Esportazioni, Pmi italiane superano quelle tedesche

Nel corso della crisi, le micro imprese con meno di 10 addetti, sono anche riuscite a incrementare l'occupazione

Le piccole-medie imprese italiane sono sempre state considerate ‘la spina dorsale’ dell’economia italiana. E lo sono ancora oggi, nonostante una crisi economica ormai quasi decennale. A confermarlo una ricerca Ref presentata in occasione dell’assemblea annuale di Rete Imprese Italia, che sottolinea quanto le Pmi italiane siano ancora molto importanti per l’economia nostrana, anzi, abbiano fatto registrare numeri importanti per quanto concerne occupazione ed esportazioni.

Occupazione in crescita nelle piccole e medie imprese

pmiNel corso della crisi, le cosiddette micro imprese, ossia quelle che hanno meno di dieci addetti, sono riuscite perfino a incrementare l’occupazione, facendo registrare 375mila posti di lavoro in più fra il 2011 e il 2015. ovvero, il periodo in cui la crisi si è fatta sentire più pesantemente nel nostro Paese. Come si legge nella relazione di questo studio, i motivi vanno indicati nel fatto che “È questa la parte della struttura produttiva italiana che si è dimostrata più flessibile rispetto agli effetti della crisi e dove si sono concentrate le iniziative di microimprenditorialità da parte di molti lavoratori rimasti al di fuori dei circuiti produttivi”.

Lo studio sottolinea anche come si sia registrata altresì una crescita del 25% dei laureati impiegati nelle Pmi, pari a 530 mila occupati in più nel 2015 rispetto al 2007. Per quanto riguarda gli addetti alla ricerca e sviluppo rispetto alle maggiori economie, il segmento delle Pmi sta riducendo sensibilmente il gap: il numero di addetti ha difatti registrato un incremento del 48%, pari a circa 16mila addetti in piú rispetto al 2007.

Le Pmi superano quelle tedesche per le esportazioni

esportazioni
Le Pmi italiane stanno attirando anche l’attenzione delle multinazionali straniere

Numeri incoraggianti derivano anche dalle esportazioni. Il numero degli esportatori italiani di piccole dimensioni è pari a ben 180mila imprese al di sotto dei 50 dipendenti, molto più di quelle tedesche (158mila) e francesi (105mila) nella stessa fascia dimensionale. Molte Pmi sono anche esportatrici indirette, ovvero sono legate ad aziende grandi da rapporti di subfornitura o dalla produzione di intermedi. Questa dinamicità non sta passando inosservata alle grandi multinazionali estere, sempre più protese a rilevare anziende di piccole-medie dimensioni protagoniste nelle esportazioni.

La crescita delle esportazioni la si deve anche ai mutamenti nelle relazioni che sovraintendono gli scambi internazionali sembrano aprire negli ultimi anni nuovi spazi alle Pmi. In particolare, la disintegrazione verticale dei processi produttivi e l’organizzazione della produzione secondo le catene del valore globali stanno favorendo le imprese piccole, le quali si specializzano così in un determinato segmento della catena.

Insomma, ottime notizie che danno un pò più di speranza nel futuro incerto delle imprese italiane.

  • A forza di considerarle “la spina dorsale dell’economia” però siamo anche andati incontro a grossi problemi, attenzione!