ETF: record per la raccolta nel 2017

Il 2017 non è stato solo l’anno del Bitcoin, ma anche degli ETF. Acronimo di Exchange traded funds. Negli Stati Uniti sono stati lanciati negli anni ‘90, mentre in Italia sono previsti solo dal 2002. Nel solo mese di novembre 2017, l’ammontare di denaro registrato con gli ETF, è di 10,4 miliardi di euro. Mentre nell’ottobre 2017, è stato di 7 miliardi di euro.

Questi numeri incredibile si verificano in un contesto in cui il mercato delle azioni e dei bond sta beneficiando di una crescita economica ormai solida nei Paesi sviluppati; alla quale occorre abbinare un miglioramento macroeconomico altrettanto consolidato a livello mondiale. Vediamo meglio i numeri registrati dagli ETF. Inoltre, il 2017, è stato l’anno in cui è cresciuto l’interesse verso i mercati finanziari, con le keywords economiche molto ricercate. Tra cui Bitcoin, mercati finanziari, bolla, partito comunista cinese, India, titoli azionari.

Boom di ETF azionari nel 2017

Guardando i numeri più nello specifico, notiamo come gli ETF azionari abbiano attratto 6,8 miliardi, più della metà del flusso totale nel mese di novembre 2017. A cosa si deve? I motivi vanno ricercati in un miglioramento delle condizioni economiche in seno all’area Euro e in un impatto positivo della riforma fiscale negli Stati Uniti, che prevede un drastico taglio delle tasse. Riforma fiscale voluta da Trump appannaggio delle imprese che però ha suscitato anche qualche scetticismo, in quanto in passato si è già verificato che pure lasciando in tasca alle aziende i soldi delle tasse, esse non li hanno utilizzati per creare occupazione o rinnovare il proprio parco macchinari. Bensì hanno finito per distribuirli in utili.

Ma a parte questi dubbi da parte degli analisti, i fatti parlano chiaro: sia Europa che Usa hanno beneficiato di investimenti consistenti nel corso di novembre. Ad incidere però anche due fattori: il buon rapporto rischio/rendimento sul mercato del credito degli Stati Uniti, il quale prosegue nel suo avere appeal con il proseguimento dei tassi di interesse ai minimi; e le parole di Mario Draghi, presidente italiano della BCE, il quale ha accresciuto l’interesse verso gli ETF obbligazionari europei Investment Grade.

Diverso il discorso dell’Asia. Dove sono in leggero calo i flussi verso il mercato azionario del Giappone, che negli ultimi mesi del 2017 era invece stato in grado di attrarre un forte interesse da parte degli investitori. Gli afflussi sono rimasti comunque solidi, in quanto in generale è migliorato tutto il comparto macroeconomico giapponese.

Risultato da record anche per il cosiddetto fixed income, termine con il quale si identificano gli ETF a reddito fisso che investono il loro patrimonio in titoli obbligazionari sia statali che di società private, replicando il più fedelmente possibile il loro andamento. Infatti, per questi titoli gli afflussi sul mercato sono triplicati a fine 2017, tanto da raggiungere quota 3 miliardi di euro. Come ci sono riusciti? Grazie soprattutto all’interesse attorno le obbligazioni societarie Investment Grade, che hanno raccolto 1,6 miliardi di euro.

Da inizio 2017, gli afflussi verso gli ETF sono arrivati a sfiorare i 90 miliardi di euro. Un valore incredibilmente superiore rispetto ai 17 miliardi di euro del precedente massimo storico toccato nel 2015. Ciò significa che il trend viene da lontano e non ha fatto altro che consolidarsi nell’anno appena trascorso.

Etf record 2017, il boom di iShare

Tra le società, nel boom degli Etf del 2017, è da evidenziare la Crescita record per iShares, divisione ETF di BlackRock. Il numero uno al mondo nel business degli ETF ha chiuso il 2017 con afflussi record pari a 246 miliardi di dollari. Contribuendo non poco a portare per la prima volta il settore globale degli ETF a un patrimonio gestito complessivo (AUM) pari a oltre i 4,5 trilioni di dollari.

Le masse gestite di iShares hanno chiuso il 2017 a quota 1,754 trilioni di dollari, fra cui 1,33 trilioni di dollari in azioni e 427 miliardi di dollari in titoli a reddito fisso e afferenti alle materie prime. Negli Stati Uniti la crescita record con afflussi netti pari a 201 miliardi di dollari. Come ha fatto notare la stessa iShares con un comunicato stampa, gli Etf hanno registrato una crescita eccezionale nel 2017, in quanto il passaggio alla gestione patrimoniale a pagamento ha incoraggiato l’impiego di strumenti con portafogli a basso costo.

Gli istituzionali hanno incrementato l’utilizzo di ETF iShares trasversalmente alle classi di attività nonché nei portafogli tattici e di buy-and-hold.

