L’Europa è una polveriera. Le previsioni più tragiche

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Un articolo di Panorama mette in guarda gli europei sulla nuova tempesta in arrivo. L’Europa è una polveriera pronta a esplodere. Colpa dei meccanismi della finanza, delle medicine cattive dei governanti e, ovviamente, della crisi dell’economia reale.

L’autore dell’articolo apre il pezzo con un’affermazione dell’ex ministro Giulio Tremonti il quale, nonostante l’inadeguatezza delle misure da lui stesso messe in campo ai tempi del suo ministero, si è sempre mostrato consapevole della situazione (è stato uno dei primi a prevedere nel 2007 l’arrivo di una crisi memorabile). Tremonti considera semplicemente come una cosa sola quello che è accaduto dal 2008 in poi e considera la crisi come l’esplosione delle contraddizioni del sistema economico-finanziario globale.

La lunga serie di Cassandre inizia però con un appunto. La finanza cresce quando l’economia reale cala. Quando ci sono segni di ripresa, quando Draghi dimostra di avere la situazione sotto controllo, i rendimenti finanziari crollano. Quando si registrano richiami all’austerity, la finanza vola. La finanza, quella speculativa s’intende, gioca dunque al tanto peggio tanto meglio. E visto che qualche potere ce l’ha, è lecito pensare che in futuro forzerà le maglie dell’economia reale al fine di giungere a un progressivo collasso.

Il meccanismo malvagio che regola la finanza è spiegato da un semplice fatto: si basa sul nulla.

Da tempo staccata dall’economia reale, la finanza crea ricchezza fittizia, specula sulle speculazioni. Non è un caso che trent’anni fa il giro d’affari della finanza non superava i 500 miliardi di dollari, mentre oggi supera addirittura i 70mila miliardi. Soldi che non corrispondono all’economia reale.

L’Europa è una polveriera perché sta assumendo via via le sembianze di una tavola apparecchiata per gli avvoltoi finanziari. L’economia reale peggiora e si sta per entrare in un circolo vizioso simile a quello del 2011: l’economia va male, speculazione, l’economia va ancora peggio, austerity per risanare il bilancio, crollo dei consumi, nuovo crollo dell’economia e nuova speculazione.

L’inizio della fine potrebbe giungere entro la fine dell’anno. Se quest’estate si rivelerà calda come quella del 2011, si renderà necessaria ai paesi del Sud Europa una manovra da 75 miliardi. Nel 2011 le manovre lacrime e sangue sono state realizzate perché c’era ricchezza da attaccare. Oggi, dopo due anni di recessione nera e cinque anni di crisi, il limone è già bello che spremuto. Dunque si creerà un precedente: un prelievo forzoso e soprattutto imponente dai conti correnti dei cittadini (un caso simile ci fu nel 1992 in Italia ma si trattò di pochi spiccioli). A quel punto le speranze per crescere economicamente saranno andate ormai in fumo: con la ricchezza dissolta come neve al sole nessuno comprerà più nulle e le attività produttive si avvieranno verso un declino inesorabile. E l’Europa diventerà una gigantesca città aperta, aperta e indifesa al cospetto degli speculatori.

Il circolo vizioso potrebbe non iniziare mai, per fortuna. Dipende tutto dalla Germania: se la Corte tedesca darà il via all’acquisto di titoli da parte della Bce ci sarebbero i presupposto per creare uno scudo anti-speculatori. La scadenza è fissata a settembre, quando il supremo organo di giustizia della Germania si pronuncerà.