Dalla Fed un altro messaggio accomodante

Nel complesso la Fed ha dato un messaggio accomodante ieri lasciando invariati i tassi e reiterando che la politica di reinvestimento delle cedole e dei titoli che giungono a maturazione continuerà fino a quando la normalizzazione dei tassi non sarà ben avviata.

In particolare, abbassando le sue proiezioni medie di crescita dei tassi e avvicinandole a quelle implicite nei prezzi di mercato, che tuttavia sono ancora inferiori, ha agito in modo conciliante. Ora la media delle proiezioni dei membri del Federal Open Market Committee (seppure frutto di singoli contributi piuttosto contrastanti) è per due aumenti di 0.25% entro la fine del 2016 (a dicembre erano quattro) mentre il mercato ne sta implicitamente scontando uno solo.

La comunicazione della Fed è stata bilanciata. Da un lato ha sottolineato che l’attività economica nazionale si sta espandendo ad un ritmo moderato con solido miglioramento dell’occupazione e continuerà a farlo con un graduale aggiustamento della politica monetaria nonostante gli sviluppi economici e finanziari globali degli ultimi mesi, ma con dubbi che il recente rialzo dell’inflazione sia duraturo con esplicito riferimento all’impatto del petrolio sull’indice totale e sulle aspettative, piuttosto che l’indice core.

Dall’altro lato ha anche enfatizzato che gli sviluppi economici e finanziari globali continuano a porre rischi al ribasso con un insolito esplicito riferimento al contesto internazionale

Le previsioni economiche hanno visto modeste riduzioni inerenti la crescita e il tasso di equilibrio di lungo periodo nonostante tassi di disoccupazione leggermente minori, come segue (tra parentesi le previsioni di dicembre):

  • Gdp: 2016 2.2% (2.4), 2017 2.1% (2.2), 2018 2.0% (2.0), lungo periodo 2.0% (2.0)
  • Disoccupazione: 2016 4.7% (4.7), 2017 4.6% (4.6), 2018 4.5% (4.7), lungo periodo 4.8% (4.9)
  • Inflazione-PCE: 2016 1.2% (1.6), 2017 1.9% (1.9), 2018 2.0% (2.0), lungo periodo 2.0% (2.0)
  • Inflazione principale-PCE core: 2016 1.6% (1.6), 2017 1.8% (1.9), 2018 2.0% (2.0)
  • Fed Fund: 2016 0.875% (1.375), 2017 1.875% (2.375), 2018 3.0% (3.3), lungo periodo 3.25% (3.5)

La riduzione delle distanze tra le proiezioni di crescita dei tassi del Fomc e quelle implicite nei prezzi di mercato riduce l’incertezza e quindi dovrebbe far calare la volatilità.
L’impatto sulle azioni dovrebbe essere bilanciato tra i benefici della minor volatilità e la limatura dei tassi di crescita.
L’impatto della minor crescita attesa e delle minori proiezioni di rialzi tassi è negativo per il Usd e positivo per i treasury.