Elezioni europee e Spread: cronaca giornaliera di uno strano rapporto

europe-vote-spread

Le evidenti turbolenze dei mercati finanziari italiani sembrano essere strettamente legate a quanto sta avvenendo intorno alle tappe di avvicinamento alle elezioni europee, con le asprezze della campagna elettorale in grado di incrementare le pressioni sui titoli di stato tricolori.

Il timore dei mercati è infatti che possa presto verificarsi un’affermazione da parte dei movimenti euro-scettici: un elemento che secondo quanto affermava il quotidiano La Repubblica, “potrebbe portare ad allentare le attenzioni di bilancio e la politica di austerity o generare rischi di instabilità e quelle tensioni sul governo che i mercati mai apprezzano. Per altri, però, proprio quelle politiche hanno strozzato l’economia e allungato la recessione, della quale ancora si fatica a vedere la fine. E allora i movimenti dello spread restano più che altro di natura speculativa, slegati dalle vicende domestiche, o giustificati dal fatto che il Paese è ancora incapace di crescere, come ha mostrato il calo del Pil nel primo trimestre. In questa pattuglia si mettono gli stessi banchieri, che per bocca del presidente Abi, Antonio Patuelli, minimizzano: “E’ un indicatore prospettico non di lungo termine. Dopo diversi mesi di forte calo, più prolungata è questa discesa più aumenta il rischio di un qualche sussulto”. La speculazione, insomma, è strutturale”.

Al di là delle considerazioni di base, è utile osservare come lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli spagnoli stia continuando ad allargarsi, correndo ora il rischio di superare i 20 punti base quando, appena un anno fa, non vi erano differenze di sorta nel rendimento.

Dall’altra parte del mondo, è interessante comprendere cosa stia avvenendo in Giappone, con la Bank of Japan che ha di fatto rinunciato l’ipotesi di intervenire in maniera ancora più incisiva del passato al supporto dell’economia nipponica. L’istituto monetario dell’arcipelago ha quindi mantenuto invariata la propria politica monetaria, confermando l’obiettivo di un 2% di inflazione. In mattinata, invece ,la bilancia commerciale giapponese aveva registrato un deficit di aprile di 808,9 miliardi di yen, in calo da 1,446 miliardi di yen della precedente rilevazione.