La Fed mette fine al quantitative easing

Come era ampiamente prevedibile, la Federal Reserve ha messo fine al terzo quantitative easing, la propria politica di acquisto dei titoli direttamente sul mercato. Una decisione che era da tempo nell’aria, e che è stata favorita dalla pubblicazione di ottimi dati sulla crescita del mercato del lavoro a stelle e strisce, in grado di porre le turbolenze finanziarie in secondo piano.

La spinta della Fed ha prodotto dei passi indietro piuttosto ingenti sulle pizze finanziarie europee, visto e considerato che sta crescendo il sentment di coloro che ritengono che i tassi della Federal Reserve saranno alzati nella primissima parte del primo semestre del prossimo anno. Esattamente il contrario di quanto sta accadendo nell’Unione Europea, dove il settore bancario è sempre più pressato dalle difficoltà locali, e dove gli stress test hanno generato dei pareri piuttosto desolanti su ciò che rimane da fare per mettere in effettiva sicurezza il comparto creditizio continentale.

Una situazione tesa e difficile, si dirà, che tuttavia non ha influenzato l’andamento dei collocamenti dei titoli di Stato, visto e considerato che il Tesoro è riuscito agevolmente a vendere in asta tutti i Btp a 5 e 10 anni, per 5,25 miliardi di euro, collocando 2,5 miliardi di euro di titoli quinquennali con tassi lieve rialzo all’1,23% dall’1,06% precedente e 2,75 miliardi di Btp decennali con rendimenti stabili al 2,44% (contro precedente 2,45%). Contemporaneamente, sono stati collocati anche 1,955 miliardi di euro di Ccteu, con scadenza dicembre 2020, e rendimento all’1,25%.

Rimanendo all’interno dei confini dell’Europa, la giornata è stata densa di rilevazioni macroeconomiche. Partiamo dalla Germania, dove la disoccupazione è calata positivamente di 22 mila unità, con tasso al 6,7%. Per quanto concerne la fiducia dei consumatori, a livello di Eurozona si registra un aumento a quota 100,7 punti, dopo quattro mesi di stagnazione. In Spagna cresce dello 0,5% congiunturale nel terzo trimestre il Prodotto interno lordo, che diventa così pari al +1,6% su base annua.

Per quanto attiene lo spread, il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi si amplia a quota 165 punti base con rendimento del Btp decennale al 2,51%. L’euro viaggia attualmente sotto quota 1,26 dollari a causa delle posizioni della Fed, mentre il cambio con lo yen è di 137,2. Quotazioni del petrolio in diminuzione a New York, con contratti del greggio Wti con scadenza a dicembre che perdono 45 centesimi, e scambio a 81,75 dollari al barile.