Elezioni 2018, chi sono gli economisti candidati

Le elezioni 2018 si avvicinano sempre più. Come noto, si terranno domenica 4 marzo e i partiti sparano le ultime cartucce per convincere gli indecisi e chi vorrebbe astenersi. Malgrado il fatto che imperi il web, la televisione ha ancora un suo ruolo decisivo. Infatti, secondo alcune ricerche, le ultime due settimane televisive risultano quelle decisive per scegliere chi votare. Gli italiani, insomma, seguono ancora molto i talk show televisivi, ormai proliferati sul piccolo schermo (con La7 che ha fondato il suo palinsesto soprattutto sugli approfondimenti politici). Certo, in tanti guardano interviste e dibattiti su Youtube o tramite i video di Facebook. Quindi, una interconnessione Tv-web, vecchio e nuovo media.

Certo, il sentore è che dalle urne non uscirà una maggioranza netta, in virtù della farraginosa legge elettorale vigente. Tant’è che qualcuno già prevede un Gentiloni bis, supportato da Partito democratico, Forza Italia, più altri partitini centristi. Difficile che il presidente della repubblica dia l’incarico al Movimento cinque stelle, che dovrebbe essere il partito con più voti. L’unica coalizione che potrebbe ottenere la maggioranza potrebbe essere il centrodestra ancora una volga guidato da Silvio Berlusconi (che però è incandidabile, per effetto di una sentenza della Corte europea e per effetto della legge Severino). Sebbene le divergenze tra lui e Salvini siano chiare su diversi temi. Molto improbabile che ci riesca il centrosinistra, dato che il Pd ha tutti alleati microscopici.

Ma a parte ciò, non mancherà tra i candidati il solito esercito di giornalisti. Una professione che nell’ultima legislatura era presente con un 25% dei parlamentari. Ma anche quello di economisti non scherza. Ci sono quelli schierati per l’Europa e per la bontà delle misure attuate dal Governo Gentiloni. Su tutti i partiti la Lega Nord, che ne ha schierati addirittura tre: oltre ai due noti antieuro, Bagnai e Borghi, c’è Armando Siri. Il M5S si è affidato al giovane Lorenzo Fioramonti, un «cervello in fuga», che lavora come docente in Sudafrica. Il Pd è andato sull’«usato garantito» col ministro uscente Pier Carlo Padoan, che tanto piace all’Unione europea. Ma anche sul Guru di Matteo Renzi Tommaso Nannicini. Forza Italia ha puntato tutto sull’inossidabile Renato Brunetta. Mentre Emma Bonino ha schierato un suo collaboratore fidato: Marco De Andreis.

Vediamo di seguito chi sono i vari economisti candidati alle prossime elezioni politiche 2018.

Elezioni 2018, chi sono gli economisti candidati

Ecco chi sono gli economisti candidati alle elezioni 2018.

Tommaso Nancini

Partiamo dal Partito democratico, partito in carica al Governo. E da Tommaso Nancini, capolista del Pd al Senato nel collegio plurinominale di Milano. Dal 30 maggio 2017 fa parte della Segreteria nazionale del Pd. Ma la sua collaborazione con Renzi è partita già ai tempi del governo dell’ex sindaco di Firenze. Sul suo sito consiglia: «Se avete tre minuti liberi, vi suggerisco di dedicarli a Tom Waits. Se avete più tempo potreste passarlo con Joshua Ferris o Alexis de Tocqueville».

A parte la vicinanza con Renzi, il suo curriculum è di tutto rispetto. Vanta i seguenti titoli: una Laurea in scienze politiche al Cesare Alfieri, un master in economia all’Università Bocconi, un Phd in Economia presso l’Istituto Universitario Europeo. E’ professore ordinario all’Università Bocconi. Ha insegnato all’Università Carlos III di Madrid ed è stato visiting scholar al Mit, all’Università di Harvard e al Fondo Monetario Internazionale. Ha pubblicato su numerose riviste scientifiche internazionali. Ha vinto altresì il fondo di ricerca europeo ERC (consolidator 2014).

