ETF petrolio: come investire e quale scegliere

quanto costerà benzina
Il prezzo del petrolio resta un'incognita per il futuro

Investire sul Petrolio resta sempre una valida alternativa per chi opera da tempo in Borsa o chi si affaccia al mondo del trading per la prima volta. L’unica pecca di investire nel petrolio è il fatto che questa materia prima è soggetta ad alta volatilità nel suo valore. Molti tra i Paesi che ne sono maggiormente possessori, vivono del resto un’alta instabilità politica e civile o tendono spesso a speculare facendo tra loro “cartello” (si pensi ai paesi aderenti all’OPEC), oppure giocano sul fatto che le energie rinnovabili sono ancora marginali e il petrolio resta la principale fonte di energia al Mondo. Ciò significa, come per tutti i titoli dall’alta volatilità in Borsa, che potenzialmente permettono ottimi guadagni. Ma il rischio di un crollo del suo valore è sempre dietro l’angolo.

Un limite del Petrolio, per la sua natura, rispetto ad altre materie prime e beni di rifugio è che può essere acquistato solo tramite contratti che ne rispecchiano il valore. Quindi non acquistato materialmente per essere tenuto in casa o in cassette di sicurezza bancarie, aspettando che il prezzo del mercato renda conveniente venderlo. Almeno che non si voglia acquistarne litri e litri in barili, ma è una opzione alquanto scomoda e poco pratica. Salvo in casi estremi, come in vista di scioperi prolungati dei benzinai o in caso di scarsi approvvigionamenti dai Paesi fornitori all’orizzonte. Lì vendere petrolio “materialmente” può davvero essere conveniente.

Ma tornando a condizioni più realistiche, vediamo di seguito un valido strumento finanziario per investire nel petrolio: gli ETF.

Sommario

ETF, cosa sono e quali vantaggi presentano

Prima di entrare nel merito degli ETF sul petrolio. Vediamo per sommi capi cosa sono gli ETF. Quest’ultimo è un acronimo col quale si indica l’Exchange Traded Fund, ovvero una determinata categoria di fondi comuni di investimento gestiti in modo non attivo. Cosa significa quest’ultimo punto? Che vengono gestiti in ossia assenza di un gestore umano in grado di decidere in che modo è meglio investire. Rientrano nella branchia degli ETP (Exchange Traded Products), un gruppo più vasto di prodotti ad indice quotati.

Un vantaggio di investire negli ETF è che la gestione richiede bassi costi e ciò può renderli vantaggiosi per chi si affaccia per la prima volta nel mondo del trading online. Si pensi che tali costi si aggirano solitamente intorno generalmente vicini allo 0,10% annuo sul capitale investito. Mentre quelli di un fondo tradizionale intorno all’1% annuo (dieci volte di più). Il loro rendimento è strettamente legato a quello di uno specifico paniere (definito col termine anglosassone benchmark). E ciò, oltre ai bassi costi richiesti dalla loro gestione, è un altro vantaggio degli ETF: a differenza dei comuni fondi di investimento, sono meno rischiosi, perché questi ultimi presentano un rendimento che potrebbe essere esponenzialmente migliore o peggiore del sottostante selezionato dal gestore cui fa riferimento.

I panieri collegati agli ETF sono una miriade. Per quanto concerne il petrolio, che ci interessa in questa sede, bisogna far riferimento a un Indice di materie prime. La loro gestione è di tipo passivo poiché il loro rendimento è collegato strettamente alla quotazione di un indice borsistico anziché all’abilità di un gestore. Il quale ha il compito solamente di verificare l’effettiva coerenza del fondo con l’indice di riferimento ed eventualmente correggere il suo valore nel caso si verificano discostamenti. Tale differenza deve essere di pochi punti percentuali (1 o 2 %).

Gli ETF, infine, offrono quotazioni in tempo reale, come i titoli azionari.

