Elezioni europee, l’effetto – Renzi taglia lo spread

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Il giorno dopo le elezioni europee ha un effetto fondamentale: il calo dello spread. Il differenziale dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi è infatti diminuito di ben 20 punti base in seguito alla vittoria del Partito Democratico, e Matteo Renziregala” così all’Italia 1,8 miliardi di euro risparmi sugli interessi che il Tesoro dovrà pagare per finanziare (e rifinanziare) i 2 mila miliardi di debito dell’Italia.

I calcoli sono d’altronde presto fatti. Secondo quanto affermano le stime della Banca d’Italia, infatti, una riduzione di 100 punti base della forbice tra i tassi italiani e quelli tedeschi corrisponderebbe a un risparmio di circa 0,2 punti percentuali di Prodotto interno lordo nel primo anno, di 0,4 punti percentuali nel secondo e di 0,5 punti percentuali nel terzo. Consolidata nei 12 mesi, pertanto, la riduzione dello spread verificata oggi vale 1,8 miliardi di euro, il 20% delle coperture necessarie per finanziare gli 80 euro restituiti in busta paga ogni mese a chi dichiara redditi inferiori ai 24 mila euro.

Ebbene, alla luce di quanto accaduto oggi, rientrano in maniera pressochè totale tutte le tensioni verificate negli ultimi giorni, confermando quindi il clima di ottimismo che da qualche mese sembra aver condizionato i mercati italiani, favorendo una positiva retromarcia dei rendimenti dei titoli di Stato di tutti i Paesi travolti dalla crisi del debito.

Nel 2013, affermano i calcoli ufficiali del Tesoro, il calo dei rendimenti avrebbe già permesso la riduzione degli oneri sul debito per 84 miliardi di euro rispetto agli 86,7 miliardi di euro dell’anno precedente. Quest’anno, invece, con lo spread stabilmente sotto quota 200 (e ora in odor di tagliare quota 160), le cose sono ancora più favorevoli, visto e considerato che l’interesse medio pagamento dall’Italia sulle emissioni collocate da gennaio è dell’1,6% circa contro il 2,28% del 2013.

Grazie a rendimenti così convenienti, il Tesoro ha visto bene di emettere un volume molto elevato di bond, assorbendo circa il 45% di tutte le emissioni previste nell’anno nei soli primi quattro mesi del 2014. Insomma, il governo ha in mano un tesoretto “virtuale”, che potrebbe diventare molto, molto “reale”.