Esa 2010, ecco come il Governo può “migliorare” il bilancio

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Con l’Esa 2010 il Governo Renzi potrebbe “truccare” (in meglio) il proprio bilancio. Un trucco senza inganno, pienamente leale. Anzi, legalizzato. I termini si sprecano, ma il risultato è solo uno: il Governo Renzi potrà stilare bilanci “più ottimisti” e spendere il segno più per una vittoria. Una manna dal cielo in prospettiva elezioni.

Ma facciamo un passo indietro. Di che novità stiamo parlando?

Esa 2010

L’innovazione tecnica prende il nome di Esa 2010 (European System of National and Regional Account) e rappresenta un protocollo stilato a Bruxelles nel 2010, che entrerà in vigore a partire dall’agosto 2014. Con il suo avvento, il protocollo punta a modificare pesantemente il metodo con cui i Governi nazionali stilano i bilanci di Stato, considerato che alcune voci verranno interpretate in modo diverso.

Per farla breve, un discreto numero di voci che prime erano inserite nella colonna del passivo dello stato patrimoniale, potranno ora avere sorte differente. Il risultato è semplice da intuire: il Pil potrebbe lievitare rispetto all’anno precedente, se non verranno fatte opportune sterilizzazioni. Potrebbe apparire infatti un aumento genuino, ma invece sarà semplicemente un affare burocratico, un trucco, appunto.

I puristi sosterranno tuttavia che dipende da come si guarda lo scenario: le modifiche sono giuste, e quindi negli anni passati è stato considerato un Pil inferiore al valore reale? Oppure le modifiche sono superflue o sbagliate, e quindi si rischia di gonfiare il Prodotto Interno Lordo in modo artificiale e illusorio?

Esa 2010 e riflessi sul Pil

Per ora, non è dato conoscere la risposta a queste domande. Si sa per certo, però, che l’Esa 2010 toglierà un bel po’ di castagne dal fuoco dei vari governi, Italia in primis. Se il Pil sarà più elevato del previsto, il rapporto con il deficit è più basso e il 3%, limite di spesa, si farà più lontano. In estrema sintesi, per un semplice cambio di metodologia, il nostro esecutivo si troverà tra le mani l’opportunità di spendere più denaro di quanto fosse stato lecito aspettarsi.

Tutto molto bello, almeno all’apparenza. Ma quali sono le voci che passeranno da una parte all’altra del fiume? Tra queste spiccano alcuni elementi che prima erano considerate “spesa” e che invece potranno essere capitalizzate. Si tratta fondamentalmente di un pugno di spese in ricerca e militari: in particolare, le spese militari “meritano” di contribuire alla formazione del Pil, quasi per definizione continentale. A dirlo è infatti la stessa Eurostat: “armi o bastimenti militari non si consumano alla fine del loro primo anno (salvo il caso di distruzione in guerra). Questo tipo di armamenti possono essere utilizzati per diversi anni”. Stessa sorte, ma per ora non sono state registrate conferme, potrebbe incontrare parte della spesa previdenziale.

L’Esa 2010, secondo fonti governative (che quindi possono peccare di eccessivo ottimismo), produrrà un balzo del Pil compreso tra l’1,9 e il 2,4%. Qualcosa di molto considerevole quindi. Ovviamente, si tratta di un balzo una tantum, dato appunta dalla differenza di metodo. Il metodo di formazione del Pil del 2016, ad esempio, sarà lo stesso di quello del 2015.

L’introduzione dell’Esa 2010 sortirà effetti reali che vanno oltre la possibilità di produrre più deficit. La variabile Pil è essenziale al calcolo della quota annuale di versare per il Fiscal Compact, sicché la cifra da pagare sarà meno salata del previsto.