Elezioni 2013, la Destra fa la Sinistra e la Sinistra fa la Destra

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Si dice che le ideologie siano scomparse. Il Muro di Berlino è caduto da vent’anni, il comunismo è crollato e il fascismo-corporativismo è sepolto da decenni. Eppure, le categorie “destra e sinistra” ancora influiscono sugli scenari politici nazionali e internazionali. Ma se altrove la tradizionale divisione tra gli schieramenti permane, in Italia la confusione regna sovrana. La destra non fa più la destra e la sinistra non fa più la sinistra.

La colpa è certamente dell’influenza di alcuni personaggi che, pur collocandosi a destra non sono di destra (Tremonti e Brunetta si dichiarano socialisti, Berlusconi lo è stato) e che pur collocandosi a sinistra non sono di sinistra.

Nonostante le dichiarazioni di fede, i programmi parlano chiaro. Ecco qualche esempio. Bersani, candidato per lo schieramento di centrosinistra, considera come priorità lavoro e occupazione. Esse sono variabili microeconomiche, e quindi si può parlare di “dichiarazioni sinistrorse”. Tuttavia, se si va a spulciare la dichiarazione di intenti della coalizione Italia Bene Comune si nota che i provvedimenti proposti sono liberisti o giù di lì, dunque di destra e centrodestra. Nel programma scritto, che è l’unico a valere, si fa riferimento alle misure di austerity e si pone al centro la necessità di azzerare il deficit. Le politiche economiche di una sinistra (ma anche di un centrosinistra) degne di questo nome, specie in tempi di crisi, non solo non dovrebbero vedere il deficit come il male assoluto ma, anzi, dovrebbero porlo a strumento di crescita economica. Come insegna Keynes, il deficit serve per finanziare la messa in moto dell’economia.

Il centrodestra non ha ancora presentato un programma scritto, dunque è necessario andare a spulciare tra i provvedimenti presi in passato. Ebbene, nonostante le dichiarazioni di intenti del capo coalizione Silvio Berlusconi, il taglio della spesa pubblica e l’abbassamento delle tasse (politiche economiche destrorse) non hanno rappresentato la cifra dell’esperienza governativa del centrodestra in Italia. La pressione fiscale è aumentata in media di un punto percentuale a ogni legislatura quando a governare sono stati Forza Italia prima e Pdl poi. La spesa pubblica è aumentata sotto i governi Berlusconi, e anche di tanto. Nell’ultimo decennio, dominato dal Cavaliere eccetto che nel biennio 2006-2007, la spesa dello Stato sul Pil è aumentata dal 44% al 52%.

Curiosamente, le politiche economiche di destra, quindi liberiste, vengono portate avanti in maniera più o meno coerente dal governo Monti che, a detta di molti analisti, sta preparandosi a “smantellare” il welfare e a limitare fortemente l’intervento statale sull’economia  Ebbene, le forze politiche che fanno capo a Monti si collocano formalmente al centro dello scenario politico.

Ricapitolando: il centrosinistra propone politiche di destra, la destra si comporta come se fosse la sinistra (seppur raccogliticcia) e il centro di comporta come se fosse la destra. Un po’ di confusione, che sicuramente non giova all’elettorato chiamato a scegliere il futuro dell’Italia.

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