Perché conviene investire su ETF Petrolio

Nell’incipit abbiamo parlato di volatilità del prezzo del Petrolio. Investire negli ETF Petrolio può risultare vantaggioso poiché il trend del suo valore sta andando verso il basso. In particolare, dall’estate del 2014, quando il prezzo dell’oro nero è iniziato a crollare e molti trader stanno traendo profitto proprio investendo sui crolli tramite investimenti “short” (puntando ovvero sul ribasso), per poi cavalcare le correzioni al rialzo andando “long”.

Come funzionano gli ETF sul Petrolio ?

Oltre ai vantaggi detti in precedenza, gli ETF sul Petrolio si mostrano vantaggiosi per i meno esperti di trading per la loro semplicità di utilizzo. Funzionano in questo modo: l’investimento sul greggio viene fatto dal fondo stesso che può utilizzare anche i derivati. Da parte sua il trader o investitore sceglie quanto investire in ETF al fine di puntare sull’andamento del prezzo del greggio.

Tipi di ETF Petrolio

Ogni società che ha degli ETF ha un suo ETC (Exchange Traded Commodities) che segue l’andamento del prezzo del petrolio.

Si pensi che solo a Piazza Affari esistono all’incirca 25 ETF (200 ETC circa). I tipi di ETF sul petrolio dipendono da quale investimento vogliamo fare. I principali sono:

  • ETF petrolio short (al fine di puntare sul ribasso);
  • ETF petrolio long (per puntare invece sul rialzo);
  • ETF petrolio a leva (al rialzo o al ribasso): amplifica i movimenti di un suo sottostante di riferimento. Particolarmente interessanti sono gli strumenti a leva 2, definiti così poiché raddoppiano su base giornaliera le performance del future, che sia in positivo o in negativo. Quelli definiti a leva 3, sono più adatti per il trading di brevissimo (anche il cosiddetto intraday), ma poco convenienti per un investitore;
  • ETF petrolio WTI: benchmark americano e acronimo di West Texas Intermediate, è il principale riferimento del petrolio statunitense, quotato a New York (NYMEX);
  • ETF petrolio Brent: benchmark inglese/europeo, si riferisce invece al petrolio che viene estrapolato nel Mar del nord e viene quotato a Londra. Viene considerato altresì il benchmark principale per le transazioni mondiali. Come per il precedente, le quotazioni vengono espresse in dollaro per barile (quest’ultimo misurato in 159 litri di prodotto). La loro negoziazione è continua, con orario 00.00-23.00. Il suo prezzo è in genere più elevato, sebbene i movimenti di entrambi siano alquanto collegati.
  • ETF petrolio hedged (che funziona contro il rischio derivante dal cambio, considerando che la quotazione del petrolio avviene in dollari americani);
  • ETF sui derivati del petrolio (esempio molto semplice è ovviamente la benzina).

Quali sono i criteri per scegliere gli ETF sul Petrolio

Per comprendere al meglio su quali ETF Petrolio puntare, gli esperti suggeriscono tre fattori da tenere presente:

  1. Liquidità: può essere considerato il fattore più importante giacché . l’ETF scelto deve godere di volumi tali per i quali lo si possa vendere quando vogliamo senza dover aspettare qualche condizione. Vieppiù, gli ETF che abbiano scarsa liquidità in genere danno anche uno spread alquanto svantaggioso per il trader; il tutto ovviamente a discapito del rendimento per chi investe.
  2. Costo: anche se i costi relativamente bassi vengono annoverati tra i vantaggi di questo strumento finanziario, ovviamente dipende sempre. Gli ETF comprendono anche i costi di gestione al suo interno, detratti ovviamente al loro rendimento, e si aggirano in una forchetta che va dallo 0,3 e all’un percento ogni anno. A tale costo occorre aggiungere la commissione che viene richiesta dai broker. La quale rappresenta il loro guadagno.
  3. Tasse: gli ETF sono sottoposti ovviamente a tasse. Su questo punto, suggeriamo di prestare attenzione al suo Paese di provenienza giacché ugli investimenti provenienti dall’estero sono applicate tasse più alte. A tal fine, suggeriamo di scegliere ETF petrolio quotati sulla Borsa Italiana e quindi armonizzati con il Fisco italiani.

