Export: soffre anche il Nord-Est Italia

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I dati dell’Istat consegnano un nord-est Italia in sofferenza sul fronte dell’export, ampiamente più in sofferenza di quanto ci si aspettasse. Si tratta di una notizia, visto che il Triveneto è considerato come la parte più sana del paese dal punto di vista economico e produttivo e una delle poche a riuscire a competere nei grandi mercati internazionali.

Nel primo trimestre del 2013 le esportazioni sono diminuite nel nord-est dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2012. In forte discesa l’export del meridione e delle isole, -9,7%, mentre strappano un sorriso i risultati dell’Italia centrale, +2,2% e del nord-ovest, che reggono con un +0,1%. A livello nazionale l’export è diminuito dello 0,7%, (in un anno) interrompendo comunque una tendenza al rialzo che ha rappresentato un unicum tra i parametri economici tenuti d’occhio durante questi anni di dura crisi. Estremamente simili i dati comparati non allo stesso trimestre dell’anno precedente, ma all’ultimo trimestre del 2012. Segnale, questo, che il calo è iniziato con il 2013 e che nel 2012 l’export ha fatto registrare una certa stabilità da aprile a dicembre 2012.

Se si vanno a guardare i risultati delle singole a regioni si scopre che, almeno sul fronte delle esportazioni, è un’Italia a tre velocità: il centro Italia e il nord-ovest crescono, il nord-est decresce e il sud Italia crolla inesorabilmente. Il risultato migliore, non a caso, è il +13,2% delle Marche. Quello peggiore è, di contro, il risultato della Puglia: un drammatico -16,9%. Risultato orribile anche per il Friuli Venezia Giulia (-6,8) anche se i cali delle regioni del Triveneto non raggiungono quasi mai l’1%.

Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, ha parlato del buon risultato del Piemonte (+ 1,2%) e della generale tenuta a livello nazionale (lieve calo mentre gli altri parametri economici sprofondano). Ha anche lanciato un allarme affinché non venga lasciato da solo un comparto che, con un po’ più di assistenza, potrebbe rappresentare un insperato traino per la crescita del nostro sistema economico e, in concomitanza con le altre realtà dell’Eurozona, dell’intera Unione Europea. Ecco cos’ha dichiarato alla conferenza di presentazione dei dati dell’istat: “La debole crescita dell’export piemontese evidenzia, tuttavia come le esportazioni non possano più, da sole, trainare la ripresa, tanto più in un contesto di rallentamento dell’intera Unione europea. Sono sempre più necessari, quindi, investimenti nei Paesi ad alto potenziale di crescita, associati a interventi a sostegno della domanda interna“.

Per adesso, però, il contribuito giunge soprattutto da organismi privati. Uno di questi è la Simest, finanziaria a dire il vero mista pubblico-privata, partecipata di Confindustria. La Simest ha realizzato un programma di investimento per le piccole e medie imprese allo scopo di incentivarne le esportazioni. La Simest può vantare di aver supportato oltre 7.000 attività per un impegno totale di circa 6 miliardi di euro. Investimento, questo, di tenore praticamente governativo o para-governativo. La Simest, nonostante l’impegno profuso per supportare le pmi, gode di una struttura solida, merito di una certa abilità dirigenziale e della prudenza finanziaria. Nel 2012 ha chiuso con un utile di 12 milioni di euro e con dei ricavi di 46,7 milioni euro. Insomma, una società in buona salute che dà una mano alle società che chiedono aiuto e non vengono ascoltate sufficientemente dallo Stato.