Gli effetti collaterali dell’Abenomics: il Carry Trade

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Negli ultimi decenni a dominare è stata una disciplina economica di stampo liberista che pone al primo posto tra le priorità il contenimento del debito, del deficit e dell’inflazione. A dire il vero, questo “modo di vedere le cose” – con tutto l’armamentario di soluzioni alla crisi che si porta dietro – è ancora in auge in Europa, sebbene sia ormai al centro di feroci discussioni alla luce dell’inadeguatezza dimostrata nel combattere la crisi.

Qualcosa si è mosso, certamente, ma solo lontano dall’Italia, dalla Spagna e dalla Grecia. Da quasi un anno, Stati Uniti e Giappone adottano misure di politica economica espansive, più vicine alle teorie di Keynes che a quelle dell’intellighenzia che domina in Europa.

Il Giappone, in particolare, è impegnato in questo periodo in provvedimenti ultra-espansivi, che hanno pochissimi precedenti nella storia economica dell’Occidente. Una politica, questa, che prende il nome di Abenomics, in onore del premier Shinzo Abe, che la sta sostenendo.

L’Abenomics si può riassumere con le seguenti affermazioni: abbondante stampa di moneta, acquisto della Bank of Japan dei titoli di Stato, abbassamento delle tasse, riduzione dei tassi di riferimento al minimo storico. Molti considerano tutto ciò come una sorta di droga iniettata nelle vene del sistema economico. Droga o no, si tratta di un qualcosa che ha sortito, almeno nell’immediato, un certo effetto. I parametri economici sono subito migliorati, il Pil è aumentato, l’occupazione pure. Un nuovo clima di fiducia pervade i giapponesi.

I detrattori dicono che non potrà durare, che l’Abenomics porterà a una instabilità dannosa e una repentina inversione di marcia. A dire il vero, l’ombra degli effetti collaterali ha già colpito il Giappone. Per adesso, però, si tratta di una carezza ambigua. Questa “carezza” prende il nome di Carry Trade.

Il carry trade è una conseguenza delle politiche monetarie espansive, una sorta di marker della speculazione. In queste settimane è proprio il carry trade il responsabile dell’andamento piuttosto altalenante delle borse giapponesi. Giornate euforiche si susseguono a giornate nere. E tutto procede dal peccato originario: l’Abenomics. Ecco perché.

Le politiche giapponesi, in primis l’immissione di moneta, hanno prodotto una svalutazione dello yen che non si è ancora arrestata. Questa è in teoria una cosa buona, almeno per le esportazioni. Parallelamente, però, le autorità giapponesi hanno abbassato i tassi di riferimento al minimo, sicché indebitarsi in Giappone è comodo, perché i tassi di interesse sono bassi. Molti investitori internazionali, dunque, stanno finanziandosi in Giappone, perché lì il denaro costa meno, e stanno prestando all’estero perché altrove i rendimenti sono più alti. Queste manovre contribuiscono a far svalutare ulteriormente lo yen, cosa che conviene molto a chi pratica il carry trade.

Ovviamente il carry trade si poggia su un terreno quantomai sdrucciolevole. In primo luogo, si tratta di una speculazione, perché le transizioni non si basano su attività economiche, ma su meccanismi di derivazione. In secondo luogo, il castello crollerà non appena l’Abenomics darà segni di rallentamenti (presto o tardi). Non appena, dunque, il processo di svalutazione finirà e inizierà, addirittura, quello di rivalutazione.

Foto originale by Richard-G