Alternative agli ETF Petrolio

Se da quanto detto fin ad ora gli ETF sul Petrolio non vi hanno convinto, vi diciamo anche che esistono delle valide alternative. Come i Futures e gli ETC.

I Futures sul petrolio

I futures sono dei contratti mediante i quali i due contraenti sono obbligati reciprocamente a scambiarsi, ad una determinata data di scadenza, una prestabilita quantità di barili di greggio ad un prezzo prestabilito. Il lotto di negoziazione è predefinito in mille barili, mentre il valore delle quotazioni sono espresse in dollari americani. Alla fine del contratto il prezzo varierà, e ciò è il meccanismo su cui si fonda il guadagno del trader tramite futures. Quindi, se il trader ritiene che il prezzo del greggio salirà nel giro di pochi mesi, rileverà un contratto future al fine di guadagnare sul differenziale di prezzo. Se invece le quotazioni sul petrolio si abbassano, all’investitore conviene cedere il future.

I contratti future principali si caratterizzano per la loro scadenza trimestrale, sebbene poi pochi di essi si convertono in veri e propri scambi a fine contratto. Infatti, quasi tutti i future sono liquidati poco prima la scadenza del contratto, per avviare un nuovo contratto ed evitare di cedere davvero il bene tangibile oggetto del future. Tale strategia viene definita Roll Over. Questa strategia non può essere messa in pratica dal trader senza l’ausilio della intermediazione di un broker.

ETC sul Petrolio

Acronimo di Exchange Traded Commodity, trattasi di strumenti finanziari che si caratterizzano per il fatto di replicare passivamente la performance della materia prima a cui si riferiscono. Pertanto, il loro prezzo è direttamente legato all’andamento dell’asset. Gli Etc consentono al trader di prendere posizione sul Petrolio, mentre gli Etf agiscono su interi segmenti di mercato anziché su singoli asset. Gli Etc si differenziano poi dai succitati futures poiché l’investitore non deve per forza rivolgersi a un broker per agire sul mercato. Ciò significa che sono investimenti diretti.

Altra differenza coi futures riguarda il fatto che gli Etc non necessitano la riposizione da un contratto all’altro, e non comportano alcun costo per sostituire i contratti in scadenza. Tali costi sono infatti già inclusi nella spesa. Gli Etc consentono di ottenere un’esposizione a un rendimento assoluto che include 3 differenti componenti:

  • il rendimento spot, che scaturisce dall’oscillazione del prezzo del future;
  • il rendimento collegato al rolling, che può anche essere negativo e si tratta del rendimento associato all’attività di sostituire i future che stanno scadendo, consentendo di mantenere la posizione su un determinato sottostante;
  • il rendimento del collaterale, ossia quello che deriva dall’interesse ottenuto investendo nel collaterale, vale a dire nello strumento finanziario che garantisce l’acquisto di derivati.

Per scegliere gli ETC dobbiamo tener presente questi fattori:

  • Lo spread: la differenza che intercorre tra la migliore proposta in acquisto e la migliore proposta in vendita, lo spread (in italiano tradotto col termine differenziale) può così allargarsi o restringersi;
  • performance degli indici: questo fattore va preso in considerazione se si decide di tenere l’ETC nel proprio portafoglio titoli per una giacenza maggiore ad una singola seduta di negoziazione di Borsa.
  • Il posizionamento degli stop loss (traducibili in italiano con limiti alle perdite), qualora la quotazione cali velocemente, al fine di difendersi da eccessive perdite.

1.3. Acquisto titoli operanti nel settore petrolifero

Terza alternativa agli ETF è quella di acquistare i titoli azionari legati alle compagnie petrolifere quotate in borsa. Si pensi alla britannica BC Group o alla “nostra” Eni. Giusto per citarne due.

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