Ferrero rileva Nestlé e si rafforza nel mercato americano: il piano

Il marchio Ferrero da decenni delizia l’infanzia, l’adolescenza e, perché no, l’età adulta, di milioni di italiani con leccornie varie fatte di ingredienti genuini. Sebbene il suo prodotto di punta, la Nutella, sia stato preso di mira di recente per il suo contenere Olio di Palma. Un olio vegetale in teoria, ma dannoso in pratica. Anche se il gruppo si è difeso affermando che l’Olio di palma in sé non fa male, ma può risultare dannoso in base a come viene lavorato. E alla Ferrero, asseriscono, viene trattato in modo sicuro.

Ma Nutella a parte, Ferrero è pronto a sbarcare in America rilevando Nestlé. Alias il business dolciario statunitense per 2,8 miliardi di dollari in contanti. Nestlé di fatti ingloba 20 marchi storici americani come Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka. Ma anche Crunch SweeTarts, LaffyTaffy e Nerds. Tutti marchi rinomati oltreoceano e produttori di varie tipologie di dolciumi. Ma vediamo i dettagli della operazione.

I numeri imponenti di Nestlé

Nel 2016, l’attività dolciaria negli Stati Uniti di Nestlé ha generato un fatturato di circa 900 milioni di dollari. Con questa acquisizione Ferrero, che è già la terza più grande azienda al mondo nel mercato del cioccolato confezionato (con vendite globali di oltre 12 miliardi di dollari), diventa così il terzo produttore di dolciumi sul mercato americano dopo Mars e Hershey. Un acquisizione che diventa rilevante anche a livello internazionale, dato che da solo il mercato statunitense vale un quarto delle vendite di dolciumi in tutto il mondo.

Ferrero in America già conosciuta

In realtà, in America già conoscono Ferrero per la succitata Nutella, ma anche per i Tic Tac. Le mitiche mentine bianche dalle dimensioni molto ridotte, sbarcate negli States nel 1969. in quesati anni sono sbarcate oltreoceano anche altri prodotti Ferrero, come i Ferrero Rocher, i marchi di cioccolato Fannie May e Harry London e Ferrara Candy Company. Quest’ultima controllante marchi come Trolli, Brach’s e Black Forest.

Ferrero si allarga all’estero mentre mercato italiano si restringe

Quella di allargare gli orizzonti all’estero per Ferrero è una necessità. Di fatti, nell’ultimo triennio la domanda di cioccolato nel nostro Paese si è ristretta. Valendo circa 2,5 miliardi di euro. Di contro, sono però aumentate le esportazioni, con una crescita del 22%, fino a toccare da sola il 6,1% del mercato mondiale. Con l’acquisizione di Nestlé, quindi, Ferrero allargherà sensibilmente questa percentuale.

In cosa consiste operazione Ferrero-Nestlé

Ferrero rileverà gli stabilimenti produttivi statunitensi di Nestlé a Bloomington, Franklin Park e Itasca, in Illinois, con i dipendenti collegati alla divisione confectionery, continuando ad operare attraverso gli uffici di Glendale, in California, e le altre sedi proprie in Illinois e in New Jersey. Nestlé distribuisce i propri prodotti dolciari in 170 Paesi, contando già su 30 mila dipendenti sparsi per il Globo.

Ferrero, 70 anni e passa di dolci successi

Ferrero origini

Era il 1942 quando Pietro Ferrero apriva un laboratorio per produrre dolci ad Alba, Piemonte, in via Rattazzi. La sua idea partiva dal voler sfruttare le nocciole, largamente disponibili nella sua zona, che allora aveva peraltro anche un costo contenuto. Pietro Ferrero provava e riprovava impasti e creme, anche in piena notte svegliava la moglie per chiedere parere su quello che stesse facendo. La sua ormai era diventata una ossessione.

Solo qualche anno dopo, nel 1946, a Guerra mondiale finita, Pietro inventa una crema spalmabile a base di nocciole e la chiama Pasta Gianduja e poi Giandujot, associandola al famoso cioccolatino torinese. Trattasi di un impasto di crema confezionato in carta stagnola che era facilmente trasportabile per essere tagliato e spalmato sul pane. Era destinata ai negozi di Alba, riscuotendo un enorme e inatteso successo da parte dei clienti degli stessi, che la richiedevano spesso.

