Finanza comportamentale: cos’è e perché è importante

Cos’è la finanza comportamentale? Perché la finanza comportamentale è importante? Quando è nata la finanza comportamentale? Essendo esseri senzienti, dietro ogni decisione presa dagli esseri umani c’è un mix di razionalità ed istintività. Talvolta prevale l’una, altre volte prevale l’altra. Ciò vale anche nel mondo dei mercati finanziari, nei quali i trader prendono decisioni non solo dettate da calcoli ragionati e dalla loro conoscenza in materia, bensì anche dall’istinto e dall’emotività. Ci sono trader che fanno lunghe analisi statistiche prima di prendere una posizione su un determinato asset ed altri che si fidano solo del proprio istinto.

A studiare gli aspetti comportamentali del trading ci pensano la finanza comportamentale e l’economia comportamentale. Campi di studio strettamente legati tra loro, i quali applicano la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche. E poi anche come esse influenzino i prezzi di mercato e ìl’allocazione delle risorse. Entrambe, quindi, studiano la razionalità che soggiace nelle scelte economiche, o la sua mancanza, effettuate dagli operatori economici. Queste scienze integrano i risultati della psicologia cognitiva con l’economia neoclassica.

Approfondiamo meglio cos’è la finanza comportamentale e i suoi aspetti.

Sommario

Finanza comportamentale origini

Quando è nata la finanza comportamentale? Come è nata la finanza comportamentale? Durante il periodo classico, l’economia aveva uno stretto legame con la psicologia. Adam Smith – uno degli economisti più influenti di sempre e passato alla storia per la teoria della “mano invisibile” che governerebbe i mercati – scrisse un importante testo che descriveva i principi psicologici del comportamento individuale, dal titolo Teoria dei sentimenti morali. Un altro importante economista, Jeremy Bentham, invece, scrisse molto sulle basi psicologiche dell’utilità.

Tuttavia, successivamente, con l’arrivo dell’economia neoclassica, gli economisti iniziarono a distanziarsi dalla psicologia. Poiché cervavano più di riplasmare la disciplina come scienza naturale, con spiegazioni del comportamento economico dedotte da assunti fatti sulla natura degli agenti economici. Del resto, siamo nel periodo dell’esaltazione della teoria dell’evoluzione di Darwin, che influenzò vari campi. Così, venne sviluppato il concetto di homo economicus e la psicologia di questa entità fu fondamentalmente razionale. Tuttavia, le spiegazioni psicologiche continuarono a far parte dell’analisi di molte figure importanti nello sviluppo dell’economia neoclassica. Si pensi ad autori come Francis Edgeworth, il nostro Vilfredo Pareto, Irving Fisher e John Maynard Keynes. Se quest’ultimo viene anche considerato il padre dell’intervento pubblico nell’economia al fine di sollecitare la domanda, Pareto nei suoi studi si disse convinto che raramente l’uomo riesce ad operare con la sola razionalità, e come tale regola possa valere anche (e anzi forse soprattutto) in una disciplina per secoli ritenuta esclusivamente razionale quale l’economia.

A metà ‘900, però, la psicologia era scomparsa dalle discussioni economiche. Fino a quando i modelli dell’utilità attesa e dell’utilità scontata furono largamente accettati e ciò generò ipotesi verificabili circa il processo decisionale soggetto rispettivamente a incertezza e a consumo intertemporale. Poi, durante gli anni ‘60, la psicologia cognitiva iniziò a descrivere il cervello come uno strumento capace di elaborare informazioni (all’opposto del modello comportamentista). I maggiori autori di spicco di questa teoria furono Ward Edwards, Amos Tversky e Daniel Kahneman, psicologi che iniziarono a paragonare i loro modelli cognitivi del processo decisionale soggetto a rischio o incertezza, con i modelli economici del comportamento razionale.