È figlio d’arte, essendo il pargolo dell’ex parlamentare del Partito democratico Rolando Nannicini. È stato Consigliere Economico del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e poi, da gennaio a dicembre 2016, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al coordinamento delle politiche pubbliche in ambito economico, sociale e di ricerca scientifica. Ha contribuito alla nascita del Jobs Act e si è occupato per il Governo dei seguenti temi: diritto allo studio, fisco, università e ricerca, imprese e industria 4.0, contrasto alla povertà e reddito d’inclusione, lavoro autonomo, previdenza e anticipo pensionistico (APE), decontribuzioni per le aziende che assumono giovani e welfare aziendale. È presidente del comitato di indirizzo strategico del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Pier Carlo Padoan

Ministro dell’economia uscente, Padoan è l’irrinunciabile candidato del Partito democratico. Dato che a livello europeo viene visto come sinonimo di affidabilità e sicurezza che l’Italia faccia i compiti assegnatigli dall’Ue. E’ stato infatti confermato per 2 governi: Renzi e Gentiloni. Nato a Roma il 19 gennaio 1950, è direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2005 (con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est), è stato nominato vice segretario generale dell’OCSE il 1º giugno 2007, divenendone capo economista il 1º dicembre 2009.

Dopo la Laurea in Economia conseguita alla Sapienza, è docente di Economia presso la medesima università, il College of Europe di Bruges e Varsavia, l’Université Libre de Bruxelles, l’Università di Urbino, quella di La Plata e l’Università di Tokyo. Ha pubblicato molti articoli scientifici, tanto in italiano quanto in inglese. Dal 1998 al 2001 ha collaborato come consigliere economico del Presidente del Consiglio nei governi D’Alema e Amato, responsabile per il coordinamento della posizione italiana nei negoziati dell’Agenda 2000 per il bilancio UE, l’Agenda di Lisbona, il Consiglio Europeo, gli incontri bilaterali e i vertici del G8.

Politicamente è vicino a Massimo D’Alema, tanto che qualche analista ha visto il suo incarico come un modo di Renzi per arruffianarsi il polemico decano della sinistra italiana. Oltre a dirigere la fondazione di quest’ultimo, Italianieuropei, dal 2001 al 2005 ha anche diretto la Fondazione Italia del Fondo Monetario Internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est.

Dal 1º giugno 2007 al febbraio 2014 ha ricoperto l’incarico di vice segretario generale dell’OCSE, e dal 1º dicembre 2009 ne è diventato pure capo economista. Rappresenta attualmente l’OCSE al G20 finanza, ed è anche a capo della risposta strategica e della Green growth and innovation initiative dell’OCSE. Prima di diventare Ministro, era già stato scelto come nuovo presidente dell’ISTAT.

Renato Brunetta

Renato Brunetta è il volto noto di Forza Italia. Ama sempre ricordare le sue umili origini, essendo, da buon veneziano, figlio di un venditore ambulante di gondole souvenir. Brunetta ricorda che in passato voleva vincere il Premio Nobel per l’Economia e per poco non ci è riuscito. Le idee economiche di questi anni di Forza Italia sono in gran parte sue.

Nato a Venezia il 26 maggio 1950, ha già ricoperto un ruolo da Ministro: dal 2008 al 16 novembre 2011 nella pubblica amministrazione e innovazione. E’ passato alla storia per i primi severi provvedimenti contro i cosiddetti fannulloni della pubblica amministrazione.

Laureato in Scienze politiche ed economiche presso l’Università degli Studi di Padova, ivi ricopre vari incarichi. Nel 1982 diventa professore associato, presentando tre pubblicazioni. Dal 1982 al 1990 è professore associato di Fondamenti di Economia presso il Dipartimento di Analisi Economica e Sociale del Territorio (corso di Laurea di Urbanistica) dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Dal 1991 al 1999 è professore associato di Economia del Lavoro (Facoltà di Economia e Commercio) presso Tor Vergata, dove ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Economia Politica (in aspettativa) fino al 2009.

