ETF Energie Rinnovabili: i migliori per investire nella clean energy nel 2026
Diciamocelo chiaramente: il tema della transizione energetica è ormai uscito dai libri di testo per diventare una realtà economica di primissimo piano. Solare, eolico, idroelettrico, le fonti rinnovabili non sono più un’opzione di nicchia per gli investitori attenti alla sostenibilità, bensì il cuore pulsante di un comparto capace di attrarre flussi di capitale senza precedenti.
I numeri parlano da soli: secondo l’IEA, nel 2025 gli investimenti globali nelle rinnovabili hanno raggiunto 780 miliardi di dollari, dentro una spesa energetica complessiva che ha toccato quota 3.300 miliardi, un record storico. E nel solo 2024, la nuova capacità installata nel mondo ha sfiorato i 700 GW, segnando il ventiduesimo anno consecutivo di crescita record.
Se sei un investitore che vuole cavalcare questo trend senza dover selezionare singole azioni di aziende solari o eoliche, gli ETF energie rinnovabili sono probabilmente la risposta più sensata.
Con un solo strumento quotato in borsa, puoi replicare un indice settoriale intero, a costi contenuti e con la liquidità tipica dei mercati regolamentati.
In questa guida trovi tutto quello che ti serve per scegliere: un confronto aggiornato al 2026 sui principali ETF clean energy disponibili in Italia e in Europa, con dati reali su TER, patrimonio gestito, indici replicati e rendimenti storici.
Perché il comparto rinnovabile è diventato un pilastro degli investimenti
Andiamo prima di tutto a vedere qualche dato perché è importante.
I numeri della crescita globale: capacità e investimenti 2024-2026
Quando l’IEA pubblica un rapporto e parla di record per il 22° anno consecutivo, è difficile ignorare il segnale.
Nel 2024 sono stati installati 700 GW di nuova capacità rinnovabile a livello globale, una cifra che supera l’intero parco elettrico di molte grandi nazioni. E le proiezioni al 2030 sono ancora più ambiziose: +4.600 GW in sei anni, di cui circa l’80% proveniente dal fotovoltaico, il comparto con i costi in discesa più rapida.
Dietro questi numeri ci sono scelte industriali e politiche precise. La Cina guida la corsa con il 60% delle nuove installazioni mondiali e potrebbe anticipare di cinque anni i propri obiettivi rinnovabili al 2035.
In Europa, il Green Deal ha stanziato oltre 200 miliardi di euro: una scommessa industriale su chi produrrà l’energia del futuro.
Per chi investe in ETF sulle energie rinnovabili, questo contesto è molto favorevole, ma non privo di complessità.
Le forze politiche e normative che guidano la transizione
Nessun comparto è così dipendente dalla politica come le rinnovabili. In Europa il Fit for 55 impone obiettivi di riduzione delle emissioni vincolanti.
Negli USA, l’Inflation Reduction Act (IRA) ha messo sul tavolo circa 370 miliardi di dollari in incentivi fiscali per la clean energy, una cifra sufficiente a spostare gli equilibri dell’industria globale.
Ma c’è un rovescio della medaglia. I sussidi governativi possono essere ridotti, le priorità politiche cambiano, e le tensioni geopolitiche, soprattutto tra USA e Cina, i due principali mercati per molti ETF clean energy, possono creare turbolenze improvvise. Il rischio normativo è reale e non deve essere sottovalutato: prima di acquistare un ETF sulle energie rinnovabili, vale la pena capire quanto il fondo dipenda da specifici incentivi statali.
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Opportunità e rischi per l’investitore nel settore clean energy
Il 2022-2024 è stato un bagno di sangue per chi aveva puntato sugli ETF azionari del settore. iShares INRG, il riferimento del comparto, ha perso il 6.45% nel 2022, poi il 20.21% nel 2023 e addirittura il 26% nel 2024.
Ha recuperato nel 2025 ma dal lancio rimane comunque in perdita.
Tre anni di rosso consecutivi che avrebbero messo a dura prova qualsiasi investitore. La causa? Il rialzo dei tassi di interesse da parte di FED e BCE: le aziende rinnovabili, spesso altamente indebitate e con flussi di cassa proiettati nel lungo termine, soffrono particolarmente in questi contesti.
Il 2025 ha poi portato un recupero deciso (+44% per INRG), e l’inizio del 2026 conferma il rimbalzo con un YTD a +12.62%. Morale: questo è un comparto ciclico, con forte correlazione inversa ai tassi.
Non è per chi ha fretta, ma per chi riesce a ragionare su un orizzonte di almeno cinque-sette anni.
