Eurostat: l’economia italiana investe poco in cultura ed istruzione

L’Eurostat rilascia preoccupanti notizie sull’economia italiana: il Bel Paese investe poco in cultura ed istruzione, due settori che invece negli altri paesi europei sono molto più sviluppati, ed in grado di formare eccellenti studiosi e professionisti che grazie al proprio percorso formativo accompagnato da ottimi corsi di aggiornamento, garantiscono alla società una qualità del lavoro e della vita molto migliore.

Purtroppo statistiche attendibili hanno dimostrato come gli italiani siano tra i meno studiosi in tutta Europa, nonostante in Italia vi siano atenei per eccellenza, molto prestigiosi e conosciuti in tutto il mondo. Basti pensare all’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna che è la più antica del mondo occidentale, sorta nel 1088, e sempre in cima alle classifiche tra le migliori università italiane per la qualità dei propri programmi didattici. Anche l’Università Commerciale Luigi Bocconi sita a Milano, è una tra le migliori, molto rinomata perchè vanta una grande affluenza di iscritti i quali dopo la laurea riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro senza troppe difficoltà.

Eurostat: l’Italia tra i Paesi dell’Ue, è all’ultimo posto per la spesa destinata all’Istruzione

Eurostat lancia affermazioni molto tristi per l’identità del nostro Paese: l’Italia all’interno dell’Unione Europea è all’ultimo posto per percentuale di spesa pubblica destinata all’Istruzione (7,9% nel 2014 a fronte del 10,2% medio Ue) e al penultimo posto (fa peggio solo la Grecia) per quella destinata alla cultura (1,4% a fronte del 2,1% medio Ue).

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Impietose le statistiche di Eurostat per l’Italia nei settori istruzione e cultura

I dati risalgono ad uno studio effettuato da Eurostat nel 2014 riguardo alla spesa governativa divisa per funzione secondo i quali è invece più alta della media la percentuale di spesa per la protezione sociale (41,8% a dispetto del 40,4% dell’Ue a 28, ma a un livello comunque inferiore rispetto a diversi paesi tra i quali compare la Francia al 43,1%).

Seguendo la percentuale sul Pil, come comunicano i dati Eurostat, la spesa dell’Italia investita nel settore dell’educazione, è pari al 4,1% a dispetto del 4,9% medio dell’Unione Europea. L’Italia si ritrova in una posizione della classifica, davvero molto grave, dal momento che è praticamente situata come penultima tra i vari Paesi, dopo la Romania (3%), insieme a Spagna, Bulgaria e Slovacchia.

Come per l’Istruzione anche il settore della Cultura non è un investimento preferito dall’Italia

L’Istruzione non è l’unico settore in calo, anche la Cultura in Italia vive una precaria situazione economica, infatti gli investimenti registrati da Eurostat sono pari allo 0,7% contro l’1% della media Ue, mentre il risultato peggiore è rappresentato dalla Grecia con lo 0,6%.

Ma vediamo ora le differenze su cui l’Eustat ha fatto luce riguardo alla spesa relativa alle varie tipologie di istruzione: nell’istruzione la spesa è in linea con la media nell’educazione primaria, mentre è lievemente più bassa per l’istruzione secondaria, e ancora più in calo per l’educazione terziaria ovvero universitaria e post universitaria e nella ricerca.

Il mondo dell’università e della ricerca, ancora oggi in Italia non riesce ad ottenere investimenti che possano aumentare l’occupazione nelle strutture universitarie: la spesa in percentuale sul Pil nell’educazione terziaria è allo 0,8% in media Ue e allo 0,3% in Italia, mentre la percentuale sulla spesa pubblica nell’Ue si attesta in media sull’1,6% e in Italia sullo 0,7%. Questo significa che l’italia si trova alla fine di una lunga classifica delle spese relative all’istruzione nell’Ue, lontana dai risultati relativi alla spesa tedesca per lo stesso settore, ovvero pari allo 0,9% sul Pil, e 2% sulla spesa pubblica.

In Italia è la Protezione sociale registra la spesa più alta

Per quanto riguarda invece il settore della protezione sociale l’Italia spende il 21,5% del Pil (19,5% la media Ue), si trova dunque tra i primi posti dopo Finlandia, Francia, Danimarca e Austria.

Una spesa maggiore per l’Italia spetta invece per i servizi generali, un’area in cui sono inclusi gli interessi sul debito, le spese per gli organi elettivi, e la maggior parte delle spese per il funzionamento della pubblica amministrazione.

Tra i dati forniti da Eurostat, in quest’area l’Italia spende l’8,9% del Pil (a fronte del 6,7% medio Ue), e il 17,4% della spesa pubblica a fronte del 13,9% in Ue (un risultato comunque minore rispetto a quello che si è registrato nel 2013 quando la percentuale era del 17,5% ).

La sanità invece è un settore su cui l’Italia spende circa il 7,2% del Pil.

Eurostat: ecco in cosa eccelle l’Italia rispetto al resto dei Paesi dell’Ue

Un altro dato importante riguardo all’economia del Bel Paese riguarda la spesa pubblica dell’Italia sul Pil, che supera la media dell’Ue: nel 2014 eravamo al 51,3% rispetto a una media del 48,2% dei Ventotto. A superare l’Italia spendendo di più in spesa pubblica, vi sono la Finlandia (58,1%), la Francia (57,5%), la Danimarca (56%), la Svezia (51,8%) e il Portogallo (51,7%).

Mentre la Germania e la Gran Bretagna sono i Paesi che in spesa pubblica investono meno, registrando rispettivamente il 44,3% e il 43,9%.

  • capperaio

    Ecco perchè ci possiamo permettere di essere governati dai Berlusconi, Monti e Renzi.