EUR/GBP, il cambio si consolida a 0,88 e punta verso l’alto

Il cambio tra euro e sterlina inglese riapre le negoziazioni in leggero calo, ma comunque mantenendo un saldo supporto a 0,88. Le elezioni europee non hanno interrotto il rally in corso da ormai oltre un mese, che sta riportando il cambio verso il target di 0,90 che ormai non veniva toccato da inizio anno. Siamo comunque di fronte ad uno scenario macroeconomico molto particolare: alle spalle ci sono le recenti elezioni europee, davanti a noi le battute conclusive della vicenda Brexit.

Sicuramente i prossimi mesi potranno riservarci delle sorprese, cosa che non si dice spesso in merito al cambio EUR/GBP. Dal dicembre 2015 abbiamo visto un costante rialzo dell’euro, dovuto in parte a Brexit ed in parte alle politiche economiche delle due banche centrali. Da 0,77 siamo passati ad un’oscillazione perpetua tra 0,90 e 0,85, che si protrae ormai da diverso tempo. Ora potrebbe arrivare un’importante rottura a rialzo.

L’analisi macroeconomica

Quanto ai fondamentali, l’euro ha tutte le buone ragioni per preparare un’ascesa importante. A fine anno l’addio di Mario Draghi alla BCE rivelerà, molto probabilmente, un sostituto che vorrà rialzare i tassi di interesse centrali. Molto dipenderà anche dalle decisioni politiche, ma pare chiaro che ormai anche i paesi membri meno sviluppati stiano attraversando un periodo di crescita positivo.

Dall’altra parte, il Regno Unito versa in tutt’altro che piacevoli condizioni. Decine di miliardi di euro in impegni economici e finanziari con l’UE stanno vacillando; la tutela delle istituzioni finanziarie, vero motore dell’economia britannica, potrebbe venire meno in caso di un no-deal. I dialoghi proseguono ancora infruttuosi, mentre ci sono parlamentari eletti a partecipare in un Parlamento in cui non dovrebbero essere presenti.

Le ultime elezioni europee hanno rivelato anche che in caso di un secondo referendum non ci sarebbe grande chance di veder vincere il fronte remain. Sembra chiaro che bisognerà rispettare la volontà elettorale, mediando nel modo più efficiente possibile un’uscita che si rivelerà probabilmente molto costosa.

Per il momento la scadenza data dall’Europarlamento è a luglio, data in cui i neoeletti parlamentari dovrebbero insediarsi. Nel frattempo Theresa May ha rassegnato le sue dimissioni come premier, il 24 maggio, senza indicare un vero e proprio successore. Questo ha gettato ulteriormente il Regno Unito nel caos, non sapendo chi dovrà rappresentare lo UK nei dialoghi con l’Unione. Anche la visita di questi giorni del presidente USA, Donald Trump, verrà comunque gestita come se la May fosse ancora premier.

La situazione è quantomai caotica, proprio in un momento in cui il cambio tra la sterlina ed il dollaro si appresta a ritornare sul fatidico livello di 0,90. Sarà molto importante capire quale direzione prenderà il grafico non appena raggiunta questa soglia, perché macroeconomicamente parlando potremmo essere pronti ad un nuovo livello di resistenza; sul lungo periodo, potrebbe addirittura essere 1.00.

A cosa stare attenti

Prima di tutto bisognerà seguire le vicende dei prossimi giorni, quando il Regno Unito si sveglierà con un nuovo Primo Ministro in carica. Non sarà affatto semplice trovare un nome che possa andar bene all’intero Parlamento, ma allo stesso tempo l’ipotesi di andare a nuove elezioni comprometterebbe la possibilità di tentare un ultimo dialogo.

Oltre a piacere al Parlamento, il nuovo premier dovrà piacere anche ai mercati finanziari. Un esponente politico particolarmente a favore della Brexit, anche se questa dovesse comportare costi rilevanti, rischierebbe di trovare più appoggio in aula che sui trading floor. Al contempo questa è l’ipotesi più probabile, perché la rappresentanza del fronte del dialogo è ormai esigua. Anche il voto delle ultime elezioni conferma che l’uscita dall’UE rimane un’opzione estremamente popolare presso gli elettori.

Quanto alla valuta europea, di fronte a noi non ci sono particolari eventi che potrebbero mutare il corso del suo andamento. Sicuramente ci sono economie, come l’Italia, che devono dimostrare di saper continuare ad aumentare il PIL e rimanere al passo con la crescita degli altri stati. Nel complesso, però, se l’uscita della Gran Bretagna dovesse concludersi con un no-deal questo nuocerebbe sicuramente di più alla nazione anglofona.

Sul medio termine queste saranno le variabili che andranno maggiormente ad influenzare il cambio EUR/GBP; sul breve, invece, bisogna rimanere vigili per un eventuale raggiungimento della resistenza a 0,90.

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