Come funzionano gli ETF Clean Energy: struttura e meccanismi
Indici settoriali replicati: S&P Global Clean Energy, Solactive, NASDAQ Clean Edge
Non tutti gli ETF energie sulle rinnovabili sono uguali, e la prima grande differenza sta nell’indice che replicano.
L’S&P Global Clean Energy Index, utilizzato da iShares INRG, è selettivo: raccoglie i 30 maggiori operatori globali della clean energy.
Il Solactive Clean Energy di L&G RENW è più generoso, con 66 titoli che coprono l’intera filiera, dalla produzione alle reti intelligenti, dalle batterie all’efficienza energetica.
Il World Alternative Energy Index (Amundi/Lyxor ENER) fissa la soglia al 40% dei ricavi da fonti alternative, includendo 40 aziende di dimensioni rilevanti.
La scelta dell’indice si traduce in conseguenze pratiche: un indice a 30 titoli garantisce purezza tematica ma aumenta il rischio di concentrazione su singoli emittenti.
Non a caso, nell’iShares INRG un solo titolo, pesa per il 10.97% del portafoglio. Un’esposizione che può essere un vantaggio in fase di rally, ma che pesa se quel titolo attraversa una crisi.
Replica fisica vs sintetica e copertura valutaria
Buona notizia: tutti i principali ETF energie rinnovabili disponibili in Europa utilizzano la replica fisica totale.
Il fondo compra direttamente le azioni dell’indice, senza swap o derivati di controparte. Più trasparente, meno rischi nascosti.
Sul fronte valutario, invece, la questione è più delicata. La maggior parte degli ETF clean energy è denominata in dollari USA, il che introduce un rischio di cambio EUR/USD che può amplificare o attenuare i rendimenti in euro.
L’L&G RENW è un’eccezione parziale: circa il 46% del portafoglio è denominato in euro, riducendo l’esposizione valutaria rispetto a fondi puramente orientati ai mercati USA e asiatici. Se investi stabilmente in euro, questo è un dettaglio che non devi trascurare.
Puoi trovare tutti i migliori ETF che trovi qui sotto anche nel nostro motore di ricerca di ETF(clicca qui per cercare qualsiasi ETF)
Confronto principali ETF energie rinnovabili quotati in Europa
| ETF (Ticker) | ISIN | TER | AUM (€) | Indice Replicato | Valuta | Borsa IT |
| iShares Global Clean Energy (INRG) | IE00B1XNHC34 | 0,65% | ~3,2 mld | S&P Global Clean Energy | USD | Sì |
| L&G Clean Energy (RENW) | IE00BK5BCH80 | 0,49% | ~355 mln | Solactive Clean Energy | USD | Sì |
| Amundi MSCI New Energy (ENER) | FR0010524777 | 0,60% | ~824 mln | World Alternative Energy | EUR | Sì |
| Invesco Solar Energy | IE00BM8QRZ79 | 0,69% | ~132 mln | MAC Global Solar Energy | USD | Sì |
| First Trust Clean Edge (QCLN-UCITS) | IE00BDBRT036 | 0,60% | ~14 mln | NASDAQ Clean Edge | USD | No |
Fonte: BlackRock, L&G, Amundi, Invesco, Borsa Italiana
Criteri di selezione: TER, liquidità, AUM e tracking error
Quando si confrontano ETF energie rinnovabili in euro, quattro numeri fanno la differenza. Il TER ovvero il costo annuo di gestione, varia nel segmento tra 0.49% (L&G RENW) e 0.69% (Invesco Solar): una differenza apparentemente piccola che si accumula nel tempo. Con 10.000 euro investiti per 10 anni, un TER di 0.20 punti in più può tradursi in centinaia di euro di rendimento ceduto.
L’AUM, cioè il patrimonio gestito, è invece il termometro della liquidità: sotto i 50 milioni di euro gli spread bid-ask tendono ad allargarsi e il rischio di chiusura del fondo aumenta.
Poi c’è il tracking error, lo scostamento tra ETF e indice benchmark, che nei fondi a replica fisica si mantiene generalmente sotto lo 0.5% annuo. Infine, scegli la classe ad accumulazione (Acc) se non hai bisogno di reddito corrente: reinveste i dividendi automaticamente e ti risparmia la gestione fiscale delle cedole.
I Migliori ETF Energie Rinnovabili quotati in Europa nel 2026
iShares Global Clean Energy Transition UCITS ETF (INRG) — ISIN IE00B1XNHC34
Se dovessi indicare un solo ETF energie rinnovabili come punto di riferimento del mercato, sarebbe quasi certamente questo.