Finanza comportamentale storia

Comunque, il contributo più importante all’evoluzione e alla larga accettazione della finanza comportamentale e dell’economia comportamentale, fu scritto da Kahneman e Tversky nel 1979. Il loro lavoro dal titolo Prospect theory: Decision Making Under Risk, usava tecniche di psicologia cognitiva per spiegare una serie di anomalie documentate nel processo decisionale economico di tipo razionale. Altri importanti “mattoni” per la realizzazione della teoria della finanza comportamentale furono un’importante conferenza tenuta presso l’Università di Chicago, che ebbe ampia partecipazione da parte di studiosi dei più vari orientamenti in materia (come Hogart e Reder, 1987); un’edizione speciale del 1997 del Quarterly Journal of Economics, considerata una delle più importanti opere nell’ambito dell’economia politica, dedicata ad Amos Tversky e all’economia comportamentale. Infine, un peso ebbe anche l’assegnazione del premio Nobel per l’economia a Daniel Kahneman nel 2002, per il suo lavoro nel quale ha integrato la ricerca psicologica alla scienza economica, soprattutto per quanto concerne il giudizio umano e la teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza.

Da questo momento in poi il fattore psicologico nell’economia viene definitivamente accettato. In realtà prima di lui ad avere il Nobel furono gli economisti comportamentalisti Herbert Simon (1978) e Gary Becker (1992). E dopo di lui Daniel Kahnemann (2002) e Robert Shiller (2013). Anche quest’anno, peraltro, il Premio Nobel per l’economia è andato ad un comportamentalista: Richard Thaler. Si noterà quindi l’accelerazione che ha subito il riconoscimento a questi economisti, visto che nel nuovo millennio, in soli 17 anni, già tre economisti comportamentalisti hanno ricevuto un Nobel. Mentre prima erano stati solo 2 in 31 anni. Anche l’economia, prima considerata una Scienza esatta, vive di incertezze e paure. Dominanti nei tempi in cui viviamo (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui).

La prospect theory è un esempio di teoria dell’utilità attesa generalizzata. Sebbene non sempre sia utilizzata nei lavori di economia e finanza comportamentale, la teoria dell’utilità attesa generalizzata è, così come l’economia comportamentale, motivata da dubbi circa l’accuratezza della descrizione dei comportamenti umani data dalla teoria classica dell’utilità attesa di Von Neumann-Morgenstern.

L’economia comportamentale è stata altresì applicata nei problemi di scelta di tipo intertemporale. Si pensi al meccanismo dello sconto iperbolico, in base alla quale nella valutazione di un prospetto di scelta intertemporale, un decisore utilizzerebbe un tasso di sconto molto alto ma per orizzonti temporali ridotti. Nonché un tasso meno elevato per orizzonti temporali collocati tra il futuro prossimo e gli eventi più distanti nel tempo. Un siffatto sconto sarebbe inconsistente in una prospettiva temporale, e di conseguenza in contrasto con i modelli standard di scelta razionale. Dato che in questo caso il fattore di sconto è solitamente considerato una funzione monotona decrescente dell’orizzonte temporale. Detta in parole povere, gli eventi che consideriamo vicini tendono ad avere per noi una rilevanza maggiore (quindi ad essi si associa uno sconto minore) rispetto a quelli che sappiamo essere più distanti nel tempo.

Finanza comportamentale perché è importante

Perchè la finanza comportamentale è importante? Buona parte delle teorie economiche, come la EMH (acronimo della efficient market hypothesis), si basano sull’assunto che gli individui giocano il loro ruolo all’interno del mercato in modo razionale, valutando tutte le informazioni possibili e che i prezzi osservati sul mercato riflettono tutta l’informazione contenuta nella serie storica dei prezzi stessi. Insomma, tutto è calcolato e dettato da analisi fredde. Ma come la mettiamo quando si verificano anomalie di mercato? Eventi irrazionali? Fatti imprevedibili? Ci sono fenomeni incontrollabili che non possono essere semplicemente spiegate con asimmetrie di tipo informativo o con il fallire della teoria dei mercati efficienti. Ed ecco che entra in ballo la finanza comportamentale.

Recenti studi di psicologia hanno dimostrato come la paura di perdere soldi con una mossa sbagliata sia tre volte più grande del piacere che deriva da un successo. Si pensi alle piccole correzioni del mercato che si trasformano in cadute consistenti solo perché alimentate da stati di panico dell’investitore. O ancora, si pensi al caso di acquisti in massa non giustificati da particolari informazioni relative al titolo o alla società su cui si investe. Un esempio ormai diventato classico è quello delle bolle speculative del mercato dei titoli tecnologici, che si verificarono tra la fine degli anni ’90 ed inizio 2000.