La sua carriera politica inizia però già negli anni ‘80: di estrazione socialista, collabora in qualità di consigliere economico con i governi Craxi I, Craxi II, Amato I e Ciampi. A 35 anni è coordinatore della commissione sul lavoro voluta dall’allora ministro Gianni De Michelis. Dal 1983 vive sotto scorta a causa di minacce per opera delle Brigate Rosse dovute alle consulenze presso il Ministero del lavoro.

Dal 1985 al 1989 ha ricoperto la carica di vicepresidente del Comitato manodopera e affari sociali dell’OCSE (Parigi). Dal 1983 al 1987 è responsabile, presso il Ministero del Lavoro, di tutte le strategie per l’occupazione e la politica dei redditi. Nel 1989 contribuisce alla fondazione dell’associazione EALE (European Association of Labour Economist), diventandone il primo presidente (1989–1993). EntraS in Forza Italia a partire dal 1999 candidandosi all’Europarlamento. Nel quale sarà riconfermato nel 2004. Avrà in questi anni tre deleghe per i rapporti con Croazia, Turchia e Cina.

Ha provato per due volte a fare il Sindaco di Venezia, nel 1999 e nel 2010. Nel primo caso viene sconfitto inaspettatamente al ballottaggio, nel secondo caso viene sconfitto già al primo turno. In questa seconda occasione, accuserà la Lega Nord di non averlo sostenuto a dovere. Tantissime le sue pubblicazioni.

Lorenzo Fioramonti

Lorenzo Fioramonti è il candidato economista del Movimento cinque stelle. Non sappiamo se sarà anche il Ministro dell’economia di un possibile governo pentastellato. La sua idea principale è quella di ridimensionare l’impatto che il Pil ha sulle scelte economiche degli Stati occidentali. Ha pubblicato un libro: Presi per il Pil, nel quale, tra le altre cose, scrive: «I governi si inchinano ai suoi dettami, incentivando consumi a ogni costo, anche quando ciò significa la distruzione dell’ambiente e l’aumento delle disuguaglianze».

Fioramonti è peraltro uno dei tanti cervelli in fuga italiani. Oggi ha 39 anni, ma qualche anno fa ha dovuto espatriare come centinaia di migliaia di giovani italiani in questi anni. Al fine di trovare lavoro e potersi dedicare alla passione della vita: l’insegnamento e la ricerca. In una intervista a Il fatto quotidiano di un paio di anni fa, affermò che l’Italia con lui era stata matrigna, mentre la Germania prima e il Sudafrica poi gli avevano dato quelle occasioni che cercava da tempo.

Fioramonti sarà sia candidato a Roma con il Movimento 5 stelle nel collegio uninominale che uno dei consiglieri economici del candidato premier Luigi Di Maio. Le parti si sono avvicinate lo scorso anno. Ad aprile 2017, il deputato Cinquestelle Giorgio Sorial ha infatti organizzato alla sala della regina di Montecitorio un convegno sullo sviluppo economico e il benessere sociale. Guest star dell’evento era proprio Fioramonti, che in un solo quarto d’ora con le sue idee ha conquistato gli astanti. Ma non solo, anche i vertici del partito, che gli chiedono di contribuire alla stesura del programma economico.

Nell’agosto 2017 un suo intervento sul Pil viene pubblicato sul blog di Grillo. Adducendo che esso non è più un indicatore idoneo a orientare le scelte politiche ed economiche di una nazione. I suoi tweet vengono spesso ritwittati dal movimento e dallo stesso Luigi Di Maio. Quando quest’ultimo viene candidato Premier, lo porta con sé quando è ospite di Porta a Porta. Un indicatore del fatto che ormai egli fa parte della sua squadra di consiglieri. In quell’occasione, peraltro, ne approfitta per confermare la bontà del reddito di cittadinanza. Che dichiara essere “Una forma di garanzia nei confronti delle famiglie e un ottimo modo per rilanciare i consumi e diminuire la spesa dello Stato”.

