La Fed torna espansiva mentre l’Europa attende le elezioni in Germania

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Cosa c’entrano le politiche monetaria delle Fed con le elezioni in Germania? E’ tutta una questione di buoni esempi e di cattivi maestri. Il buon esempio è quello di Ben Bernanke, presidente della Fed, artefice delle politiche espansive che stanno dando respiro agli Stati Uniti e al mondo intero. Il cattivo maestro è la Germania, incarnata dell’inflessibile cancelliera Angela Merkel, e con lei la sfilza di fautori dell’austerità che, di contro, sta soffocando l’Europa. Barnanke ha annunciato la non-fine del Quantitative Easing (misura espansiva extra-strong).

Nelle ultime settimane i mercati erano entrati in fibrillazione perché il capo della Fed aveva annunciato che il QE sarebbe cessato non appena la disoccupazione USA fosse passata dal 7,5% al 6,5%. Fine dell’immissione di liquidità, fine dei giochi. Bernanke ha fatto marcia indietro alcuni giorni addietro, 11 luglio, dichiarando semplicemente che la fine dell’espansività non è affatto un dato scontato né quanto automatico. E’ bastato solo questo a dare una scossa al mercato, far ritrovare la fiducia agli investitori, far volare le borse asiatiche, americane ed europee. Le prospettive a stelle-e-strisce sono “espansive anch’esse”. E’ prevista la fine definitiva della crisi per fine anno (in America, s’intende) e sarà allora in cui si dovrà dare un taglio al QE. Ma per dicembre è previsto il passaggio di testimone in casa Fed al vice di Bernanke, famoso per essere “ultra-espansivo”.

La Fed si industria, con le parole e con i fatti e l’Europa che fa? Aspetta. Seduta in riva al fiume della crisi, aspetta che il cadavere dell’austerity gli passi davanti. Ma l’austerity è dura a morire, perché prima deve morire – solo politicamente ovvio – la Merkel, o almeno ferirsi gravemente. L’occasione giusta sono l’elezione politiche del 22 settembre. Se la Merkel vince, nulla cambierà o cambierà comunque poco: i richiami al vincolo di bilancio è più forte che mai in casa CDU, visto che siamo in campagne elettorale e il campanilismo del “il sud Europa faccia i compiti a casa, non pagheremo i loro debiti” è sempre utile a suggestionare gli spaventatissimi risparmiatori tedeschi. Se la Merkel perde, o non riesce a governare da sola, c’è il serio rischio di un cambio di rotta, perché l’Europa rischia di cadere veramente se non si crea crescita, rispetto dei vincoli finanziari o meno.

Nel frattempo siamo costretti a vedere un’Europa succube della Germania, che nemmeno riesce più a proferire la parola eurobond – sgraditi alla Merkel- per paura di far infuriare lo scomodo azionista di maggioranza tedesco. Draghi fa quel che può con quello che può, ed è comunque poco. Non c’è paragone, in quanto a espansività, tra il Quantitative Easing americano e l’abbassamento dei tassi di riferimento europeo. La voglia di inseguire da parte della Bce è tanta, ma una palla al piede rallenta il pedinamento. La Banca Centrale Europea, come dimostrano le evidenze dell’ultimo decennio, ha sempre seguito la Fed nelle politiche monetaria (fino al QE leggere e praticabili anche nel Vecchio Continente). L’inseguimento è arduo, adesso, visto che gli USA accelerano e la Germania, traumatizzata dal ricordo dell’iperinflazione e ossessionata dai conti pubblici, va giù di freno a mano.

Foto originale by Awaya Legends

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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