Sia la finanza comportamentale che l’economia comportamentale fanno entrambe affidamento sulla psicologia sociale, ma anche sulla psicologia individuale. Infatti, se abbastanza individui (o gruppi piccoli ma significativi di individui) mostrano comportamenti (pregiudizi o preconcetti) che divergono dalle aspettative di tipo razionale, può accadere che questi comportamenti abbiano effetti sull’intero mercato. I pregiudizi cognitivi hanno infatti effetti anomali veri e propri solo se si verifica una contaminazione sociale con un forte contenuto emotivo (si pensi alla paura o, di contro, alla avidità collettiva; una blocca gli investimenti, l’altra li rende sfrenati), portando così ad un comportamento che viene definito “comportamento del gregge”. Un testo molto interessante che tratta di questo atteggiamento collettivo è “Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds”, pubblicato nel 1841.

Oltre a paura e avidità, ci sono anche altre cause che stanno dietro i comportamenti di tipo irrazionale. Si pensi alla valutazione errata delle informazioni o agli errori cognitivi (per cui errori di tipo razionale), i quali sono capaci di influenzare gli investitori e le loro decisioni. Come vedremo, però, non mancano critiche da parte dei fautori della economia razionale. I quali ritengono che le anomalie che la finanza comportamentale prova a spiegare, vengono comunque prezzate a parte e al di fuori dal mercato. Quindi influenzano in maniera limitata gli eventi economici. Ma se come visto, ben 5 Premi Nobel per l’economia negli ultimi quarant’anni sono di matrice comportamentale, qualche motivo ci sarà.

Finanza comportamentale metodi

Quali sono i metodi utilizzati dalla finanza comportamentale? Inizialmente, gli approcci utilizzati dall’economia e dalla finanza comportamentale furono sviluppati partendo in maniera quasi esclusiva mediante osservazioni di tipo sperimentale e tramite risposte a sondaggi. Mentre più di recente vengono presi in considerazione i dati provenienti dall’economia reale. E’ stata utilizzata pure la risonanza magnetica funzionale con lo scopo di determinare quali aree del cervello si attivano nel corso dei vari processi decisionali economici. Questi esperimenti simulano situazioni di mercato come le contrattazioni del mercato azionario e le aste. E vengono considerati alquanto utili in quanto possono essere impiegati per isolare gli effetti di una inclinazione a un particolare comportamento.

I comportamenti che gli analisti osservano sul mercato possono essere spiegati in diversi modi, mentre esperimenti pianificati in maniera molto attenta possono aiutare a ridurre l’insieme delle spiegazioni plausibili. Gli esperimenti sono progettati per la loro compatibilità con gli incentivi, nei quali transazioni vincolanti che prevedono l’uso di soldi veri diventano la regola.

Finanza comportamentale cosa studia

Cosa studia la Finanza comportamentale? In particolare tre campi di studio:

1. Euristica: i soggetti economici prendono decisioni fondate soprattutto su regole empiriche approssimative, anziché su analisi di tipo razionale. Fanno parte di questo campo di studio anche i cosiddetti pregiudizi cognitivi e la razionalità limitata. Quest’ultima ritiene che durante il processo decisionale, la razionalità di un individuo è limitata da vari fattori: le informazioni in suo possesso, i limiti cognitivi della sua mente, la quantità finita di tempo di cui dispone per prendere una decisione. A proporla fu Herbert A. Simon.

Rientrano nella euristica le seguenti teorie:

  • Teoria dei prospetti
  • Avversione alla perdita
  • Pregiudizio dello status quo
  • Fallacia dello scommettitore
  • Pregiudizio di autocompiacenza

2. Inquadramento: con esso si intende il fatto che il modo in cui un problema o una decisione vengono presentati, influenza pesantemente le azioni di una scelta.