Fioramonti fa parte di quel filone di economisti – come il premio nobel Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean Paul Fitoussi – che da anni studiano come uscire dalla dittatura di un indice estremamente facile da calcolare ma che non riesce a rappresentare realmente il livello di benessere dei cittadini. Come appunto il Pil. Quest’ultimo non prende in considerazione costi importanti come l’inquinamento o le diseguaglianze sociali. Né misura tutti quei fattori invece positivi per la qualità della vita di una persona: si pensi al volontariato o quei servizi gratuiti che non si traducono in esborsi monetari. In Italia uno degli studiosi più attivi in questo settore è Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro del governo Letta nonché ex presidente dell’Istat, il quale non a caso ha prima curato la prefazione italiana dell’ultima opera di Fioramonti, Presi per il Pil, e poi presentato il volume in un convegno alla Luiss.

I 2 collaborano già da qualche anno, visto che fanno entrambi parte del think tank internazionale Alliance for sustainability and prosperity, per il quale hanno pubblicato nel 2015 un articolo sul Guardian dal titolo inequivocabile: Say goodbye to capitalism: welcome to the Republic of Wellbeing.

Fioramonti è come detto anche un cervello in fuga. Sempre in quella intervista a Il Fatto quotidiano, confessa che gli fu spiegato che nelle università italiane vigono “regole non scritte ma che tutti conoscono”. Come il fatto che i concorsi sono banditi solo per qualcuno in particolare. E che ci si presenta ad un concorso solo “dietro invito”. Soprattutto quando si hanno molti titoli, dato che ciò potrebbe poi creare problemi a chi deve vincerlo. Del resto, il nepotismo vigente nelle Università italiane è un fatto stranoto, e il ‘68, anziché porne fine, lo ha acuito. Del resto, quella fu una rivoluzione culturale portata avanti dai “figli di papà” che avevano fretta di prendere il posto dei loro padri.

Fioramonti va così prima in Germania e poi in Sudafrica, dove riesce a diventare docente e a dirigere il Centro Studi sull’Innovazione nella Governance. Tuttavia, come tanti emigrati italiani, sogna di ritornare e fare le stesse cose qui. Per ora, deve accontentarsi di entrare in Parlamento, e, magari chissà, diventare Ministro dell’economia. Un modo ideale per cambiare le cose. Per quanti, come lui, si sono trovati la strada per realizzare i propri sogni sbarrata e sono stati costretti a fare tutt’altro o ad espatriare.

Marco De Andreis

Marco De Andreis è l’economista candidato del movimento +Europa, creato dalla storica radicale Emma Bonino, che ha potuto farlo bypassando la raccolta firme solo grazie all’aiuto di Bruno Tabacci. Che gli ha prestato il simbolo. Che paradosso: una radicale salvata da un democristiano. Ma queste elezioni ce ne hanno regalate anche altre: si pensi a Pierferdinando Casini, altro democristiano Doc, candidato per il Pd proprio nella “rossa” Bologna. Oppure Giulia Bongiorno, ex avvocato di Andreotti (o meglio, collaboratrice di chi lo difese nel delicato processo per Mafia), poi candidata per Monti, ora con la Lega. Ma sono solo 3 esempi, chissà quanti altri potremmo farne.

Tornando a Marco De Andreis, egli è già stato al fianco di Emma Bonino in qualità di membro del gabinetto dell’allora Commissaria europea. La sua idea di Europa è quella di costituire una Federazione leggera. Nel 2010 la Bonino diceva «Se avessimo il coraggio di farla ora, subito, i mercati e il mondo avrebbero il segnale chiaro e forte che la nostra unità politica non è in discussione» La radicale crede nella necesittà di avere una Europa forte, contro un Mondo spaccato, tra Trump, Putin e il Mediterraneo in fiamme.

