Fed troppo prudente, mercati in calo

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Le dichiarazioni eccessivamente prudenti della numero 1 della Federal Reserve Janet Yellen, unitamente all’aleatorietà della situazione ucraina, hanno indotto l’indesiderata debolezza sui mercati azionari europei e americani. Considerato che la giornata è stata ricca di spunti, procediamo con ordine.

Sotto il profilo macro europeo, rileviamo un calo (a sorpresa) degli ordinativi delle fabbriche tedesche, in grado di spiazzare anche gli analisti più pessimisti e generando ben più di qualche isolato dubbio sulle concrete prospettive di ripresa della principale economia del vecchio Continente. In termini più specifici, nel terzo mese dell’anno gli ordinativi hanno compiuto un passo indietro del 2,8 per cento rispetto al mese di confronto precedente, contro una crescita dello 0,6 per cento del mese di febbraio e, soprattutto, contro un incremento dello 0,4 per cento stimato dai principali osservatori internazionali. Su base annua l’incremento è di 1,5 punti percentuali, contro il 6,1 per cento del mese di febbraio e contro il 4,3 per cento atteso dai mercati.

Il colpo di grazia ad una giornata di per sè non particolarmente entusiasmante è poi arrivato l’appuntamento con il presidente della Federal Reserve, Yellen, che ha giudicato “tutt’altro che soddisfacenti” le condizioni del mercato del lavoro statunitense, mettendo quindi in guardia sui concreti rischi che derivano dalla debolezza del mercato immobiliare locale e dalle tensioni di natura geopolitica. Per il resto, dagli Stati Uniti sono giunti dati contrastanti, con un incremento del 5,3 per cento delle richieste dei mutui nell’ultima settimana, un calo dell’1,7 per cento della produttività nel primo trimestre e una crescita del 4,2 per cento del costo del lavoro (a pesare è principalmente il lieve aumento delle retribuzioni).

Tornando in Europa, in Francia i dati sulla produzione industriale di marzo denotano una flessione dello 0,7 per cento, a fronte di un cospicuo rialzo dell’industria manifatturiera, oramai in procinto di consolidarsi da diversi mesi. Nella zona euro, l’indice Ifo del clima economico sale da 119, punti a 123 punti nel secondo trimestre, toccando quindi il dato più alto dalla fine del 2007.

Insomma, i dati macro dal vecchio e dal nuovo Continente appaiono essere piuttosto contrastati, non riuscendo a fornire la giusta valutazione su concrete e certe prospettive di recupero desiderate. Le parole di Yellen sono sembrate fin troppo prudenziali, aggravando un’aria già pesante, che potrebbe tuttavia rischiarsi nel corso dei prossimi giorni…