Teorie legate all’inquadramento:

  • Inquadramento
  • Contabilità mentale
  • Utilità di riferimento
  • Ancoramento

3. Inefficienze di mercato: Esistono spiegazioni per esiti di mercato osservati che non vengono spiegati dalle spiegazioni razionali e dall’efficienza del mercato. Si pensi alla valutazione errata del prezzo, ai processi decisionali non razionali, e alle cosiddette “anomalie sul ritorno”. A sviluppare questo punto fu soprattutto Richard Thaler, il quale ha scritto una lunga serie di documenti che descrivono precise anomalie di mercato viste però in maniera innovativa tramite la prospettiva comportamentale.

  • Effetto disposizione
  • Effetto dotazione
  • Equity premium puzzle
  • Illusione monetaria
  • Problema del dividendo
  • Giustizia (Avversione all’ingiustizia)
  • Ipotesi del salario efficiente
  • Reciprocità
  • Consumo intertemporale
  • Preferenze influenzate dal presente
  • Ipotesi comportamentale del ciclo di vita
  • Viscosità dei salari
  • Viscosità dei prezzi
  • Visceral influences
  • Curva di Earle dell’affidabilità predittiva
  • Limiti all’arbitraggio
  • Reddito e felicità
  • Effetto momentum

Le anomalie che si consumano nel mercato non possono solitamente essere spiegate con individui affetti da pregiudizi cognitivi, poiché un pregiudizio individuale spesso non produce un effetto sufficiente al punto da essere in grado di cambiare i prezzi e i ritorni di mercato. Inoltre, i pregiudizi individuali possono potenzialmente annullarsi l’un l’altro. I pregiudizi cognitivi hanno effetti anomali reali solo se esiste una contaminazione sociale con un forte contenuto emotivo (paura o avidità collettiva), facendo sì che si verifichino fenomeni di tipo collettivo come il cosiddetto comportamento del gregge e il pensiero di gruppo. Nei quali il singolo viene portato a fare quello che fa la massa (mentre nel trading sappiamo che il Guru Warren Buffet suggerisce di fare proprio il contrario, essere ciò pesci controcorrenti).

Sia la finanza comportamentale che l’economia comportamentale si affidano sia alla psicologia sociale che alla psicologia individuale. Tuttavia, ci sono 2 eccezioni a questa affermazione di tipo generale:

  • Potrebbe verificarsi che molti soggetti mostrino comportamenti preconcetti (vale a dire non di tipo razionale) diversi da quelle che invece sono le aspettative razionali. Tale comportamento potrebbe essere la norma e quindi avere effetti a livello dell’intero mercato.
  • Alcuni modelli comportamentali dimostrano in maniera esplicita che un gruppo anomalo, piccolo ma significativo, può contrariamente a quanto si pensi influenzare l’intero mercato.

Finanza comportamentale argomenti

Quali sono gli argomenti alla base della finanza comportamentale? La finanza comportamentale include la mancanza di simmetria tra le decisioni di acquisire e mantenere le risorse – chiamata in gergo con la metafora del “paradosso dell’uccello nel cespuglio” – e la forte repulsione nei confronti della perdita o l’angoscia provocata da ogni decisione nelle quali le risorse emotivamente preziose (come può essere l’acquisto di una abitazione) potrebbero finire per essere del tutto perse. Il respingimento della perdita si manifesta nel comportamento dell’investitore nel non voler vendere azioni o altri titoli, se ciò lo costringesse a conseguire una perdita di tipo nominale. Si può anche spiegare ad esempio il motivo per cui i prezzi del mercato delle abitazioni non si abbassano quando il mercato è in contrazione.

Applicando una versione della teoria del prospetto, Benartzi e Thaler ritengono di aver risolto il cosiddetto equity premium puzzle (traducibile in enigma del premio associato alle azioni). Un bel successo, considerando che i tradizionali modelli finanziari non sono stati capaci di farlo.

