Fabrizio Saccomanni ministro dell’economia: Keynesiano o pro-Austerity

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Fabrizio Saccomanni, classe 1942, governatore della Banca d’Italia, è il nuovo ministro dell’Economia. Scelto dal presidente del Consiglio Enrico Letta, rappresenta una figura condivisa sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Sulla sua esperienza non ci possono essere dubbi e nemmeno sulla sua competenza. Qualche difficoltà vi può essere invece nell’inquadrarlo dal punto di vista delle preferenze in campo di politica economica.

I maligni asseriscono che con Saccomanni nulla cambierà. E’ un banchiere centrale, un uomo delle elite finanziarie ed economiche, le stesse elite che hanno imposto le politiche di austerity a mezza Europa. Insomma, in un periodo in cui l’Italia ha bisogno di un ministro ostile allo status quo per rinegoziare gli accordi Ue (il riferimento è al Patto di stabilità), la Repubblica si dota di un ministro dell’Economia che rappresenta la continuità con il passato. Ma è proprio vero? Saccomanni è come Monti? Per capirlo è utile analizzare alcune dichiarazioni rilasciate al Messaggero nelle ore successive alla sua nomina al ministero.

La notizia più importante, e che fa il paio con l’opinione dei più scettici, è l’intenzione di rispettare i vincoli europei. Le parole del ministro non lasciano adito a fraintendimenti ed indicano una piena affinità ai dettami Ue, sebbene nel solco di una propensione al cambiamento: “Nel pieno rispetto dei vincoli è possibile agire su una ricomposizione del bilancio pubblico”.

Ma nei pensieri di Saccomanni non c’è solo il rispetto dell’Europa ma anche i temi quali crescita e pressione fiscale. L’idea del ministro è quella di tagliare la spesa per poi riuscire a ridurre le tasse. Un paradigma liberista, efficace solo se le forbici del taglio vengono maneggiate da mani attente allo stato sociale. Di tagli lineari l’Italia ne ha subiti troppo in questi anni, e mai si sono rivelati produttivi, Piuttosto hanno allargato il divario tra ricchi e poveri. Ad ogni modo il ministro ha indicato in modo abbastanza preciso i settori in cui si dovrà intervenire con politiche fiscali espansiva, ossia con un’immissione di denaro: “Occorre indirizzare risorse verso le imprese, gli investimenti produttivi e verso le fasce di reddito più basse “.

La speranza è che Saccomanni inverta il trend della pressione fiscale italiana, decisamente ascendente. A tal proposito risulta curioso e fa presagire uno scenario favorevole, una sua pubblicazione del 1996: “I limiti della pressione fiscale”. Fa piacere sapere che per il ministro dell’Economia esiste, perlomeno, un limite alle tasse, verità che sembra essere sfuggita ai predecessori Tremonti, Monti, Grilli.

In campo europeo, com’è stato anticipato, Saccomanni si dichiara rispettoso dei vincoli Ue. Nondimeno, intende condurre battaglie specifiche e che contraddicono l’attuale situazione in cui l’Unione Europea versa. Il ministro ha molto a cuore il processo di integrazione. Integrazione che dev’essere politica ma, nel breve termine, bancaria. Senza unione bancaria non ci può essere unione economica e senza di questa non ci può essere l’unione politica. In un’intervista a Il Sole 24 Ore ha dichiarato: “Io credo che il progetto europeo per quanto riguarda la vigilanza bancaria europea debba essere considerato una priorità. E’ necessaria un’intesa da parte di tutti che questa vigilanza europea si può fare sulla base del trattato vigente”.