ETF perché sono scelti

Quali sono le ragioni del successo degli ETF? Svariati sono i motivi che spingono i risparmiatori a scegliere di orientarsi con più insistenza verso questi prodotti di investimento. Il primo secondo gli analisti è la politica monetaria del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che con il suo Quantitative easing – il programma di riacquisto dei titoli degli stati appartenenti alla zona euro – ha di fatto azzerato i rendimenti di chi opera nel reddito fisso. Come spiega spiega Fergus Slinger, Co-Head of iShares Sales EMEA di BlackRock: «Gli Etf sono utilizzati da una gamma sempre più diversificata di investitori. Gli istituzionali stanno adeguando il loro approccio di investimento in risposta alle mutevoli dinamiche di mercato, tra cui l’attività della Banca Centrale, la maggiore volatilità del mercato in occasione di eventi come la Brexit e le elezioni statunitensi, unitamente alle continue sfide di liquidità per il reddito fisso».

Gli investitori istituzionali scelgono gli Etf per la loro liquidità e per il facile accesso, che consentono ai mercati in cui gli operatori intendono investire. E poi ci sono le nuove regolamentazioni bancarie, che hanno alterato la funzionalità del reddito fisso e dei derivati, che ha avuto come effetto il drenaggio della loro liquidità. Per cui gli investitori sono stati spinti a cercare valide alternative. Un’indagine di GreenWich Associates, ha rivelato come ben l’86% dei fondi ha confermato di avere un quarto dei propri asset investiti in Etf. E un terzo tra loro che oggi li usano, hanno in progetto di incrementare la loro posizione, sia in equity che in bond. Uno su quattro che non ha una posizione in Etf, aveva dichiarato la propria intenzione di farlo entro il 2017.

Gli investitori istituzionali europei hanno investito in media il 7,7% dei loro asset in Etf. I più usati sono i prodotti che investono in azioni, in particolar modo quelli delle grandi aziende internazionali. Ma nel 2016 anno ha avuto un discreto successo pure il mercato dei bond Etf. In questo caso, le preferenze vanno sugli high yield e sugli investment grade. Nel 2017, gli investitori si sono orientati verso gli Etf che per loro saranno in grado di offrire una ottima performance. E a quanto pare i preferiti saranno i fondi che investono maggiormente nell’azionario dei mercati sviluppati ed emergenti.

La classifica stilata da JustEtf, piattaforma specializzata nel settore dal nome eloquente, ha conferma lo scenario con i panieri India, Corea del Sud e i Paesi cosiddetti emergenti. Stando allo studio di Greenwich Associates, su un campione composto da 132 investitori istituzionali a livello europeo, le compagnie di assicurazione risultano essere i principali utilizzatori di Etf, superando gli asset manager. Quasi 6 fondi pensione su 10 adoperano gli Etf. Il 60% dunque, in confronto al 40% del 2015.

Boom Etf 2017: le ragioni anche nei suoi vantaggi

Gli Etf si sono fatti preferire nel 2017 anche perché sono strumenti finanziari di risparmio gestito di tipo ibrido, in quanto uniscono alcune delle caratteristiche tipiche dei titoli azionari con altre proprie dei fondi comuni d’investimento. Sono fondi a gestione passiva, perché seguono gli indici o i panieri che duplicano, senza alcun intervento del gestore. Oltre alle azioni, i sottostanti possono essere, come per i fondi comuni, sia in liquidità che in obbligazioni. Solo se un titolo esce dal listino, l’Etf può subire modifiche.

Altrimenti prosegue spedito per la propria strada. Gli Etf rappresentano di fatto un’alternativa all’investimento in fondi comuni aperti e, soprattutto, ai cosiddetti “fondi indice”, presentando di fatto 3 vantaggi:

  • riduzione delle formalità burocratiche
  • i tempi di sottoscrizione o rimborso
  • i profili commissionali in genere più convenienti

Gli Etf sono facili da comprare in quanto sono quotati sulla borsa valori. Al contempo, la quotazione consente a chi vuole disinvestire di uscire velocemente dal prodotto senza dover aspettare che la società di gestione intervenga. Senza dubbio, la liquidità è un vantaggio notevole soprattutto per chi non affronta l’investimento con l’ottica del cosiddetto “cassettista” e si associa alle commissioni più basse, dovute alla mancanza di una gestione attiva.

ETF, fate largo a russi e brasiliani

Sempre justEtf ha fornito ad inizio 2017 una classifica relativa agli Etf. Dalla quale si evince come la top five parli il brasiliano e il russo. Il migliore Etf 2016 è stato infatti l’Etf Lyxor Brasil che ha replicato l’indice Bovespa, il paniere azionario della Borsa di SanPaolo, mettendo a segno un guadagno del 75%, seguito con una performance positiva del 70,4% da Msci Brazil, che a differenza del precedente raggruppa solo i più grandi e liquidi titoli brasiliani. A concludere il podio è sempre un Etf brasiliano: l’indice Stoxx Europe 600 Basic Resources, che scommette sui titoli europei delle aziende attive nel settore delle risorse naturali.