Del resto, tale crema spalmabile, non solo era squisita, ma fatta anche con pochi prodotti genuini e pure a basso costo. Tuttavia, l’alta richiesta fece sì che la produzione “domestica” non fosse più praticabile. Così, sempre nel 1946, nasce l’azienda “Ferrero” per incrementare il livello di produzione ed assumere nuovi lavoratori. La conduzione è familiare e Giovanni Ferrero, il fratello minore di Pietro, si assume l’onere di organizzare la vendita dei prodotti. Crea così una propria rete di distribuzione diretta, che andasse dalla fabbrica al rivenditore.

Due anni dopo però, a settembre un tremendo alluvione finisce per allagare lo stabilimento che rimane così isolato. I dipendenti stessi collaboreranno al ripristino della normalità e alla ripresa della produzione. Il 2 marzo del 1949 muore il fondatore Pietro Ferrero, mentre l’anno successivo entra ufficialmente in azienda Giovanni che diventa socio della Società in nome collettivo P. Ferrero & C. Nel 1956 la Ferrero apre il primo stabilimento estero, a Stadtallendorf, a 150 km da Francoforte in Germania. Inizialmente con soli 5 dipendenti ma che poi ben presto diverranno 60. Il prodotto principale è la “Creamalba” e successivamente vi sarà prodotto il cioccolatino “Mon cherì”.

Nel 1952 la famiglia Ferrero acquista il castello di Cravanzana e ne fa una colonia estiva per i figli dei dipendenti della fabbrica dolciaria. Poi, nel 1955, trasforma il castello nella sede dell’Istituto professionale per l’Agricoltura dell’Alta Langa “G. Ferrero”.

Nell’ottobre del 1957 muore anche Giovanni Ferrero e la guida passa a Michele Ferrero, il nipote. Intanto l’azienda si espande e nel 1960 apre il secondo stabilimento italiano a Pozzuolo Martesana, in provincia di Milano. Ma nel 1959, apre la sua seconda sede estera, insediandosi in una vecchia fabbrica tessile del comune francese di Villers-Écalles.

La nascita della Nutella

Il 20 aprile 1964 la crema di nocciole cambia formula, densità e nome. Nasce così ufficialmente la Nutella. Che diventerà il prodotto di punta della Ferrero. Non a caso, aprono altri stabilimenti e sedi commerciali all’estero: nei Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Danimarca e Regno Unito. Viene inaugurata la linea di prodotto “Kinder Cioccolato”. Nel 1965 l’approdo negli Usa, con un ufficio di rappresentanza a New York. E poi toccherà ad altri stabilimenti all’estero, nella fattispecie in Austria, Irlanda, Porto Rico ed Ecuador.

Tra gli anni 1971 e 1976 impazza il Carosello e Ferrero è una delle principali aziende che utilizzano i primi spazi pubblicitari in TV. Nutella viene pubblicizzata con i disegni del personaggio animato Il gigante Amico. Nel 1976 l’azienda firma un accordo con la C.P.C. consentendo l’ingresso nel nostro paese della Knorr.

Nel 1983 nasce la “Fondazione Ferrero”, la quale si propone come ente culturale e sociale. Nel 1991 la fondazione diventa persona giuridica.

Ferrero si espande cavalcando la globalizzazione

Nel 1987 aprono altri stabilimenti al sud: a Balvano, in Basilicata, e a Sant’Angelo dei Lombardi, in Irpinia. Con la caduta del muro di Berlino, Ferrero si inedia anche nell’Est dell’Europa: Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria. Nel novembre 1994 un altro alluvione inonda nuovamente Alba ed ancora decisivi, come trent’anni prima, risulta l’intervento dei dipendenti.