Certo, il fatto che in un Paese che sta diventando sempre più fortemente anti-europeista e anti-Euro, chiamarsi +Europa è una impresa ardua. Oltretutto, la Bonino ha avuto l’endorsement della odiatissima Elsa Fornero. Passata alla storia per la riforma “lacrime e sangue” delle pensioni.

Alberto Bagnai

A proposito di anti-europeismo, si inserisce in questo filone il candidato economista per la Lega (senza Nord) Alberto Bagnai, che scrive sul suo seguitissimo blog Goofynomics: «Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano opporsi al simbolo di un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di governo». Aggiungendo poi: «I nostri nonni, andando a fare la resistenza, si sono chiesti cosa sarebbe successo alla rata del mutuo?».

Alberto Bagnai è nato a Firenze nel 1962. Si è laureato in economia e commercio nel 1989 presso La Sapienza di Roma, conseguendo poi un dottorato nel 1994. Nel 2005 diventa professore associato di politica economica presso la facoltà di economia dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara. Dal 2012 è ricercatore associato al CREAM presso l’Università di Rouen in Francia e dal 2013 è membro del direttivo dell’International Network for Economic Research. Nello stesso anno ha costituito l’Associazione Italiana per lo Studio delle Asimmetrie Economiche, che attualmente presiede. L’Associazione si occupa di studiare gli squilibri dei conti pubblici e di conti esteri nei paesi emergenti, nell’economia globale e nell’Eurozona, e le relazioni fra commercio internazionale e crescita.

Il pensiero economista di Bagnai è di tipo postkeynesiano e si ispira ad economisti con James Meade, Anthony Thirlwall, Martin Feldstein. Secondo i quali non esistono i presupposti strutturali affinché l’Europa abbia una moneta unica. Pertanto, egli ritiene che il principio della convergenza verso parametri rigidi, sancito dal Trattato di Maastricht, successivamente ripreso dal Patto di stabilità e crescita (PSC) nel 1997, sia incompatibile con la condivisione di un progetto politico comune e quindi di un’Europa federale. Che egli ritiene il presupposto essenziale per una effettiva sostenibilità di una moneta unica europea, l’euro, in sostituzione delle rispettive valute nazionali.

Alla luce di ciò, egli sostiene che gli squilibri macroeconomici verificatisi nell’ultimo quindicennio, non derivino tanto da un problema di insostenibilità del debito pubblico, prima della crisi del 2008 tenuto sotto controllo dai policy makers, ma dall’eccessivo indebitamento estero da parte di famiglie e imprese. Per stessa ammissione del vice governatore della Banca centrale europea.

Egli si ispira altresì al lavoro dell’economista argentino Roberto Frenkel. Egli ha infatti proposto, riferendosi alle dinamiche indotte dalla dollarizzazione dell’Argentina e al successivo sganciamento di quest’ultima dall’unione valutaria con il dollaro nel 2001, un modello in 7 passaggi per spiegare quello che accade ai paesi più deboli. Nel momento in cui, quando manca una compensazione degli squilibri ed è presente una forte liberalizzazione del mercato dei capitali, collegano la propria valuta ad una più forte.

Rifacendosi al pensiero di Nicholas Kaldor, Bagnai ritiene che aderire all’euro, causando la compressione delle esportazioni del nostro Paese, ha inciso in maniera negativa sulla produttività dell’economia italiana. Nel 2013 Bagnai ha firmato con altri economisti europei il cosiddetto Manifesto di Solidarietà Europea. Il quale parte dall’assunto dell’impossibilità di proseguire con il progetto di integrazione monetaria, per poi suggerirne lo smantellamento partendo dalla secessione dei paesi più competitivi.

