Europa in crisi: ecco perchè l’euro non c’entra

Anche l’ultima campagna elettorale è stata giocata sull’euro. Euro sì, euro no. Sembra che la moneta unica sia l’unica responsabile dei disastri dell’Europa o, viceversa, l’unica soluzione agli stessi. Il punto cruciale, però, non è l’euro. Lo è piuttosto tutto ciò che vi gravita attorno, il contesto e le sue regole.

La verità è che l’Europa – non si sa per quale motivo – è stata costruita male. Ciò per due motivi. In primo luogo, la base teorica dell’impianto europeo è estremamente parziale, e si compone di tutte quelle teorie che, all’epoca delle stipula dei trattati fondamentali (es. Maastricht 1993) andavano per la maggiore. Secondariamente, le regole dell’Unione Europea sono spesso in contraddizione con alcuni modelli economici fondamentali, che persino gli studenti al secondo anno di economica conoscono.

Perché sono stati commessi questi due errori? Il primo è un errore sostanzialmente politico: ha vinto l’idea che a quel tempo sembrava più forte: il liberismo. Il secondo errore è invece meno spiegabile; probabilmente c’erano alcuni interessi nazionali da proteggere, o forse un “lavoro pulito” sarebbe coinciso con un salto ideologico prematuro per quel periodo: la cessione di una quota troppo rilevante di sovranità nazionale.

Quest’ultima affermazione può sembrare criptica, ma diventa chiara se si analizza qual è il vero difetto dell’impianto comunitario. La distorsione più grande è la violazione delle Teorie delle aree valutarie ottimali, prodotta da Rober Mundell nel 1961. Questa definisce le caratteristiche che una zona deve possedere per “ospitare” una moneta unica senza subire distorsioni e asimmetrie. Ebbene, tutte queste caratteristiche – o la maggior parte di esse – non sono presenti nell’Unione Europea.

  1. Mobilità del lavoro. I lavoratori devono essere liberi di lavorare dove le condizioni sono più favorevoli. Soprattutto, le imprese devono essere libere, e facilitate in questa attività, di assumere lavoratori provenienti da altre zone. In Europa la mobilità è da un lato facilitata dal Trattato di Shengen ma è anche compromessa da alcune barriere, come quella linguistica.
  2. Integrazione fiscale. Questo concetto è più difficile. E’ ovvio come una zona, per quanto omogenea possa essere, si compone di sotto-aree più sviluppate e di altre meno sviluppate. Accade anche all’interno degli Stati. In questi ultimi, però, i “poveri” vengono sostenuti da un sistema che tende, a livello fiscale, redistribuire il denaro. Se tale meccanismo fosse assente, la parte ricca diventerebbe creditice nei confronti di quella povera. Ebbene, questo meccanismo in Europa non esiste perché ogni membro dell’Ue ha una fiscalità propria. Anzi, i paesi del Sud sono stati abbandonati nel momento peggiore, quello della speculazione finanziaria. Non è un caso, quindi, che la Germania tenga in pancia i debiti di Italia, Spagna e Grecia e, di conseguenza, ne controlli i movimenti.

Un altro motivo per il quale l’Europa non funziona riguarda la struttura della Bce. Questa, caso unico al mondo, non può agire da Banca Centrale. Non può stampare moneta, quindi non può stimolare degnamente l’economia. Non può nemmeno acquistare titoli europei per mettere i PIIGS al riparo dalla speculazione finanziaria.

Insomma, è un problema di regole. La moneta unica in sé è un’ottima idea, ma non può liberare le sue potenzialità all’interno di un sistema che produce così tante asimmetrie e contraddizioni.