Con circa 3,2 miliardi di euro di patrimonio gestito e una storia che risale al luglio 2007, l’iShares INRG è lo strumento più liquido e più conosciuto del segmento.
Replica fisicamente il S&P Global Clean Energy Index, una selezione dei 30 principali operatori globali della clean energy, da Plug Power (10.97% del portafoglio) a Enphase Energy (5.35%) fino alla utility austriaca Verbund (4.83%).
La distribuzione geografica è ampia ma non uniforme: USA al 36.34%, Europa intorno al 28%, Cina al 13.54%. Il settore utilities pesa il 46% del portafoglio.
Il TER è 0.65% e il profilo di rischio SRRI si attesta su 5/7. Come dicevamo, il triennio 2022-2024 è stato duro, tre anni di perdite consecutive, con il 2024 a -26%, ma il 2025 ha restituito +44% e il 2026 parte con un YTD di +12.62%.
Per chi ha retto la volatilità, il rimbalzo c’è stato.
L&G Clean Energy UCITS ETF (RENW) — ISIN IE00BK5BCH80
Se l’iShares INRG è il campione di liquidità, L&G RENW è la scelta di chi vuole pagare meno e diversificare di più.
Il Solactive Clean Energy Index che replica include 66 titoli, più del doppio rispetto al concorrente iShares, distribuiti lungo l’intera catena del valore della transizione energetica: produzione, reti, efficienza, stoccaggio.
Il TER è 0.49% annuo, il più basso del confronto. Il patrimonio gestito si aggira sui 355 milioni di euro, meno liquido di INRG ma adeguato per importi retail.
Il profilo SRRI è leggermente più alto (6/7) per la presenza di più titoli growth.
Il rendimento YTD 2026 è +10.35%, mentre la performance a cinque anni si ferma a +0.98% — riflesso delle difficoltà 2022-2024. Un dettaglio che apprezza chi investe in euro: circa il 46% del sottostante è denominato in euro, il che riduce l’esposizione al cambio EUR/USD. Un’alternativa concreta a INRG per chi privilegia efficienza di costo e diversificazione.
Amundi MSCI New Energy UCITS ETF Dist (ENER) — ISIN FR0010524777
Questo fondo ha una storia lunga quanto quella di iShares INRG: nato come Lyxor New Energy nel 2007 e poi passato ad Amundi, oggi è uno dei più consolidati del segmento con oltre 824 milioni di euro in gestione.
E’ anche il secondo per patrimonio tra quelli analizzati. Replica il World Alternative Energy Index, che seleziona 40 aziende con almeno il 40% dei ricavi da energia alternativa. TER: 0.60% annuo, distribuzione dividendi annuale.
La composizione è piuttosto “difensiva” rispetto agli altri fondi del confronto: Schneider Electric (14.26%), Iberdrola (12.57%) e NextEra Energy (12.09%) dominano il portafoglio con quasi il 40% del peso totale.
Grandi utility consolidate, con flussi di cassa prevedibili. Il risultato? Il rendimento YTD 2026 è il più alto del gruppo (+17.36%), verosimilmente trainato dal buon momento delle utility europee.
Se cerchi esposizione alle rinnovabili con un profilo più tranquillo, questo ETF merita attenzione.
Invesco Solar Energy UCITS ETF e First Trust Clean Edge
Vuoi puntare tutto sul solare? L’Invesco Solar Energy UCITS ETF (ISIN IE00BM8QRZ79) replica il MAC Global Solar Energy Index, un indice specializzato esclusivamente sul fotovoltaico.
Con TER 0.69% e AUM intorno ai 132 milioni di euro, è un prodotto più di nicchia rispetto ai competitor globali. La concentrazione è netta: USA al 55.9%, settore tech al 41.7%, profilo SRRI 6/7.
Ha messo a segno un +48% nel 2025, prestazione eccezionale ma coerente con l’alto rischio dello strumento. Non per i deboli di cuore.
Il First Trust Nasdaq Clean Edge Green Energy UCITS ETF (ISIN IE00BDBRT036) è invece il più piccolo del gruppo, con soli 14 milioni di euro in gestione, una dimensione che solleva interrogativi sulla liquidità e sul rischio di chiusura del fondo.
TER 0.60%, focus su aziende americane innovative nel bio combustibile, solare e batterie. Interessante come esposizione tematica, ma la liquidità ridotta lo rende poco adatto a chi opera con importi significativi.

Elaborazione webeconomia.it su dati BlackRock, L&G, Amundi, Invesco
ETF Energie Rinnovabili su Borsa Italiana e in Euro
ETF energie rinnovabili borsa italiana: quotazioni e accesso
La buona notizia è che non devi aprire un conto in Lussemburgo per comprare questi strumenti.
iShares INRG (ticker INRG.MI), L&G RENW e Amundi ENER sono tutti quotati su Borsa Italiana nel segmento ETFplus, accessibili da qualsiasi broker abilitato durante gli orari di contrattazione standard (09:00-17:30 CET).
