Europa: il piano economico del M5S e dei loro omologhi stranieri

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Il 2014 potrebbe essere l’anno della resa dei conti in Europa. La guerra verrà combattuta tra i fautori dell’austerity e chi, di contro, di austerity non vuole più sentire parlare. Probabilmente, però, lo scontro avverrà tra chi è “per il sistema” e chi è “contro il sistema”. Questo particolare è dovuto principalmente alla situazione sociale che si è venuta a creare nel Continente: la povertà, la disoccupazione e il deterioramento delle condizioni di vita ha provocato e sta provocando rabbia nell’elettorato e questa rabbia coinvolge istituzioni prima ritenute intoccabili, come l’euro e l’Unione Europea.

Esistono però contestatori e contestatori. Ogni Stato, ogni panorama politico nazionale, ha almeno un partito anti-sistema. I percorsi sono però spesso diversi e, nonostante il punto d’arrivo (l’aspra critica allo status quo) sia spesso simile, molto vario è il punto di partenza e le caratteristiche sostanziali. Va da sé che, a variare, sono anche le ricette proposte.

I due partiti anti-Europa (o con velleità di questo tipo) più importanti sono il Fronte Nazionale, francese, e il Movimento Cinque Stelle

In passato le due formazioni politiche sono stati accostati e ritenuti praticamente contigui l’una con l’altra. Questo accostamento ha causato problemi soprattutto ai grillini, che da sempre devono difendersi dalle accuse di fascismo (e il Fronte Nazionale è un movimento post-fascista). Negli ultimi mesi, ad ogni modo, l’opinione pubblica ha assistito a un brusco allontanamento. Essenzialmente, è stato il Movimento 5 Stelle a smarcarsi dal partito francese. Successivamente, anche quest’ultimo ha sottolineato i punto di divergenza rispetto alla creatura di Beppe Grillo. Al netto delle necessità di comunicazione (“Il M5s non è fascista”) esistono differenze importanti, soprattutto per quel che riguarda il rapporto con l’Europa e i provvedimenti da prendere in sede comunitaria.

Il Fronte Nazionale è contro l’euro e l’Unione Europea e lo è “senza sé e senza ma”. Essendo profondamente nazionalista, non vede di buon occhio la cessione della sovranità nazionale. E’ proprio lo strumento “Unione Europea” a essere, in questa particolare visione, fortemente aborrito.

Il Movimento 5 Stelle non crede che l’Unione Europea sia dannosa a prescindere. Piuttosto, è dannoso questo tipo di Unione Europea. Una Ue “delle banche”, per utilizzare un’espressione cara ai contestatori, lontana dai cittadini. In quest’ottica, l’obbiettivo non è distruggere l’Europa, bensì cambiarla.

La conseguenza di questa differenza si proietta nel capitolo “ricette”. E’ ovvio che quelle avanzate dal Fronte Nazionale siano sostanzialmente più vaghe, più semplici. Molto banalmente, i francesi vogliono l’annullamento dei trattati europei. Grillo e compagnia varia, piuttosto, vogliono mettere mano su alcuni vincoli che, secondo loro, contribuiscono – o contribuiranno – al peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei. In particolare, il Movimento 5 Stelle chiede:

L’annullamento del Fiscal Compact, che sancisce a partire dal 2015 l’obbligo, per gli Stati, di colmare la misura eccedente del debito pubblico a un ritmo pari al 5% all’anno (concretamente, l’Italia dovrà versare 50 miliardi all’anno).

Possibilità, da parte della Banca Centrale Europea, di emettere eurobond per facilitare il finanziamento degli Stati.

Istituzione di un referendum per la permanenza nell’euro nel caso in cui i due punti precedenti non venissero concessi.