Fanta, svolta di qualità: sarà prodotta con arance rosse IGP della Sicilia

Le multinazionali del settore alimentare stanno scoprendo sempre di più i prodotti Igp. Acronimo con il quale si identificano i prodotti a indicazione geografica protetta, attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipende dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un’area geografica ben precisa.

Affinché un prodotto possa essere classificato come IGP, deve attenersi a rigide regole produttive. E sarà compito di uno specifico organismo di controllo stabilire se tutto sia stato rispettato.

La denominazione IGP si distingue dalla più nota denominazione di origine protetta (DOP), in quanto si limita alla sola provenienza delle materie prime ma non l’origine del prodotto nella sua interezza. Bensì l’unica produzione finale.

In effetti, ciò trova le sue ragioni nel fatto che per produrre un determinato prodotto potrebbero non bastare materie prime di provenienza italiana. O, ad esempio, per la sua riuscita serve una materia prima estera. La quale può essere anche decisiva.

E così, cominciano ad essere tante le multinazionali ad usare prodotti Igp. McDonald’s, ad esempio, sta utilizzando la cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp. Mentre la Kinder per il suo famoso Kinder Brioss sta utilizzando la pesca e nettarina di Romagna Igp. Segue a ruota anche la Nestlé.

E ora, a loro si aggiunge la Fanta. Infatti, l’azienda che la produce, la Cosa-Cola ha deciso di utilizzare le arance rosse di Sicilia Igp. L’annuncio è arrivato nel corso di Tuttofood a Milano. Occorre però dire che la Fanta fatta con le arance rosse siciliane non andrà a sostituire quella tradizionale. Ma la affiancherà sugli scaffali.

La scoperta per i prodotti Igp italiani non deve sorprendere, dato che si tratta di uno dei fiori all’occhiello del sistema agroalimentare italiano. Si comincia anche a parlare di dopEconomy, un sistema che vanta 200mila imprese e 822 denominazioni. Un settore che muove 15,2 miliardi di euro di produzione e contribuisce quasi per un quinto al valore economico complessivo del settore agroalimentare nazionale.

Numeri che non sono di certo sfuggiti a Coca-Cola, multinazionale produttrice di bevande famose, spesso nell’occhio del ciclone per la scarsa salubrità dei suoi prodotti (soprattutto per l’alta presenza di zucchero e anidride carbonica). La quale, non a caso, da anni si sta sforzando di rifarsi il look, con una identità più salutista.

Riguardo alla Fanta, la bevanda del colosso di Atlanta influente al punto da riscrivere il look di Babbo Natale, ne vengono venduti ogni anno circa 180 milioni di litri. Cifra che rappresenta oltre il 15% delle vendite di tutti i prodotti Coca-Cola commercializzati in Italia.

La Fanta si fa preferire per il suo sapore dolciastro, il suo colore gradevole alla vista e il suo retrogusto all’arancia. Che da oggi deriverà pure da prodotti Igp.

Fanta, l’origine nazista e quel tocco decisivo di Napoli

Come tante invenzioni, anche la Fanta trae le sue origini durante la Seconda guerra mondiale. Frutto delle ristrettezze dell’epoca. Per la più classica necessità che aguzza l’ingegno.

Durante la seconda guerra mondiale, fu istituito un embargo commerciale contro la Germania, rendendo difficile l’importazione dello sciroppo di Coca-Cola. Per ovviare a questo, Max Keith, il capo di Coca-Cola Deutschland (Coca-Cola GmbH) ha deciso di creare un nuovo prodotto per il mercato tedesco, utilizzando solo ingredienti disponibili in Germania, tra cui zucchero di barbabietola, siero di latte e sansa di mele. Gli “avanzi di avanzi”, come in seguito ha ricordato Keith.

Il nome era il risultato di una sessione di brainstorming, che iniziò con Keith che esortava la sua squadra a “usare la loro fantasia”. Da qui, uno dei suoi venditori, Joe Knipp, trovò il nome “Fanta!”

Dopo la guerra, The Coca-Cola Company riacquistò il controllo della formula e dei marchi del nuovo prodotto Fanta, così come i profitti realizzati durante la guerra.

La Fanta come la conosciamo oggi la si deve però alla città di Napoli. Dove, l’unica fabbrica che la produceva, nel 1955, iniziò a realizzarla utilizzando l’arancia di provenienza locale. Decisivo fu l’intervento del Conte Matarazzo, Il tocco piacque molto che fu esteso alla sua intera produzione internazionale.

Se negli Usa la Fanta vende poco, tanto che a partire dagli anni ‘80 sia venduta solo in alcuni Stati e non più a livello nazionale, a livello mondiale è un vero successo. E

Infatti, oggi la Fanta è diffusa in 180 Paesi, alcuni dei quali utilizzano anche versioni dietetiche. O anche versioni locali particolari, come in Romania la “Fanta Shokata”, a base di “Socată”; tipica bevanda locale ricavata dalle bacche di sambuco.

Mentre nel nostro Paese troviamo la Fanta Chinotto. E da ora, anche quella prodotta con arance rosse Igp sicialiane.

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