La Fed e i rischi del Quantitative Easing

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L’azione della Fed ha scatenato una reazione a livello economico molto decisa. Il Quantitative Easing, misura di politica monetaria ultra-espansiva, sta garantendo una crescita stabile agli Stati Uniti (sebbene non altissima) e sta rimettendo in sesto alcuni settori che fino a un anno fa versavano in uno stato di profondo declino, come il settore immobiliare.

La Fed con il QE non fa altro che immettere “vagonate” di denaro nel sistema americano, alla stregua di un dottore che fa una trasfusione di sangue al paziente. Si parla di 85 miliardi al mese di treasury bond (buoni del tesoro) acquistati dalla Fed “gratis.

Ma, proprio alla stregua di una trasfusione, il sistema economico non può reggere senza interventi di “sistema, che in questo caso si traducono con interventi in grado di oliare la macchina dello Stato e di stabilizzare le attività economiche. Il riferimento è al problema dei mutui, dal quale nacque la crisi, ancora vittime di grave distorsioni.

In Europa il discorso è simile, solo che l’evocazione di riforme strutturali basta, da sola, a stoppare qualsiasi ipotesi di politiche monetarie espansive. L’opinione comune è che una politica monetaria accomodante rallenti il processo riformatore.

Ad ogni modo, la Fed, o meglio il suo presidente Ben Bernanke, si trova stretto tra due fuochi. C’è chi consiglia di rallentare il Quantitative Easing, c’è chi dice di mantenerlo allo stato attuale ancora per un po’. Il capo della banca centrale americana sta prendendo tempo e sta dando un colpo al cerchio e uno alla botte: ha dapprima dichiarato che il QE potrebbe essere accantonato se arrivassero entro l’anno segnali positivi dal punto di vista economico per poi smentire tutto qualche settimana dopo.

I due fuochi sono rappresentati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla grande stampa finanziaria, in cui spiccano il Wall Street Journal e in Financial Times. Il primo è a favore del Quantitative Easing, sebbene con qualche riserva, la seconda si augura che termini presto. Il FMI incoraggia Bernanke, le cui decisioni stanno avendo un positivo impatto sui mercati internazionali e, di riflesso, sulla stabilità di una Europa in sofferenza (il calo dello spread è anche merito delle politiche espansive della Fed). I grandi giornali, di contro, mettono in guardia dai rischi finanziari dello stesso Quantitative Easing, che starebbe nascondendo i problemi strutturali degli Usa sotto il tappeto e incoraggiando i governi dell’occidente a fare lo stesso.

L’analisi dei detrattori non è priva di senso logico, visto che Obama è riuscito a scongiurare il Fiscal Cliff ma non è riuscito a evitare l’aumento delle tasse federali che sono scattate a gennaio del 2013. Anche la spesa pubblica rimane altissima.

Bernanke è “inseguito a distanza” dalla Bce. Il presidente Mario Draghi sta tenendo il passo come meglio può, nonostante i limiti delle armi europee, incredibilmente spuntate “alla nascita” a causa di una atavica paura dei tedeschi nei confronti dell’inflazione. L’italiano della Bce ha abbassato i tassi di riferimento a un livello reale negativo (nominalmente allo 0,5%). Draghi, inoltre, sta convincendo i paesi del nord ad accettare il piano OMT, ossia l’acquisto di titoli di Stato dei membri in sofferenza (Italia, Spagna, Irlanda etc).

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