L’Euro morirà: teorie di Nordvig, reporter della Guerre delle Valute

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Si definisce un reporter, Jens Nordvig, responsabile della Fx Strategist alla banca di Nomura. Secondo lui è in atto una vera e propria guerra di valute, estesa a livello planetario, e intende raccontarla. Non solo, nel libro – di recente uscita – “La caduta dell’Euro” ne profetizza la fine. Fine che, come si intuisce dal titolo, non arriderà a noi europei.

A dire il vero, il termine “guerra di valute” non è stato coniato da Jens Nordvig. Il primo a pronunciare è stato l’allora presidente del Brasile, Luiz Inácio da Silva, che intendeva descrivere in modo colorito le misure anti-crisi adottate da Europa e Stati Uniti. Misure che provocarono una svalutazione delle rispettive monete – quanto realmente intenzionale non si sa – e un aumento della competitività nell’export che andava a discapito delle economie emergenti, a quel tempo “immobili” poiché colpite solo marginalmente dalla crisi.

Ad ogni modo, secondo Nordvig, l’euro attualmente non sta combattendo la guerra della valute. Sta facendo di peggio: sta fungendo da campo di battaglia. Questo per due motivi principali. In primo luogo, L’Unione Europa, e nella fattispecie l’Eurozona, non dispone – per trattato – degli strumenti che invece possono essere messi in campo da Stati Uniti, Giappone, Cina e persino Regno Unito, che fa parte sì dell’Ue, ma che ha mantenuto la sua sterlina. Dunque, non può svalutare con la stessa intensità e la stessa velocità con cui lo fanno gli altri. In secondo luogo, l’Europa è dominata attualmente da uno mainstream ultra-liberista che pone come priorità l’equilibro di bilancio sulla crescita economica. Questo si concretizza con l’impossibilità di svalutare a piacimento, visto che sono proprio le politiche di “squilibro” a deprezzare le divise nazionali.

Perché Nordvig pensa che l’Europa fungerà da campo di battaglia? Perché, semplicemente, non potendo entrare in campo, sarà il campo. Tradotto in termini realistici, tutte le monete “giocanti” si sfideranno a deprezzarsi l’un l’altra, ma tutte svaluteranno nei confronti dell’euro. E dunque tutte le economia, lottando a chi riesce a essere più competitiva, diventeranno più competitive dell’Europa.

Nordvig riserva molto spazio al capitolo “consigli”. Consiglia all’Europa di modificare l’attuale assetto dell’euro. Così com’è, non va: è una moneta troppo rigida, cucita su misura dell’economia tedesca – l’economista parla di un super-marco mascherato – che poco si adatta agli altri membri dell’Eurozona. Dunque, l’Ue dovrebbe mettere mano ai trattati per consegnare alla Bce armi più “pericolose” di quelle che ha attualmente a disposizione. Nordvig non parla esplicitamente di Quantitative Easing – un simile consiglio farebbe storcere il naso e chiudere il libro ai vertici Ue e Nordvig si vuole porre come consigliere – ma il riferimento, seppur implicito, c’è. In maniera chiara e inequivocabile si parla del mantenimento del tasso di riferimento ai minimi, unica vera misura di politica monetaria espansiva che Draghi può mettere in campo. Si parla anche di un nuovo LTRO, ossia il programma di rifinanziamento delle banche, ma questa volta sostenuto da una forward guidance decise, eterodossa, diretta allo scopo: ridurre il credit crunch, mettere denaro in circolo. Il rischio è che accade quanto accaduto la volta scorsa: l’impiego del denaro ricevuto nell’acquisto di titoli di debito, e credit crunch invariato.

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