Chiudono la Top five due ETF russi: Msci Russia (+59,7%), un fondo collocato da iShares di Blackrock, che replica fedelmente l’andamento di un indice composto da American Depository Receipt e Global Depository Receipt. I quali a loro volta rappresentano società russe. Chiude la Top five Russian Depository (+59,2%) che imita le ricevute di deposito più liquide dei titoli azionari russi negoziati sulla borsa valori di Londra.

Ma LifeEtf non manca di farci conoscere anche i peggiori: a guidare la classifica come peggior Etf 2016 è stato il fondo Lyxor S&P500 Vix Futures Enhanced Roll con un crollo del 34,4%. L’indice offre un’esposizione sulla volatilità implicita attesa dell’indice S&P 500. Scambiando dinamicamente i future VIX a breve ed a media scadenza, offre un’esposizione economica alla volatilità. Lo segue con un calo del 21,9% l’Etf di iShare che duplica l’indice Ftse Epra/Nareit United Kingdom, un paniere che racchiude le investment trust (REIT) e le società immobiliari quotate del Regno Unito. La Flop Five è chiusa da Msci China (-16,8%), Csi 300, che segue le top aziende cinesi (-15%) e Sonia (-13,92%), relativo la mercato monetario britannico.

Qui si evince quindi un duplice paradosso: tra i migliori c’è il Brasile, Paese con sacche di società paragonabili al Quarto mondo, ma la cui borsa di San Paolo è cresciuta in questi anni del 75%. viceversa, vanno maluccio i cinesi, malgrado quest’anno potrebbero superare gli Usa come superpotenza mondiale. Almeno questo è anche ciò che prevede la veggente bulgara Baba Vanga. La stessa che ha previsto, tra le altre cose, l’11 settembre, l’affondamento del sottomarino russo, la vittoria di Obama.

Per la Top Five e Flop Five 2017 occorre attendere qualche mese.

Etf, cos’è la gestione passiva

Cosa sono gli Etf? E come funzionano? Gli exchange-traded fund sono un tipo di fondi d’investimento e appartengono agli ETP (Exchange Traded Products). Vale a dire alla macro famiglia di prodotti a indice quotati. Rientrano nella gestione passiva e sono quotati in borsa con le stesse modalità di azioni ed obbligazioni. Per gestione passiva si intende il fatto che il loro rendimento è legato alla quotazione di un indice borsistico e non all’abilità di compravendita del gestore del fondo. Tale indice può essere azionario, per materie prime, obbligazionario, monetario, o altro ancora. Il gestore si limita a verificare la coerenza del fondo con l’indice di riferimento, nonché correggerne il valore in caso di scostamenti. Lo scostamento fra la quotazione del fondo e l’indice di riferimento può rientrare in pochi punti percentuali (1 o 2%).

E’ proprio la “gestione passiva” a rendere tali fondi molto economici, con spese di gestione di solito minori al punto percentuale, e quindi molto competitivi nei confronti dei fondi attivi. La loro diversificazione grande o enorme, unita alla negoziazione borsistica, li rende competitivi nei confronti dell’investimento in singole azioni e meno rischioso.

Occorre però dire che il minore rischio si riferisce agli ETF comuni, giacché esistono anche ETF prettamente speculativi, specifici per il trading giornaliero: a leva, invertiti, o a leva invertita.

Etf in quali settori utilizzarli

Gli ETF si stanno lasciando preferire in questi ultimi anni anche perché permettono di investire in molti settori dell’economia mondiale come:

• liquidità

• indici obbligazionari

• mercati azionari geografici

• materie prime

• settori merceologici

Differenze tra ETF, ETC e gli ETN

Con ETP (acronimo di Exchange Traded Products) si intende la macro famiglia di prodotti ad indice quotati, di cui fanno parte gli ETF, gli ETN (Exchange Traded Notes) e gli ETC (Exchange Traded Commodities). Detto degli Etf, cosa sono gli altri?

  • Gli ETN sono titoli di debito che replicano un indice non azionario (esempio l'”indice di volatilita” VIX; oppure un paniere di materie prime)
  • Gli ETC replicano invece un indice riferito ad una materia prima: può riferirsi ai prezzi “a pronti”, oppure alle quotazioni dei futures
  • Gli ETN, e quindi anche gli ETC, a differenza degli ETF, sono delle note bancarie e non dei fondi. Questo significa che l’ETN/ETC è simile ad un’obbligazione senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice.

Quindi, gli ETN/ETC sono, a differenza degli ETF, soggetti al rischio controparte. Nel caso di fallimento dell’emittente il sottoscrittore di un ETN/ETC rischia di perdere il proprio capitale investito. Per ovviare a questo problema molti emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN/ETC. Ciò significa che accantonano su di un conto separato e indipendente, una somma di denaro o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN.

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