditatagli ed il cliente acquista verso la banca il diritto al godimento della disponibilità concessagli. Se e nella misura in cui il cliente utilizza la provvista, sorge a suo carico l’obbligazione di restituire le somme prelevate, con i relativi interessi stabiliti per contratto.

Apertura del credito alle imprese: oggetto contratto

Oggetto del contratto di apertura di credito alle imprese è il godimento di una disponibilità concessa dalla banca accreditante che attribuisce all’imprenditore accreditato il diritto potestativo di utilizzare il credito concessogli nei termini e nelle modalità pattuite, attraverso singoli atti di natura non negoziale qualificabili come mere operazioni.

La Corte di Cassazione (Sez I, 11/11/2010 n. 22915) ha chiarito come se tra un cliente imprenditore, che si trovi in una situazione di difficoltà economica e la banca viene concluso un contratto di apertura del credito senza che i successivi versamenti possano essere riutilizzati dal cliente, il contratto di apertura del credito è solo apparente, atteso che viene posta in essere, in tale fattispecie contrattuale, un’attività negoziale, cui non corrisponde il regolamento di interessi tipico. Lo scopo, in tale caso, non è quello di mantenere una determinata somma e per un dato periodo di tempo a disposizione del cliente, senza che i versamenti effettuati da questi, nei limiti dell’apertura di credito, possano essere ritenuti di natura solutoria e come tali fatti oggetto di azione revocatoria.

La mancanza della causa tipica, il tenere una somma di danaro a disposizione del cliente (imprenditore) costituisce un elemento essenziale della causa del contratto di apertura di credito ed impone di ritenere detti versamenti solutori e non ripristinatori della provvista.

Apertura di credito alle imprese: diritto di recesso

Un problema rilevante e particolare riguarda il diritto di recesso esercitato da parte della banca, dato che l’esercizio di questo, potrebbe tradursi in un grave pregiudizio per il cliente, improvvisamente privato di una disponibilità economica che potrebbe indurlo, sentendosi escluso dal circuito creditizio istituzionale, a rivolgersi al sistema “abusivo” ed illegale di concessione del credito. La disciplina codicistica è a tempo determinato, salvo patto contrario e la banca può esercitare diritto di recesso dal contratto esclusivamente se sussiste una giusta causa. Il recesso sospende immediatamente l’ulteriore erogazione del credito, ma la banca deve concedere al cliente un termine di almeno 15 giorni entro cui restituire le somme già utilizzate.

Se l’apertura di credito è a tempo indeterminato, il diritto di recesso richiede un preavviso che, in mancanza di usi o di clausole contrattuali, è di 15 giorni (art. 1845, comma 3 c.c.). Durante questo periodo di tempo, il cliente può continuare ad utilizzare il credito concessogli e, alla scadenza, dovrà restituire immediatamente le somme utilizzate.

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