Euro contro Dollaro: l’infinita guerra delle valute

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La terza guerra mondiale? Si sta combattendo da anni e si protrae sotto gli occhi dell’intero mondo, sebbene più silente e meno rumorosa di quelle alle quali siamo abituati ma potenzialmente più devastante e pericolosa: si tratta della guerra tra il dollaro e l’euro che dal 1999 e con maggior forza dal 2002, quando fu introdotta la prima banconota contante della zona euro, si tiene sul campo del più grande mercato di valute, la Forex, e capace di condizionare gli investimenti mondiali.

Perché il dollaro teme l’euro

Il dollaro è considerato la valuta mondiale, essendo la moneta di riferimento sia del petrolio che dell’oro. Tutti i paesi forniscono merci e servizi all’America in dollari che può stampare la moneta senza limiti, ciò ha comportato che il mondo fosse vincolato ad un unica valuta. Questo permette all’America di essere egemone incontrastato del commercio mondiale e riferimento principale sul Forex, fino a quando nel 1999 non nacque l’euro, usata prima come moneta virtuale e prodotta in contanti per la prima volta nel 2002. In breve tempo l’euro divenne la seconda valuta mondiale, insediandosi in maniera significativa nella ex Unione Sovietica, in Asia ed in Africa e divenendo, tra le diverse valute che si scambiano sul Forex, la vera antagonista del dollaro. Ma fu nel novembre del 2000, quando l’Iraq decise di scambiare il proprio petrolio con l’euro, che la moneta unica europea si impose come vera pericolosa minaccia allo strapotere del dollaro sul mercato delle valute, aumentando cosi il suo valore del 17%. Da allora l’euro ha acquisito sempre più quota rispetto al dollaro sul mercato Forex, e le diverse vicende economiche europee e americane hanno portato le due valute a scontri ferrati ed a continui incrementi e decrementi dei loro valori quotati sul mercato di scambio Forex. Potenzialmente tutto il mondo potrebbe di colpo abbondare il dollaro, come riferimento delle valute o dei propri investimenti, in virtù dell’euro che per questo può essere considerato l’unico e vero tallone d’Achille degli Stati Uniti d’America.

Dal 2002 ai giorni nostri: Super-euro, minaccia non solo per il dollaro

L’andamento del cambio dell’euro rispetto al dollaro è in grado di condizionare gli investimenti sui mercati internazionali e di incidere in maniera significativa sui fatturati delle multinazionali. Per le imprese, che basano il proprio fatturato sull’export, il super-euro incide negativamente sul bilancio aziendale. Uno studio condotto da Intesa Sanpaolo stima un riduzione del 3% per le esportazioni ad ogni rivalutazione dell’euro rispetto al dollaro del 10% in relazione alle quotazioni su Forex. Ciò spinge le multinazionali a non poche preoccupazioni che potrebbero comportare ingenti perdite e il decremento degli investimenti se l’euro dovesse salire a 1,50 dollari: soglia non cosi lontana dal reale valore dell’euro. Infatti le ultime tre settimane sono state caratterizzate da un euro a quota 1,38 dollari per poi riscendere a 1,35 in attesa delle nuove disposizioni della banca centrale europea. Il super-euro, nell’attuale contesto economico di crisi, rischia di indebolire la stessa zona euro rendendo meno conveniente l’importazione di beni dall’Europa e gli investimenti aziendali. Sia il Tesoro Statunitense che il Fondo Monetario Internazionale sono concordi nel ritenere che l’andamento dell’euro rischia di destabilizzare l’intera Europa e di generare una nuova crisi di dimensioni mondiali. Economisti autorevoli sono convinti che l’eterna guerra tra le due valute debba finire in parità attraverso la svalutazione dell’euro sul Forex cosi da favorire l’export, l’inflazione e gli investimenti, vantaggi che si tradurrebbero in un abbattimento del debito della zona euro. Per cui dopo un decennio di scontri e di indebolimento del dollaro la soluzione per rilanciare l’economia mondiale sembra essere il pareggio delle due monete, creando cosi un bipolarismo monetario che permetterebbe una distribuzione equa del denaro e consentirebbe alle multinazionali di basare le proprie strategia di marketing effettivamente sulla qualità, la competitività e gli investimenti, indipendentemente dagli andamenti delle due valute.