Tra i più noti critici nei suoi confronti ricordiamo Francesco Daveri, Michele Boldrin ed Emiliano Brancaccio. Oltre al succitato Blog, Bagnai scrive spesso per Il Fatto quotidiano, Il Giornale e Tgcom24. E’ altresì sovente ospite di vari talk show televisivi, fra cui Omnibus, Piazzapulita, Coffee Break, Porta a porta e Servizio pubblico. E’ anche musicista, avendo conseguito il diploma accademico di primo livello in “Maestro al cembalo” nel 2008 presso il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma e nel 2010 quello di secondo livello in “Flauto dolce” presso il Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara.

Il 23 gennaio 2018 la sua candidatura con la Lega diventa ufficiale, e viene inserito in 3 collegi: in Toscana, Abruzzo e Lazio. Regioni che conosce molto bene vivendo tra Firenze, Pescara e Roma.

Claudio Borghi

Ma la Lega non si accontenta e candida un altro illustre economista anti-euro: Claudio Borghi. Il suo passato, però, entra in conflittocon l’immagine anti-establishment della Lega. Milanese di 47 anni, ha lavorato come funzionario di Merryl Linch e ha chiuso la sua carriera nel settore privato come managing director di Deutsche Bank. Ma dal 2014 ha iniziato a essere uno dei più stretti collaboratori di Salvini. Partecipando al “Basta euro tour” organizzato dal leader leghista. Borghi ha assunto il ruolo di responsabile economico della Lega.

Claudio Borghi sarà candidato nel listino proporzionale ad Arezzo, una scelta non casuale, essendo la terra di Banca Etruria. E correrà nel collegio di Siena, altro luogo non casuale, dato che è dove si candida il succitato ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E dove si è consumato un altro scandalo: quello del Monte dei Paschi di Siena.

Claudio Borghi non è nuovo alla candidatura. Nel 2015 si è candidato a governatore della Toscana, dove è arrivato secondo e ha ottenuto un seggio da consigliere regionale. Avendo superato il 20% con 273.795 voti, ottenendo il secondo risultato fra i sette candidati, venendo così eletto consigliere regionale. Qui ha seguito da vicino gli scandali bancari, da vicepresidente della commissione di inchiesta regionale. Ringrazia dunque Salvini per avergli «dato la possibilità, da senese d’adozione e contradaiolo, di poter correre in un luogo che conosco e dare la possibilità ai cittadini di dire quel che pensano di un partito che ha distrutto la banca più antica del mondo».

Nato a Milano il 6 giugno 1970, si è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (premio Agostino Gemelli come migliore laureato dell’anno nel proprio corso).

Vince poi una borsa di studio dell’Associazione Studi di Banca e Borsa e consegue un Master dell’Associazione Italiana Analisti Finanziari di cui è socio ordinario.

Inizia a lavorare quando era ancora studente a 19 anni come apprendista nello studio associato di Agenti di Cambio Fossi Bottazzi. Dopo due anni era già operatore nella Società di Intermediazione Mobiliare del gruppo Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Collabora per conto di Salomon Brothers con Borsa Italia alla progettazione del primo contratto Future sull’indice del mercato azionario.

A 24 anni viene assunto come funzionario per Deutsche Bank. A 26 passa a Merrill Lynch come director responsabile del trading sul mercato azionario italiano. Nel 2001 torna in Deutsche Bank come dirigente responsabile dell’Italian Equity. Cinque anni dopo raggiunge il massimo livello di dirigenza con il grado di managing director, chiudendo per propria scelta la sua carriera operativa agli inizi del 2009 per dedicarsi alla famiglia e all’insegnamento.

Ha insegnato per otto anni Economia degli intermediari finanziari nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, assumendo altresì le docenze di Economia delle aziende di credito e Economia e mercato dell’arte. Ha pubblicato il libro “Investire nell’Arte” per Sperling & Kupfer editore, e ha insegnato in corsi master presso la LUISS di Roma e presso lo IED di Venezia.

