ETF Bitcoin in crisi: $4 miliardi in fuga a Giugno, il peggior mese dalla nascita degli ETF spot

Giugno 2026 passerà alla storia come il mese peggiore per gli ETF su Bitcoin.

Giugno 2026 passerà alla storia come il mese peggiore per gli ETF su Bitcoin. I fondi spot quotati negli USA hanno perso 4,06 miliardi di dollari in deflussi netti, battendo il record negativo di 3,56 miliardi di febbraio 2025.

Bitcoin, nel frattempo, è sceso sotto i 60.000 dollari. Al 29 giugno quotava circa 59.700 dollari, giù del 6,8% in una settimana e del 30% circa nel primo semestre 2026. Praticamente ogni altra asset class ha fatto meglio, azioni tech, materie prime, obbligazioni. L’unica a fare peggio è stata Strategy (la ex MicroStrategy di Saylor), crollata del 45%.

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Dati macro non proprio positivi.. I rendimenti dei Treasury americani restano vicini al 4,45%, la Fed ha confermato un atteggiamento restrittivo a giugno, il greggio ha sfiorato i 97 dollari al barile. Bitcoin non paga cedole né dividendi: quando i titoli di stato rendono il 4,5%, tenere BTC ha un costo implicito che molti investitori non accettano più.

Il capitale istituzionale sta migrando verso AI e semiconduttori, e i deflussi dagli ETF lo confermano giorno dopo giorno.

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IBIT perde quasi un miliardo in una settimana

L’ultima settimana di giugno ha totalizzato 1,79 miliardi di deflussi, il secondo peggior risultato settimanale di sempre. Il fondo più colpito è stato IBIT di BlackRock, 66 miliardi di dollari in gestione e 980 milioni bruciati in sette giorni. In una sola sessione ne sono usciti 448 milioni.

Un movimento sotto traccia ha fatto parlare gli addetti ai lavori: un blocco da 1,29 miliardi di dollari su IBIT scambiato in dark pool, 29,2 milioni di azioni a circa 43 dollari l’una. Queste operazioni avvengono fuori dai mercati regolamentati e lasciano pensare a grossi fondi che scaricano posizioni senza far crollare il prezzo.

Gli altri ETF hanno sofferto in modo diverso. ARKB di Ark/21Shares ha perso 109,64 milioni, FBTC di Fidelity 63,42 milioni. Il caso peggiore resta GBTC di Grayscale: 1,2 miliardi di deflussi nel mese, il 35% del totale. La sua commissione dell’1,50%, sei volte quella dei concorrenti allo 0,20-0,25, lo ha trasformato nel fondo da cui si esce per primi quando il mercato gira male.

Deflussi netti ETF Spot 2026

Andamento dei deflussi netti mensili dagli ETF Bitcoin spot USA nel primo semestre 2026. Fonte: dati SoSoValue.

Maggio e giugno: 6,5 miliardi usciti in due mesi

Sommando maggio e giugno si arriva a 6,5 miliardi di dollari di deflussi. Per capire la scala: è l’equivalente dell’intera capitalizzazione di Zcash. Su tutto il primo semestre, i deflussi netti toccano i 5 miliardi, cancellando mesi di accumulo.

Tra il 15 maggio e il 3 giugno non c’è stato un solo giorno di afflussi. Tredici sedute consecutive in rosso, per un totale di 4,33 miliardi, circa 59.400 BTC usciti dai fondi in meno di due settimane. Mai successo dalla nascita degli ETF spot a gennaio 2024.

LIPO di SpaceX del 12 giugno avrebbe dovuto riaccendere l’appetito per il rischio, almeno secondo diversi analisti. Non è successo. L’entusiasmo ha gonfiato i titoli azionari tech, ma le crypto sono rimaste ferme. Il messaggio è stato chiaro: gli investitori istituzionali oggi puntano su chip, data center e modelli AI, non su Bitcoin.

Il dibattito: fuga temporanea o cambio di rotta?

Molte posizioni erano state aperte tra 52.000 e 58.000 dollari nel primo trimestre. Con i prezzi nella stessa fascia ma un outlook peggiore, ha senso incassare e spostare il capitale su asset con rendimento. Presa di profitto razionale, non panico.

Però il contesto macro pesa. La Fed di Kevin Warsh ha cancellato le aspettative di taglio tassi. Il Treasury decennale rende oltre il 4,45%. Il petrolio vicino ai 97 dollari tiene vive le pressioni inflazionistiche. In questa situazione, Bitcoin paga il suo handicap strutturale: non produce niente. E il costo di tenerlo in portafoglio cresce con ogni punto base in più sui Treasury.

Non tutti, però, vendono. Bank of America ha portato la sua posizione in IBIT a 972.590 azioni, circa 37 milioni di dollari. Qualcuno, insomma, vede i 59.000 dollari come un prezzo interessante per comprare. Il mercato istituzionale è spaccato, e la differenza tra le due fazioni deciderà i prossimi mesi.

Cosa potrebbe cambiare la direzione

Con 4,06 miliardi in deflussi e BTC sotto quota 60.000, il mercato vive la sua fase più difficile dall’era pre-ETF. La differenza rispetto al 2022 è che adesso il capitale istituzionale c’è, ed è misurabile. Quando esce, il prezzo lo sente.

Tre fattori potrebbero invertire la rotta, stando agli analisti di Investing.com: petrolio sotto 90 dollari, dati deboli sul lavoro americano che riaprano il discorso sui tagli dei tassi, oppure un segnale accomodante dalla Fed che nessuno si aspetta.

Senza uno di questi catalizzatori, il supporto a 59.000 dollari resta sotto pressione. In caso negativo potremmo ritestare i 55.000 come prossima supporto. In senso opposto, basterebbe un singolo giorno di afflussi netti su IBIT per segnalare che la direzione sta cambiando.

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.