La Ferrero è ormai una multinazionale consolidata: nel 1996 il fatturato globale raggiunge i 7.500 miliardi di lire e i dipendenti superano 14.000 unità. In occasione del cinquantesimo anniversario, ricorso sempre quell’anno, Ferrero pubblica un libro autocelebrativo in cui viene ripercorsa la sua prestigiosa storia ed evoluzione.

L’anno seguente alla guida dell’azienda subentrano ufficialmente i figli Pietro e Giovanni Ferrero che diventano Chief executive officer. Nel 2000 il fatturato toccava quota 4 miliardi di euro con più di 16.000 dipendenti, nel 2006 cresce a 5,6 miliardi di euro ed i lavoratori giungono a 19.600 unità. Le società operative sono 36 e gli stabilimenti di produzione 15, l’ultimo aperto a Brantford (Canada). Nel 2006 il Gruppo Ferrero dà vita al progetto di CSR Kinder+Sport, con lo scopo di promuovere la pratica sportiva tra le giovani generazioni a livello mondiale. L’anno seguente, la Ferrero registra un fatturato consolidato di circa 6 miliardi di euro impiegando 20.400 dipendenti.

Il 18 aprile 2011 Pietro Ferrero, amministratore delegato in carica e figlio di Michele Ferrero, muore d’infarto in Sudafrica all’età di 47 anni. Alla guida aziendale resta il fratello Giovanni che guidava l’azienda insieme a lui.

Nel 2014 l’azienda, in collaborazione con PepsiCo, distribuisce in Italia le patatine Lay’s. Quell’anno il fatturato consolidato del gruppo è di circa 8,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente con risultati brillanti in Asia, Russia, Usa, Canada, Brasile, Messico e Turchia. Mentre l’utile prima delle imposte si assesta a 907 milioni di euro (+14%).

Occupa ormai più di 21.900 dipendenti a livello mondiale, con 74 società consolidate, 38 compagnie operative per la vendita e 20 stabilimenti per la produzione di cui 3 ulteriori operanti nell’ambito delle Imprese Sociali. Otto di questi stabilimenti sono distribuiti in Europa e i rimanenti sette rispettivamente in Argentina, Australia, Brasile, Ecuador, Porto Rico, Canada e Stati Uniti. I prodotti Ferrero sono presenti direttamente o tramite distributori autorizzati in oltre 160 Paesi.

Sempre nel 2014 Michele Ferrero e famiglia risultano essere al 1º posto in Italia come personalità più ricche in Italia nella classifica stilata annualmente da Forbes. Nonché trentesimi a livello mondiale. Michele Ferrero però morirà l’anno seguente dopo una lunga malattia a Montecarlo all’età di 89 anni.

Prodotti di punta della Ferrero

Ecco un elenco dei prodotti di punta della Ferrero:

  • Nutella
  • Mon Chéri
  • Pocket Coffee
  • Ferrero Rocher
  • Raffaello
  • Opera mini
  • Ferrero Garden
  • Ferrero Rondnoir
  • Tronky
  • Duplo
  • Kinder Bueno
  • Kinder Cereali
  • Kinder Sorpresa
  • Kinder Merendero
  • Kinder Cioccolato
  • Kinder Délice
  • Kinder Colazione Più
  • Kinder Brioss
  • Kinder Pinguì
  • Kinder Fetta al Latte
  • Kinder Paradiso
  • Kinder Chocofresh
  • Tic tac
  • Estathé
  • Gran Soleil
  • Pocket Espresso to go
  • Nutella & Go
  • Nutella Snack & Drink
  • Kinder Happy Hippo
  • Nutella B-Ready
  • Fiesta alle mandorle
  • Fiesta cioccolato
  • Kinder Cards

Nestlé, 152 anni di dolce storia

Nestlé Origini

E passiamo ora alla storia di Nestlé. Tutto cominciò nel 1860, quando il farmacista Henri Nestlé ideò un alimento per i neonati che non potevano essere nutriti al seno a causa di particolari intolleranze. Il prodotto salvò la vita di un bambino, e la Farine Lactée Henri Nestlé fu presto venduta in tutta Europa. Sei anni dopo nacque formalmente la Nestlé.

