Elezioni europee: Il progetto di ieri, la realtà di oggi

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Nel nostro passato, quando si parlava di Europa si faceva riferimento alla razza indoeuropea, al suo territorio come dimensione fisica, alle sue popolazioni intese come ceppi ben distinti.

Con il passare del tempo questi ceppi hanno acquistato man mano la voglia di primeggiare, l’uno sugli altri e questo lo si è dovuto per prima al fatto che sia il commercio (economia di pace) che le guerre (economia di guerra) hanno messo in moto un motore di conoscenza il quale una volta avviatosi ci ha portato poco alla volta a formulare quell’ambizioso progetto di ieri.

Il progetto dell’Europa Unita.

I nostri padri fondatori hanno raccolto il messaggio della grande terra europea, quella terra dove la civiltà greca prima e quella romana poi, forgiarono le menti, rassodarono l’orgoglio, colmarono gli animi di entusiasmo, spingendosi verso i luminosi obiettivi dell’unità.

Ma il progetto non fu a dire il vero, istantaneo e diretto, perché è doveroso soffermarsi su un preciso periodo della nostra storia altrettanto luminoso di conoscenza.

La scoperta delle Americhe.

L’itinerario del passato, ricco di memoria europea, piantò il seme nelle lontane terre oltre atlantico, un seme pieno di valori e di amore per la famiglia, per la Patria, per la giustizia, per la solidarietà collettiva, per la difesa comune dei popoli appartenenti a razze diverse.

Quel seme europeo piantato in terre lontane, crescendo ed irrobustendosi come albero della democrazia liberale, fu benefattore di esempio per noi perché servì per costruire il nostro progetto di oggi.

Come possiamo osservare il grande disegno dei nostri padri fondatori aveva bisogno, per diventare realtà, di un preciso itinerario, senza il quale forse non saremmo arrivati dove siamo.

A ben osservare il fenomeno dal punto di vista sistemico si può affermare che la materialità dei rapporti tra singoli popolazioni di ceppo europeo e non ha dato luogo alla immaterialità del disegno prima e del progetto poi per comparire come nuova realtà materializzandosi in una forma di Stato Unito quale quello Europeo.

Ma la storia si ripete perché i frutti dell’albero europeo serviranno per i semi di altri popoli i quali si confronteranno con la nostra realtà dalla quale trarranno l’essenziale beneficio.

Un grande lavoro ci attende per salvaguardare tutto quello che finora abbiamo costruito al fine di vedere in un non lontano futuro una Patria comune, un solo grande Stato capace di offrire civiltà e benessere uguaglianza e libertà.

Il sogno europeo nasce nel 1950 con la dichiarazione di Robert Schuman.

Nel 1951 con il trattato di Parigi nasce la CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio).

Nel 1957 nasce la CEE a Roma tra i sei paesi fondatori (Italia, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi).

Nel 1992 il trattato di Maastricht istituisce l’Unione Europea (UE) per una politica economica e monetaria.

Con il trattato di Amsterdam vengono emendati i trattati UE e CE proponendosi di realizzare:

1. Lotta alla criminalità;

2. Promuovere il più alto livello occupazionale;

3. Delineare la politica sociale;

4. Promuovere le politiche ambientali;

5. Potenziare la difesa dei consumatori;

6. Assicurare maggiore trasparenza della attività delle istituzioni comunitarie.

Dopo il trattato di Amsterdam viene il trattato di Nizza del 2001 dove si proclamano i diritti fondamentali dei cittadini europei.

Nel 2002 si introduce la moneta unica denominata “Euro” tranne che nel Regno Unito, Danimarca e Svezia.

Ad oggi le aspettative dei cittadini sono ancora molte se si vuole un Europa democratica che sappia veramente portare avanti e realizzare i punti del trattato di Amsterdam, soprattutto quello relativo alla lotta della criminalità, alla disoccupazione e alla politica sociale.

La soluzione di questi tre punti sono la condizione necessaria ed essenziale che tutto il sistema possa funzionare dovendo garantire l’uguaglianza, il benessere e la pace sociale presupposti base per una democrazia diffusa.