L’Europa è in ripresa: ma siamo sicuri?

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Secondo quanto affermato dalla Banca Centrale Europea, la seconda parte del 2013 e il successivo 2014 saranno contraddistinti da una graduale ripresa. Non solo: i rischi per le prospettive economiche dell’area euro sembrano essere decisamente orientati al ribasso, mentre la riduzione del rating francese (da parte di Fitch) e italiano (da parte di Standard & Poor’s) hanno avuto impatti molto limitati sui mercati obbligazionari.

Come se quanto sopra non bastasse per alimentare le tenui fiamme della positività, il bollettino precisa come dopo sei trimestri di contrazione dell’attività nell’eurozona gli indicatori del clima di fiducia mostrano qualche evidente miglioramento, pur su bassi livelli, e pur sull’aleatorietà della stabilizzazione delle attività economiche.

Il bollettino della Bce non è tuttavia fonte di sole soddisfazioni. Al di là dell’ottimismo (di facciata o sostanziale), l’istituto monetario pone l’attenzione sui pericoli che la timida ripresa dei prossimi mesi possa essere inficiata da nuove turbolenze e scoramenti. Proprio a tal fine Mario Draghi ha precisato di non avere alcuna intenzione di mollare l’attuale strategia di politica monetaria, mantenendola in uno stato particolarmente accomodamene finché sara necessario: ne consegue che – senza alcuna sorpresa – i tassi di interesse di riferimento ufficiale rimarranno sugli attuali livelli (“o inferiori“, si legge nel bollettino) per un prolungato periodo di tempo.

Introduzioni a parte, veniamo ai numeri. La Banca Centrale Europea si dimostra sì ottimista verso il futuro ma, intanto, provvede a rivedere ulteriormente al ribasso le stime di crescita del prodotto interno lordo dell’area euro. Per il 2013 la stima scende di altri 0,2 punti percentuali passando dal precedente – 0,4% all’attuale – 0,6%. Per il prossimo anno la stima è stata contratta di 0,1 punti percentuali con una crescita che sarà limitata non più all’1%, bensì allo 0,9%. Infine, per il 2015 la previsione risulta essere ridotta della stessa entità, passando dall’1,6% all’1,5%.

Oltre alla riduzione delle stime sul futuro a breve e medio termine, vi è un altro grave nodo che sembra preoccupare i politicanti monetari: il mercato del lavoro. Contrariamente al clima di positività che aveva interessato la parte introduttiva del lavoro della Bce, le stime sul mercato del lavoro sono più nere che grigie, con un tasso di disoccupazione che a fine anno toccherà il 12,3%, e salirà (almeno) al 12,4% nel corso dell’anno successivo.

Proprio per questo motivo – si legge ancora nel documento Bce – l’istituto richiede ai Paesi di attuare senza indugio le riforme strutturali che possano promuovere la competitività, la crescita e la creazione dei posti di lavoro, rimuovendo le rigidità dello stesso mercato, riducendo gli oneri amministrativi e spingendo verso il rafforzamento della concorrenza nel mercato dei beni e dei servizi. Misure che la Bce ha considerato “essenziali” per abbassare il livrello di disoccupazione nelle fasce più giovani della popolazione, e utili per poter contenere o ridurre i disavanzi sul medio termine.