Finanza comportamentale nel trading

La finanza comportamentale nel trading diventa importante in quanto consente ai trader di non commettere 9 errori tipici dettati dall’emotività. Ovvero:

La finanza comportamentale, inoltre, mette il trader nelle condizioni di poter evitare errori di tipo cognitivo, riassumibili in 9 categorie:

  1. Eccessiva sicurezza nei propri mezzi, conoscenze e capacità
  2. Incauto ottimismo
  3. Errore di conferma: vale a dire dare maggior peso ai propri punti di vista tralasciando ciò che può contraddirli
  4. Errore di attribuzione: auto-conferirsi i meriti e scaricare le colpe sugli altri
  5. Giudizio retrospettivo: essere convinti che l’evento fosse prevedibile nel momento in cui è stata presa la decisione, quando in realtà lo si poteva sapere solo dopo
  6. Home bias: preferire di agire in zone e settori più vicini al paese da cui si svolge il lavoro
  7. Illusione del controllo: essere certi di riuscire a tenere sotto controllo eventi che di fatto per loro natura incontrollabili
  8. Rimpianto: rammaricarsi e deprimersi di aver fatto una scelta sbagliata
  9. Status quo bias: essere incapaci di fare cambiamenti e di muoversi dalla propria posizione iniziale.

Finanza comportamentale teorie

Nel concreto, alcuni modelli finanziari utilizzati nella gestione del denaro e nella valutazione degli asset, si basano sui parametri della finanza comportamentale. Tra questi, i più utilizzati sono due:

  • Il modello di Thaler della reazione dei prezzi alle informazioni, il quale si basa su 3 fasi: sottoreazione, aggiustamento, sovrareazione. I quali generano una determinata tendenza di prezzo
  • Il coefficiente di immagine azionaria

Finanza comportamentale critiche

Quali sono le critiche principali mosse alla finanza comportamentale? Taluni come Eugene Fama – economista americano Premio Nobel 2013 e famoso per la sua teoria del portafoglio e dell’asset pricing – sostengono la teoria dell’efficienza di mercato. Ritengono infatti che la finanza comportamentale è più un insieme di anomalie che una vera e propria branca della finanza. E che esse finiranno per essere prezzate fuori dal mercato o spiegate tramite argomentazioni legate alla microstruttura dei mercati. Tuttavia, occorre evidenziare la distinzione tra i pregiudizi individuali e i pregiudizi sociali: i primi possono essere mediati solo dal mercato, mentre i secondi possono creare un ciclo di retroazione capace di spingere il mercato sempre più lontano dal cosiddetto equilibrio del “giusto prezzo”.

Un esempio di questa critica la troviamo nei tentativi di spiegare l’equity premium puzzle. Si ritiene che il puzzle sia causato da barriere all’ingresso (sia di natura pratica che psicologica) le quali hanno tradizionalmente impedito l’ingresso nel mercato azionario da parte di singoli individui. Mentre i ritorni tra azioni e obbligazioni dovrebbero stabilizzarsi mediante le risorse informatiche che hanno il merito di fa accedere al mercato azionario un maggior numero di investitori. A ciò si risponde col fatto che molti dei fondi di investimento personale sono gestiti mediante fondi pensione. Pertanto, l’effetto di queste possibili barriere all’ingresso sarebbe di poco conto. Inoltre, gli investitori di tipo professionale e i gestori di fondi sembrano avere più obbligazioni di quanto ci si aspetterebbe dati i differenziali di ritorno.

Economia comportamentale critiche

Quali sono le principali critiche mosse all’economia comportamentale? Come la finanza comportamentale, anche l’economia comportamentale è soggetta a critiche. Le critiche più diffuse riguardano la razionalità degli agenti economici. Esse si basano sul fatto che il comportamento osservato facendo esperimenti non è lo stesso delle situazioni di mercato, poiché le opportunità di apprendimento e la competizione si avvicinano fedelmente al comportamento razionale. Altri notano che le teorie cognitive, come la prospect theory, sono modelli di processo decisionale, non comportamenti economici generalizzati. Ed in virtù di ciò sono applicabili solamente al tipo di problemi presentati ai partecipanti all’esperimento o a chi risponde ai sondaggi. Quindi, in sostanza, non sono del tutto attendibili.