Nel 1905, la Nestlé si fuse con la Anglo-Swiss Condensed Milk Company. Rapidamente l’azienda crebbe in America, Regno Unito, Germania e Spagna.

Nestlé durante le due guerre mondiali

Con l’esplosione della prima guerra mondiale crebbe la richiesta di prodotti caseari, e la produzione della Nestlé finì per raddoppiare alla fine del conflitto. Dopodiché la domanda di prodotti caseari tornò ai suoi livelli normali, e così l’azienda adeguò la propria linea aziendale espandendosi nel settore della produzione del cioccolato. Diventando ancora oggi la seconda attività più importante dell’azienda.

Con l’esplosione della seconda guerra mondiale, i profitti dell’azienda scesero bruscamente, passando dai 20 milioni di dollari del 1938 ai 6 milioni del 1939. Così l’azienda decise di investire specie nel Sud America. Ma proprio la seconda guerra mondiale portò alla nascita di un prodotto che divenne poi un successo commerciale: il Nescafé. Utilizzato inizialmente dai soldati americani. Il Nescafé riuscì a risollevare i conti dell’azienda.

L’espansione dagli anni ‘50

Con la fine del conflitto, Nestlé passò all’acquisizione di varie aziende: la Maggi, Crosse & Blackwell, Glaces Gervais, Findus, Libby’s e Stouffer’s. Fu altresì realizzata una shareholding con L’Oréal, con una ulteriore diversificazione della produzione. Nel 1977 la Nestlé acquistì gli Alcon Laboratories, che si occupavano dell’industria farmaceutica. Il che diede all’azienda una ulteriore diversificazione merceologica. Nel 1984 venne acquisito un gigante dell’industria alimentare statunitense: la Carnation.

Come Ferrero, anche Nestlé approfitta degli stravolgimenti politico-geografici degli anni ‘90, espandendosi in zone prima inaccostabili. Negli anni successivi avvennero acquisite le società Sanpellegrino, Spillers Petfoods, Ralston Purina, Dreyer’s e Chef America. Nel 2005, però, la società subisce un duro contraccolpo nel settore dei prodotti per bambini, visto che saranno ritirati prodotti per il latte in polvere. Negli anni successivi acquisirà le società Gerber Products Company e Pfizer, al fine di buttarsi a capofitto sui mercati emergenti.

Prodotti di punta Nestlé

Nestlé è responsabile della produzione di una miriade di prodotti. Ecco i principali:

  • Koko Krunch
  • Nesquik
  • Nestlé Corn Flakes
  • Chocapic
  • Nescafé
  • Nespray
  • Nespresso
  • Orzoro
  • Acqua Panna
  • Acqua Vera
  • Levissima
  • San Pellegrino
  • Nestea
  • Nesquik
  • Buitoni
  • Antica gelateria del corso
  • Oreo
  • Camy
  • Frisco
  • Motta Gelati
  • Fruttolo
  • Mare fresco
  • Fruit Joy
  • Kit Kat
  • Smarties
  • Perugina
  • Polo
  • Galak
  • Lion
  • Friskies

Nestlé accuse e controversie

La Nestlé si è però trovata anche a dover inghiottire bocconi amari. E’ stata infatti pesantemente accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo. Fornendo latte in polvere gratuito nelle strutture ospedaliere ed una massiccia campagna pubblicitaria che definiva il latte in polvere “più sicuro” dell’allattamento al seno. Secondo l’UNICEF, la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere porterebbe nei paesi del Terzo Mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno. Complici le difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati. In alcuni Paesi in via di sviluppo, l’utilizzo del latte in polvere di Nestlé provocherebbe una alta mortalità nei bambini dopo l’età neonatale.

I controlli svolti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network riscontrarono effettivamente alcune infrazioni e riprese il boicottaggio dei suoi prodotti come già accaduto dieci anni prima. Almeno fino a quando il colosso non aderì al Codice dell’OMS.

