Evasione fiscale: ecco perchè il blitz a Cortina è servito

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Le vacanze di Natale del 2012 rimarranno a lungo nella memoria dei cittadini di Cortina d’Ampezzo: l’Agenzia delle Entrate si rese protagonista di un vero e proprio blitz “fiscale” che, oltre a stuzzicare l’immaginario collettivo di tutti gli italiani, fece uscire allo scoperto evasori piccoli e grandi. Molti considerano tutt’ora quell’intervento come un’operazione propagandistica, a tratti dannosa – dal momento che, a fronte di un risultato finanziario giocoforza ristretto, ha messo in fuga parte dei turisti.

Col senno di poi si può affermare che il blitz di Cortina è stato un successo, almeno nel suo piccolo. I motivi sono due. Il primo, di natura simbolica: da quel giorno in poi, gli esercenti d’Italia, specie delle località più abbienti, hanno scoperto di poter essere raggiunti potenzialmente in ogni momento. Il secondo motivo è di natura economica. L’operazione ha realmente fruttato alle casse dello Stato una cifra considerevole, al di sopra delle aspettative (facendo le giuste proporzioni).

In merito, ricordiamo come sono due milioni di euro i proventi recuperati dall’Agenzia delle Entrate. Proventi che provengono da 173 accertamenti, di cui 142 hanno già avuto seguito dal punto di vista monetario. Il “tesoro di Cortina” è riconducibile per il 60% dal pagamento – prima evaso – delle imposte dirette, mentre il resto va ripartito tra Iva, Ires e Irap.

Come accennato sopra, nonostante questi numeri sono ancora in molti a criticare. Tra questi spicca il sindaco Enrico Pompanin, che ha sottolineato nel conseguenze dal punto di vista turistico: “La maggior parte dei turisti è fuggita quando chiunque avesse una macchina di grossa cilindrata veniva fermato per controlli. Così lo Stato, per tanti soldi recuperati dai controlli, ne ha persi altrettanti di mancati introiti”.

L’Agenzia delle Entrate ha comunque intenzione di continuare per la strada dei controlli mirati. Ovviamente Cortina non è stata scelta per ragioni di simpatia o antipatia, ma perché secondo alcuni analisi e diversi studi aderisce a un profilo coerente con un’alta presenza di evasione fiscale. Con queste specificazioni, l’ente ha voluto creare un deterrente per gli esercenti che, ancora adesso, seguitano a fare i “furbi”.

Tale deterrente rappresenterà certamente l’arma in più nell’arsenale dell’Agenzia delle Entrate. Armi che si stanno rivelando più affilate del previsto: nel 2013 sono stati recuperati 13,1 miliardi, per una cifra enorme ma comunque insufficiente rispetto al totale dell’evasione che viene prodotta annualmente: (90 miliardi). Si tratta di un numero approssimativo, di una media, dunque variabile: nel 2007, per esempio, sono stati evasi 83 miliari, mentre nel 2007 circa 100.

Alcuni, però, puntano il dito contro la pesantezza della macchina burocratica dell’Agenzia delle Entrate. In breve, il loro lavoro costerebbe troppo allo Stato, vanificando dunque lo stesso frutto di questo lavoro (appunto, il recupero delle tasse evase). Attilio Befera, presidente dell’Ente, ha comunque fugato i dubbi in merito e ha affermato che, per ogni euro speso per recuperare le tasse, lo Stato ne incassa quasi quattro. La macchina funziona “in maniera economica” anche durante l’ordinaria amministrazione: ogni 100 euro ricavato costa alle casse statali solo 85 centesimi.