Finanza sostenibile, il risparmio ha un interesse collettivo

La finanza, per superare i disastri dei titoli derivati, diventa sostenibile, dando l’opportunità ai risparmiatori di investire il proprio denaro nell’economia reale

In tempi di crisi economica, i nostri risparmi sono l’ancora che ci consente di resistere alla tempesta che colpisce il mondo del lavoro e dell’economia e di mantenere uno stile di vita dignitoso. Il risparmio, paradossalmente, può però diventare uno dei fattori che alimentano la crisi stessa, se gestito secondo criteri poco responsabili e sostenibili nel lungo periodo. Un uso sostenibile del denaro passa per scelte di finanza responsabile, che indirizzino i risparmi verso iniziative dall’alto significato sociale e ambientale, piuttosto che verso speculazioni con titoli “derivati” ad alto rischio.
Incantati dai tassi di interesse, consegniamo i nostri soldi a una banca per amministrarli. Ciò che non sappiamo, se non ci affidiamo a una banca virtuosa in fatto di trasparenza, è quali siano gli investimenti effettuati per fare maturare gli interessi, e quale sia il loro impatto sull’economia reale in cui siamo immersi. La scarsa trasparenza di molti istituti di credito su dove vengono investiti i soldi dei risparmiatori può essere indice di scelte poco responsabili e di speculazioni finanziarie. Il problema di fondo è: a quali mani affidiamo il nostro risparmio?

Il profitto facile, per pochi

Se per i cittadini è sempre più difficile accendere un mutuo per acquistare una casa o ottenere un prestito per evitare la chiusura di un’azienda, per i colossi economici che assicurano rapidi profitti le borse del credito sono sempre aperte. Oggi molti capitali, ad esempio, vengono investiti per acquistare a prezzi irrisori grandi estensioni di terre nei Paesi più poveri: il cosiddetto land grabbing. Altri settori da sempre ben remunerativi sono il commercio di armi e di sostanze tossiche. In Italia esiste una grande holding company in grado di muovere, secondo i rapporti di Sos Impresa, un fatturato di circa 140 miliardi di euro: la mafia. Con un utile di oltre 100 miliardi, pari a circa il 7% del Pil italiano, la mafia dispone di una liquidità di 65 miliardi. Una somma enorme di denaro che viene riciclata immettendola nei circuiti finanziari, in tempi di crisi particolarmente golosi di liquidità, e finalizzata a ogni genere di investimento.

Le conseguenze della cattiva finanza

Il riciclaggio finanziario del denaro sporco avviene attraverso un meccanismo di scatole cinesi. Per occultare l’origine dei soldi e la vera identità del portatore, vengono acquistati pacchetti azionari di società sparse per il mondo. Basta un passaggio in un conto protetto o in una società fittizia con sede in un paradiso fiscale, dove la trasparenza finanziaria è pressoché nulla, e il denaro ritorna pulito.
Le speculazioni finanziarie e i facili guadagni hanno pesanti conseguenze sulla collettività. Le aziende sono costrette a chiudere a causa della concorrenza sleale di chi usa scorciatoie poco oneste, i giovani non hanno accesso al credito né per avviare un’impresa né per acquistare una casa, il welfare viene tagliato e i prezzi si impennano. Questa spirale è alimentata dai nostri soldi, e quindi si trova nelle nostre mani la chiave per arrestarne il meccanismo.

Una rete di banche sostenibili

Non tutte le banche hanno il profitto come prima mission. Esistono molte banche di microcredito e banche etiche che, anziché inseguire titoli esotici, future e swap, utilizzano gli strumenti finanziari per sostenere imprese sociali, ambientali e culturali. Alcune di esse si sono associate in un network indipendente, Global Alliance for Banking on Values, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di individui e comunità su scala globale. Con il denaro che circola all’interno di questo network sono stati finanziati progetti socialmente responsabili per un ammontare complessivo di 26 miliardi di dollari. Un’organizzazione in rete che garantisce, oltre che la sostenibilità degli investimenti, anche la loro sicurezza e convenienza.

Le banche che ti danno credito

Le banche che aderiscono alla Global Alliance on Banking Values sono attualmente 19 e operano in 24 Paesi, con in totale oltre 10 milioni di clienti. Tra di esse, soltanto una banca italiana: Banca Popolare Etica. Con un azionariato formato da 36 mila persone, BPE ha fatto della trasparenza una delle sue virtù principali. Attraverso la Rete è possibile sapere dove sono finiti gli oltre 830 milioni di euro di finanziamenti finora stanziati, su un miliardo di risparmio raccolto: a beneficiare del credito “etico” sono stati quasi 8000 progetti.
Per diffondere una cultura del risparmio responsabile, Banca Popolare Etica ha di recente lanciato una campagna all’insegna della partecipazione. “Con i miei soldi”, pensata come una piazza aperta alla quale possono partecipare i cittadini virtuosi semplicemente comunicando, anche attraverso Tweeter e Instagram, le proprie scelte di finanza sostenibile. Ad esempio, aver sottoscritto un prodotto finanziario finalizzato a sostenere lo start up di imprese giovanili: per chi ha meno di 30 anni l’accesso al microcredito può essere indispensabile per avviare un’attività economica.