Export di vino italiano in Cina: a Vinitaly arriva mister Alibaba

Aria di business per l’export di vino italiano in Cina. Al Vinitaly di Verona è prevista la visita di Jack Ma, il magnate del portale cinese di commercio online Alibaba, e Matteo Renzi corre ad incontrarlo per provare uno sfondamento dei nostri vini nel fiorente mercato asiatico.
Mercato del vino in Cina. Credits VinoFamily flickr

Alibaba, per l’export di vino italiano un mercato da 200 miliardi di dollari

Jack Ma, con il suo patrimonio di oltre 20 miliardi di dollari, nel 2015 è stato classificato da Forbes il secondo uomo più ricco della Cina, alle spalle dell’imprenditore immobiliare del Wanda Group con ampi interessi nell’entertainment mondiale Wang Jianlin (33,5 miliardi di dollari).
La ricchezza di Jack Ma, invece, è nata quasi interamente dal commercio digitale, che in Cina può contare sul mercato interno più ampio al mondo di utenti con dispositivi mobili connessi. Nel 1999 Jack Ma, appena trentacinquenne, ebbe l’intuizione di inaugurare un sito internet, alibaba.com, per connettere i produttori cinesi con acquirenti e distributori in tutto il mondo. Nel giro di pochi anni gli affari di Alibaba decollarono, grazie a una rete di servizi integrati di e-commerce e di motori di ricerca e alla piattaforma di pagamento Alipay simile all’occidentale Paypal.Logo alibaba. Credits: hinglisnotes, flickr
Attualmente Alibaba copre circa il 60% della distribuzione di pacchi in Cina, con 22 mila occupati e un fatturato stimato intorno ai 200 miliardi di dollari, superiore quindi a quello di Amazon (90 miliardi) e eBay (70 miliardi) messi insieme. Un giro d’affari commerciale senza pari, quello di Alibaba, che si sta adesso globalizzando, e nel quale sarebbe una manna inserirsi per l’export del made in Italy, del vino e non solo: dal superamento delle frontiere commerciali, come auspicato in apertura di Vinitaly dal Presidente della Repubblica Mattarella, le aziende italiane non hanno che da coglierne benefici.

Jack Ma, il miliardario self made man a caccia di buon vino

Fino ad oggi, in controtendenza rispetto al generale aumento di fatturato del settore vitivinicolo, l’export di vino italiano in Cina è andato al rallentatore, indubbiamente al di sotto delle potenzialità del mercato. Di certo ha influito il rallentamento dell’economia cinese, ma è pur vero che il nostro competitor storico, la Francia, è stata in grado nell’ultimo anno di vendere in Cina quattro volte quello che hanno esportato i produttori italiani, che sono fermi a un fatturato intorno ai 90 milioni di euro.
La visita di Jack Ma al Vinitaly 2016 è una dimostrazione di interesse da cogliere al balzo per le imprese vitivinicole nazionali, che potrebbe essere decisiva per il futuro di molte aziende deidite all’export di vino italiano: con la sua rete di negozi virtuali, Alibaba vende attualmente bottiglie di vino per 500 milioni di dollari.Export vino in Cina. Credits VinoFamily flickr
All’orizzonte si intravede già nitida una ghiotta occasione di business: il Wine & Spirit Festival, la previsto per settembre, che promette di essere il più rilevante evento di vendita di vini online e che potrebbe essere l’occasione per molte etichette italiane di mettersi in vetrina. A giudizio di Jack Ma, a seguito di questo evento le vendite complessive attraverso la rete di Alibaba potrebbero schizzare a 700 milioni di dollari di bottiglie di vino.
In gioco non ci sono soltanto nuovi sbocchi commerciali per le bottiglie di vino prodotte, ma anche la possibilità di sostanziosi investimenti per l’intero settore vitivinicolo italiano. È quello che sta accedendo in Francia, dove imprenditori cinesi come Jack Ma stanno acquistando ettari su ettari di vigneti di prestigio e castelli nelle zone di Bordeaux, come gli 85 ettari della storica azienda Château de Sours (fondata nel 1785) pagati 16 milioni di euro poche settimane fa dal fondatore di Alibaba. Milioni di euro che, come nel recente trend degli investimenti dalla Cina, arrivano spesso in contanti.