Puoi acquistarli in euro, anche se il NAV sottostante è calcolato in dollari.
Un punto su cui spesso si fa confusione: lo stesso ETF può avere più classi con ISIN diversi. Nel nostro motore di ricerca di ETF infatti se noti ce ne sono molti simili.
La classe a distribuzione (Dist) stacca cedole periodiche, tipicamente annuali per questi fondi, mentre la classe ad accumulazione (Acc) reinveste i proventi automaticamente.
Per un investitore italiano che non ha bisogno di reddito corrente, quelli ad accumulazione sono generalmente più efficienti: evita la gestione della tassazione sulle cedole e massimizza l’effetto del reinvestimento composto nel tempo.
Piattaforme e broker per acquistare ETF clean energy in Italia
La scelta del broker non è secondaria, soprattutto se operi con importi contenuti.
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Una nota fiscale che molti investitori trascurano: in Italia, i guadagni su ETF UCITS rientrano nei cosiddetti “redditi di capitale’, tassati al 26%”.
Questo crea un’asimmetria: non puoi usare le minusvalenze degli ETF per compensare le plusvalenze sulle azioni (e viceversa), perché appartengono a regimi fiscali diversi.
È un dettaglio tecnico, ma se mi segui penso che lo saprai già.E’ importante saperlo quando si costruisce un portafoglio che ha dentro questi strumenti.
Riepilogo vantaggi e svantaggi dei principali ETF energie rinnovabili
| ETF | Vantaggio Principale | Limite Principale | Adatto a |
| iShares INRG | Massima liquidità, AUM 3,2 mld € | TER 0,65%, concentrazione 30 titoli | Chi cerca liquidità e brand noto |
| L&G RENW | TER più basso (0,49%), 66 titoli | AUM inferiore (355 mln €) | Chi vuole efficienza di costo |
| Amundi ENER | Utility difensive, profilo stabile | Minore esposizione a titoli growth | Profilo conservativo/moderato |
| Invesco Solar | Puro solare, alto potenziale | Alta volatilità, focus USA 56% | Investitore risk-on long-term |
| First Trust UCITS | Focus innovazione tech USA | AUM minimo (14 mln €), spread alto | Non raccomandato per i piccoli importi |
Fattori di Rischio e analisi della composizione degli ETF
Concentrazione geografica e settoriale: USA, Cina, Europa
Uno degli aspetti meno discussi degli ETF energie rinnovabili è la concentrazione geografica, che può risultare sorprendente per chi si aspetta un fondo “globale’”bilanciato.
Nel caso di iShares INRG, USA e Cina insieme pesano quasi il 50% del portafoglio: due mercati con dinamiche geopolitiche spesso in tensione, dove le politiche governative possono cambiare rapidamente. Un dazio sulle celle solari cinesi, una revisione degli incentivi IRA negli USA, eventi di questo tipo si riflettono direttamente sul valore del fondo.

Gli ETF energie rinnovabili per l’Europa come RENW e ENER offrono un profilo geografico più equilibrato, con una quota europea rilevante che riduce la dipendenza dagli scenari nordamericani e asiatici.
Se ti preoccupa l’esposizione alla Cina o alla politica energetica americana, questi fondi possono rappresentare un’alternativa più adatta.
Puoi anche combinare strumenti diversi: ad esempio, un ETF globale (INRG) con uno a prevalenza europea (ENER) per costruire un’esposizione geograficamente più distribuita.
Volatilità storica e profilo di rischio del settore
Andiamo a vedere poi qualche dato sulla volatilità.
Dati di rischio e performance comparati dei principali ETF energie rinnovabili
| ETF | SRRI (1-7) | YTD 2026 | Perf. 2025 | Perf. 2022-2024 | TER |
| iShares INRG | 5/7 | +12,62% | +44,0% | -6,5% / -20,2% / -26,0% | 0,65% |
| L&G RENW | 6/7 | +10,35% | +n.d. | n.d. | 0,49% |
| Amundi ENER | 5/7 | +17,36% | n.d. | n.d. | 0,60% |
| Invesco Solar | 6/7 | +11,50%* | +48,0% | n.d. | 0,69% |
| First Trust UCITS | 6/7 | +8,20%* | n.d. | n.d. | 0,60% |
*Stima webeconomia.it. Fonte: BlackRock, Yahoo Finance— Marzo 2026
Abbiamo stimato alcuni dati sulla base dei dati pubblici. Tutti gli ETF sulle energie rinnovabili analizzati si collocano su profilo di rischio 5/7 o 6/7, che è molto più alto rispetto a un ETF azionario globale diversificato (tipicamente 4/7).