Gli economisti “old school” sono altresì scettici circa le tecniche sperimentali o basate su sondaggi utilizzate in maniera estesa nell’economia comportamentale. Essi enfatizzano le preferenze rivelate, rispetto alle preferenze dichiarate (dai sondaggi) nella determinazione del valore economico. Questi economisti ritengono che esperimenti e sondaggi devono essere progettati in maniera maniacale per evitare pregiudizi sistemici, comportamenti strategici e mancanza di incentivi. E molti tra loro hanno scarsa fiducia nei risultati ottenuti in questo modo, complici le difficoltà nell’eliminare questi problemi.

Rabin ha però respinto queste critiche, ritenendo che i risultati sono riprodotti in varie situazioni e più Paesi, e possono far ottenere una buona comprensione teorica. Altri sostenitori dell’economia comportamentale sottolineano il fatto che i modelli neoclassici riescono a predire in maniera errata i risultati di contesti reali. La comprensione comportamentale può essere utilizzata per aggiornare le equazioni di stampo neoclassico, e gli economisti comportamentali fanno notare altresì che questi modelli rivisti non solo raggiungono le stesse predizioni corrette dei modelli tradizionali, ma predicono in maniera corretta i risultati che invece i modelli di matrice tradizionale falliscono.

Principali autori della Finanza comportamentale

Chi sono i principali autori della Finanza comportamentale? I seguenti:

  • Dan Ariely
  • Colin Camerer
  • Ernst Fehr
  • Daniel Kahneman
  • David Laibson
  • George Loewenstein
  • Sarah Lichtenstein
  • Lola Lopes
  • Matthew Rabin
  • Robert Shiller
  • Richard Thaler
  • Amos Tversky
  • Paul Slovic
  • Andrei Shleifer
  • Hersh Shefrin

Non rientrano tra i fautori, ma sono comunque figure chiave della finanza comportamentale:

  • Herbert Simon
  • Gerd Gigerenzer
  • Fischer Black
  • John Tooby
  • Leda Cosmides
  • Paul Rubin
  • Donald Rubin
  • Ronald Coase

Libri più importanti sulla Finanza comportamentale

Per quanti intendono approfondire la tematica della Finanza comportamentale, suggeriamo qualche testo:

  • Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk, scritto a 4 mani dal Premio Nobel Daniel Kahneman in collaborazione con Amos Tversky. Nel testo viene descritto come gli individui prendano decisioni nei momenti di rischio. Dopo alcuni esperimenti, basati su teorie empiriche, i due psicologi israeliani arrivano a dimostrare come in questi casi le regole della razionalità economica venissero sempre violate.
  • Soldi al vento. Perché tante persone brillanti prendono decisioni irrazionali in campo finanziario. Anche questo scritto a 4 mani, ma da Gary Belsky e Thomas Gilovich. Gli autori spiegano i tanti modi che ha la mente di percepire il denaro, e le ragioni secondo cui i trader chiudono le posizioni assunte un po’ prima che arrivi il vero guadagno. Paura di perdere tutto?
  • Teoria dei sentimenti morali di Adam Smith. In questo elenco non può non esserci il testo da cui probabilmente la finanza comportamentale pare essere partita (anche perché è del lontano 1759, ovvero nel secolo della piena enfatizzazione dell’Illuminismo che guida tutto. Sebbene sia lo stesso Smith a parlare di mano invisibile, quindi di meccanismi che si auto-determinano). Esso analizza in che modo le persone approvino o meno le decisioni di terzi e come poi queste valutazioni vengano in seguito trasferite su noi stessi. Il libro però lascia intendere che sia proprio la simpatia il sentimento più forte che influisce sui giudizi delle persone che ci circondano. Dunque, altro che razionalità e freddi calcoli.

Quindi, ricapitolando, la finanza comportamentale pare dirci che non è sempre detto che “ragionando” si trovi sempre la scelta più opportuna. Tuttavia, ciò non esclude però l’importanza di proseguire in un’educazione degli investitori per renderli sempre più consci sia delle leggi che regolano il mercato, che delle dinamiche comportamentali che talvolta diventano vere e proprie trappole dalle conseguenze incalcolabili. Una economia che sia più olistica, non fondata solo su scienze razionali quali statistica o matematica, ma anche su scienze umane e sociali come sociologia e psicologia.

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