E’ stato per anni editorialista economico per Il Giornale, firmando più di cento editoriali e commenti. Tra il 2011 e il 2012, con vari articoli e pubblicazioni, comincia la sua battaglia contro l’Euro. Nel gennaio 2013 presenta a Bruxelles come unico italiano, ed insieme ad altri economisti dell’Eurozona, l’ “European Solidarity Manifesto”, tramite il quale sostiene la necessità di sciogliere in maniera coordinata l’Eurozona.

Dal 2013 inizia la collaborazion con Matteo Salvini e la Lega Nord nelle vesti di consulente economico. Per la Lega ha redatto il manuale “Basta Euro” stampato e diffuso in centinaia di migliaia di copie. Come detto, insieme a Salvini organizza il Basta euro tour in giro per l’Italia nel 2014 e nel 2015 si candida come Governatore della Regione Toscana. Sospende in questi anni di impegno politico la sua attività accademica.

Armando Siri

E siamo al terzo candidato economista della Lega: Armando Siri. Egli ha lavorato come redattore nei principali Telegiornali Mediaset ed è stato anche autore di programmi televisivi. Ha origini socialiste, avendo fatto parte della gioventù socialista ed essendo poi diventato amico personale e collaboratore di Bettino Craxi. Diventando tra i principali sostenitori della fattiva collaborazione tra pubblico e privato. Ha redatto numerosi saggi politici, filosofici ed economici.

Nel 1995 pubblica “La Beffa”, nel 1997 “Il Sacco all’Italia” e a settembre 2010 “L’Italia Nuova – L’Inizio” in cui propone un nuovo sistema istituzionale, fiscale e di convivenza sociale. Nel 2013 pubblica il saggio politico-filosofico “La luce e l’ombra – consapevolezza e responsabilità dell’Uomo all’alba di una nuova epoca”, nel 2014 il saggio economico “Eurokrazia – Le origini e la via d’uscita” e nel 2016 “Flat Tax- La Rivoluzione Fiscale in Italia è possibile” .

Nel 2011 fonda e diventa presidente del PIN – Partito Italia Nuova, una comunità politica e culturale con sedi e iscritti in tutta Italia. Siri sostiene fermamente la Flat tax, diventata cavallo di battaglia leghista oltre alla lotta all’Euro nella presente campagna alettorale. Consiste nella tassazione al 15% su tutti i redditi da lavoro, il cui progetto applicativo per l’Italia viene certificato nell’aprile 2014 a Milano anche dal professore della Stanford University, Alvin Rabushka, padre fondatore di tale sistema fiscale già applicato in circa 40 Paesi al mondo.

La collaborazione con Matteo Salvini inizia nel dicembre 2014, che sposa del tutto la Flat tax. Tuttavia, in campagna elettorale si è mostrata una certa divergenza tra la sua visione di Flat tax e quella di Berlusconi, che la vorrebbe imporre al 23%. Il che, in pratica, favorirebbe solo i ricchi. Inoltre, la flat tax viene contestata da molti in quanto si è mostrata fallimentare in diverse applicazioni. Come quella americana di Reagan o britannica della Lady di ferro Tatcher negli anni ‘80.

Nel maggio 2015 Siri diventa responsabile economico e della formazione di “Noi con Salvini”, il movimento politico ideato da Salvini per tentare di prendere voti al centro-sud Italia. È anche ideatore e organizzatore del format Scuola di Formazione Politica, che nel luglio 2015 viene proposto da Matteo Salvini come contenitore formativo e didattico rivolto a tutti i simpatizzanti e attivisti della sua area politica. Sostiene anche il servizio civile obbligatorio e retribuito per tutti i giovani maggiorenni. Altro punto del programma di Salvini, che però vorrebbe addirittura il ritorno del servizio di leva obbligatoria. Già bollato dall’attuale Ministro della difesa Pinotti come provvedimento inutile e dannoso.

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