La volatilità non è solo teorica: il triennio 2022-2024 per iShares INRG è stato tra i più duri nella storia recente degli ETF tematici, con perdite cumulate superiori al 45%.
Il meccanismo è abbastanza chiaro: le aziende che lavorano nel settore delle rinnovabili sono spesso altamente indebitate e dipendono da flussi di cassa futuri per giustificare le loro valutazioni.
Quando i tassi salgono, quei flussi futuri valgono meno in termini attuali, e le quotazioni scendono. Quando i tassi si stabilizzano o scendono, come nel 2025, il settore rimbalza con forza.
È un pattern che devi capire bene prima di investire: la volatilità fa parte del gioco.
L’impatto delle politiche ESG sulla costruzione degli indici
Abbiamo parlato molte volte di criteri ESG anche per settori impensabili (es: criptovalute).
Gli ETF sulle energie rinnovabili hanno quasi tutti una classificazione SFDR Articolo 8 o Articolo 9, il che significa che integrano criteri ambientali, sociali e di governance nella costruzione del portafoglio.
iShares INRG e Rize Environmental vantano il rating ESG più alto (MSCI AA), mentre L&G RENW e First Trust si fermano su MSCI A. Dal dicembre 2022, iShares ha anche modificato la classificazione SFDR di INRG aggiungendo soglie di esclusione per le aziende con emissioni di carbonio troppo elevate.
Cosa significa in pratica? Che alcune aziende, anche quelle operanti parzialmente nelle rinnovabili, possono essere escluse dall’indice per motivi legati ai criteri ESG, riducendo l’universo investibile e aumentando potenzialmente il tracking error rispetto a benchmark non filtrati.
Sembra un paradosso ma è così.
Per chi cerca un portafoglio autenticamente sostenibile è un valore aggiunto; per chi è interessato solo alla performance pura, è una variabile da tenere sotto controllo.
ETF Energie Rinnovabili: le domande frequenti (FAQ)
Non esiste una risposta che vale per tutti. iShares INRG (IE00B1XNHC34) è il punto di riferimento per liquidità e storia, AUM di ~3,2 miliardi di euro, sul mercato dal 2007. L&G RENW (IE00BK5BCH80) è l’alternativa più efficiente in termini di costi (TER 0.49%) e più diversificata con 66 titoli.
Sì, in media il profilo di rischio è più elevato. La concentrazione settoriale e la sensibilità ai tassi d’interesse amplificano la volatilità. Il triennio 2022-2024 lo ha dimostrato in modo inequivocabile.
Assolutamente sì. Scalable Capital e Fineco offrono piani di accumulo mensili su ETF clean energy quotati in Italia. È probabilmente l’approccio più intelligente per questo tipo di comparto: il PAC distribuisce gli acquisti nel tempo, sfrutta la volatilità a proprio vantaggio attraverso il cost averaging e rimuove il rischio di entrare al momento sbagliato.
Considerazioni Finali
Le rinnovabili non sono più una scommessa sul futuro, sono da un po’ di tempo il presente dell’industria energetica globale. I numeri dell’IEA lo confermano: 700 GW di nuova capacità installata nel 2024, 780 miliardi di investimenti nel settore nel 2025, e una traiettoria che punta a +4.600 GW entro il 2030.
Per chi vuole partecipare a questa trasformazione senza dover diventare un esperto di singoli titoli azionari, gli ETF sulle energie rinnovabili sono probabilmente lo strumento più pratico ed efficiente.
In questa guida abbiamo visto qualche nome ma ovviamente sta a te valutare questi fondi e decidere se vale la pena investirci. Ogni ETF ha infatti le sue caratteristiche, i suoi costi, le sue forze e le sue debolezze.
Ma c’è una cosa che vale per tutti: questo comparto non è adatto a chi cerca guadagni rapidi. Il 2022-2024 ha fatto male, il 2025 ha restituito fiducia, e il 2026 è partito bene. Ma la storia ci dice che le oscillazioni saranno ancora parte del percorso. La volatilità innegabilmente c’è in un un settore ancora in fase di consolidamento.
Prima di agire, prenditi il tempo per valutare: qual è il tuo orizzonte temporale reale? Puoi reggere un drawdown del 20-30% senza vendere nel panico?
Se la risposta è sì, allora gli ETF clean energy magari su Borsa italiana, possono fare al caso tuo.
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