Nel 2002, la Oxfam rivelò che la Nestlé aveva fatto causa all’Etiopia per 6 milioni di dollari, per la nazionalizzazione di una sua azienda agricola per opera della dittatura comunista nel 1975. Si trattava quindi di chiedere una ingente somma ad un Paese che versava in quel periodo in una forte carestia e ciò avrebbe messo in pericolo più di 11 milioni di persone. Dopo l’esplosione dello scandalo, Nestlé ha accettato di accordarsi con le autorità etiopi per ricevere solo 1,6 milioni di dollari, che poi avrebbe devoluto interamente per la lotta alla fame nel Mondo.

Tre anni dopo, la Nestlé fu coinvolta in un altro scandalo, ma in Venezuela. La sua controllata, Nestlé Purina, commercializzò tonnellate di cibo per animali contaminato. Causando la morte di oltre 400 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento. Il problema fu attribuito a un errore di un produttore locale che aveva immagazzinato in modo scorretto il mais contenuto in tali cibi, causando la diffusione di un fungo tossico nelle riserve.

Nel marzo del 2005, l’Assemblea Nazionale del Venezuela condannò l’azienda a risarcire i proprietari degli animali intossicati. Nestlé Purina venne accusata di non aver posto in essere i dovuti controlli.

L’anno precedente, però, Greenpeace riscontrò tramite alcune analisi la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesquik. Una donna cinese denunciò Nestlé, dato che utilizzare OGM nei prodotti per l’infanzia era proibito dalle leggi locali.

Anni dopo, nel 2013, l’associazione ambientalista ha riscontrato la presenza di OMG nei seguenti prodotti Nestlè:

  • in tutti i prodotti alimentari per l’infanzia
  • in tutti i prodotti alimentari destinati agli animali domestici
  • In preparati o conservati di varie marche da essa controllate, tra cui Maggi e Buitoni
  • in bevande come Nesquik, Nescafe, Nestlè
  • in cereali per la colazione come Chocapic, fitness, Fibre1
  • in alcuni prodotti congelati
  • in cioccolate di Nestlé, Galak, Crunch, dopo otto, Kit Kat, Nesquik
  • in alcuni gelati

Nestlé è stata ripetutamente accusata di schiavitù e di sfruttamento del lavoro minorile. Nel 2005 l’esposto arrivò dalle ONG International Labor Rights Fund, seguita da Global Exchange, denunciarono Nestlé e le aziende fornitrici di commodity, Archer Daniels Midland e Cargill per un traffico di manodopera minorile dal Mali alla Costa d’Avorio. Dove lavoravano senza ricevere compensi dalle 12 alle 14 ore al giorno, con poco cibo, poco sonno e frequenti percosse. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono 284mila i minori che lavorano nelle coltivazioni di cacao nell’Africa Occidentale, soprattutto in Costa d’Avorio. Dove peraltro Nestlé risulta essere la terza compratrice mondiale.

Peraltro, proprio l’attività esportatrice di cacao, sarebbe la principale fonte finanziaria appannaggio delle forze militari impegnate nella sanguinosa guerra civile che sconvolge il Paese. La società nel 2001, insieme ad altri colossi produttori di cacao, hanno siglato il protocollo Harkin-Engel (o Protocollo sul cacao) mediante il quale si impegnano a certificare, da luglio 2005, che la propria produzione non vedesse coinvolta la manodopera minorile. Tuttavia tale protocollo, secondo il report dell’International Labor Rights Fund diramato nel 2008, sarebbe in realtà stato disatteso.

Nestlé sarebbe anche accusata di finanziare i due principali partiti americani, sebbene tale pratica è comunque consentita negli Usa. E ciò rende la politica americana particolarmente lobbistica. Nel 2002, ad esempio, avrebbe destinato 153mila dollari ai due partiti, con il 77% al Partito Repubblicano e il restante 23% al Partito Democratico.

Uno scandalo ha poi esclusivamente riguardato il nostro Paese. Nel 2009, la Nestlé italiana è stata infatti condannata, insieme alla Tetrapak, a risarcire danni danni poiché il latte Nidina sarebbe risultato inquinato tramite Itx, un tipo di inchiostro contenuto nelle confezioni.

Si auspica comunque che l’avvento di Ferrero possa apportare una maggiore etica nella multinazionale.

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