Evoluzione della vigilanza delle banche: il ruolo della vigilanza informativa degli istituti di credito

anatocismo bancario
La Banca d'Italia ha varato una delibera sull'anatocismo bancario

Sino alla fine degli anni Settanta, l’attività di vigilanza svolta da banca d’Italia si è prevalentemente incentrata sulla stabilità del sistema creditizio. Il correlato modello di banca centrale “regista” trovava giustificazione nella scarsa efficienza allocativa ed operativa delle banche italiane e nell’urgenza di superare le crisi di instabilità che avevano investito il comparto, a partire dagli anni della crisi di Wall Street.

La realizzazione dell’obiettivo di stabilità risultava strettamente ancorata all’esigenza di garantire un adeguato finanziamento dell’economia. L’ordinato espletamento dell’attività creditizia, immune da fenomeni di instabilità, veniva considerato il presupposto indispensabile per il sostegno dello sviluppo economico del Paese, mediante la massimizzazione del volume degli impieghi e degli investimenti produttivi. In questa guida, oltre a sviluppare i lineamenti evolutivi della vigilanza sul sistema creditizio e bancario, con attenzione al passaggio da una vigilanza di tipo strutturale ad una di tipo prudenziale, poniamo la dovuta attenzione anche sulla vigilanza informativa degli istituti bancari nell’odierno scenario competitivo.

Stabilità del sistema bancario: il focus della “vecchia” attività di vigilanza

L’assoluta rilevanza della stabilità finanziaria ha contribuito al consolidamento di una vigilanza di tipo strutturale autorizzativo, fondata su interventi che incidevano pesantemente sulla struttura territoriale ed operativa del sistema. Così la costituzione di nuove banche, l’apertura di sportelli, la concessione di fidi oltre un certo ammontare ed altre iniziative erano subordinate all’ottenimento di autorizzazioni concesse caso per caso dalle stesse Authorities.

Questo ha impattato enormemente sulla forte inibizione degli stimoli concorrenziali e competitivi all’interno del sistema creditizio e bancario, atteso che il freno allo sviluppo della competitività ha permesso ad aziende bancarie marginali di rimanere sul mercato, con negativi riflessi per l’intero settore bancario, in termini di insoddisfacenti livelli di efficienza e di appiattimento di professionalità.

Anni ’70: si volta pagina, recupero di competitività del settore bancario

A fronte dei cambiamenti del quadro macroeconomico, manifestatisi e venutosi a delineare negli anni ’70, le Autorità furono costrette a rivedere le strategie di intervento nel settore del credito: per esempio, l’alto tasso di inflazione indusse ad attuare manovre restrittive di politica monetaria. La centralità delle rinnovate strategie e politiche relative al recupero dell’efficienza evidenziarono l’inadeguatezza dei controlli di tipo strutturale e la necessità di adottare nuovi strumenti di vigilanza, quale condizione imprescindibile di recupero di efficienza e di competitività da parte delle banche italiane.

Disintermediazione, recupero di livelli di efficienza, allentamento del legame con le imprese, massiccio collocamento dei titoli di Stato sul mercato, graduale liberalizzazione del mercato dei capitali e dei servizi bancari, libertà di stabilimento delle istituzioni creditizie negli Stati comunitari, diffusione di nuovi intermediari non bancari, ecco le novità che hanno contrassegnato ed interessato da allora ad oggi il contesto operativo delle banche italiane e, in generale, di quelle europee.

Passaggio epocale: da una vigilanza “strutturale” ad una di tipo “prudenziale”

Secondo una logica di tipo “graduale”, il passaggio da una vigilanza di tipo strutturale ad una di tipo prudenziale è avvenuto attraverso un allentamento dei vincoli autorizzativi (deregulation), un ampliamento dell’operatività delle banche ed un minor utilizzo dei poteri discrezionali. Il progressivo processo di deregulation è culminato nell’introduzione di regole prudenziali, nel rispetto delle quali le banche possono agire autonomamente senza dover richiedere specifiche autorizzazioni alla Banca d’Italia.

Tra i controlli prudenziali particolare rilevanza è assunta dall’adeguatezza patrimoniale: quanto maggiore è la dotazione di capitale tanto più significativa è la capacità della banca di assorbire perdite senza pregiudicare il rimborso dei depositi. Il capitale proprio delle banche, nella configurazione di “patrimonio di vigilanza”, diviene una variabile “strumentale” nell’attività di controllo e parametro di riferimento per il monitoraggio delle diverse tipologie di rischio a carico della gestione bancaria.

Controlli prudenziali: ecco l’odierno contesto delineatosi sul mercato bancario

La stabilità, pertanto, non è più garantita da controlli di tipo stringente sulla struttura e sull’operatività delle istituzioni; i controlli prudenziali, operanti sul comparto bancario, si basano sulla qualità e sulla concentrazione del credito erogato, sulla liquidità, sull’organizzazione e sul sistema di controlli interni, ad ulteriore conferma del riconoscimento della natura imprenditoriale della banca e della volontà delle Autorità di vigilanza di voler interferire il meno possibile nella gestione aziendale. L’articolo 5 del TUB individua nella sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, nella stabilità complessiva, nell’efficienza e competitività del sistema finanziario, nonché nell’osservanza delle disposizioni in materia creditizia i principi cardine del nuovo modello di vigilanza.

Vigilanza informativa nel sistema bancario

L’opportunità per le Autorità di controllo di disporre di un flusso di informazioni continuo ed attendibile sui dati contabili ed extracontabili degli enti creditizi costituisce un fattore di grande rilevanza. E’ in questo senso che deve essere interpretato il dettato dell’articolo 51 del TUB, là dove riconosce alla Banca d’Italia il potere di richiedere agli intermediari segnalazioni periodiche di vigilanza e la trasmissione di bilanci ed ogni altro dato utile secondo modalità di stesura e termini da essa stabiliti.

Trattasi di un controllo fondato sul reperimento, elaborazione e produzione di informazioni concernenti il profilo tecnico-organizzativo e l’andamento della gestione delle banche, finalizzato all’esame dell’operatività svolta ed all’adozione di misure atte ad assicurare la correttezza delle condotte aziendali e la stabilità delle istituzioni.

Le segnalazioni hanno ad oggetto sia i documenti che a vario titolo accompagnano le molteplici vicende societarie (bilanci, delibere, etc.), sia le informazioni, di natura statistica, utili per verificare l’osservanza delle disposizioni da parte del singolo intermediario. L’esigenza di garantire un apprezzabile livello qualitativo dei dati statistici trasmessi ha richiesto di accrescerne la capacità informativa e la trasparenza.

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