Un’economista dell’UE mostra la prova che l’austerity fa male

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La misura è colma anche a Bruxelles. L’austerity fa male, è deleteria, uccide le economie e, nonostante gli ingentissimi effetti collaterali, fallisce tutti gli obiettivi che si prefigge. Ormai lo sanno anche i sassi, di certo lo sanno i cittadini che hanno perso il lavoro, che non riescono a trovarlo, che sono oberati dalle tasse.

Alcuni economisti, anche in seno all’Unione Europea, hanno aperto gli occhi. Li ha aperti un funzionario della Commissione, Jan In’t Veld, che ha pubblicato un documento che non lascia adito a dubbi. In questa relazione, firmata anche da alcuni colleghi, vengono descritti tutti gli effetti collaterali dell’austerity e i danni materiali inflitti alle varie economie del continente. Si tratta di uno studio vero e proprio, con tanto di dati alla mano.

A chi comanda a Bruxelles non è piaciuta la dimostrazione del suo fallimento. A tal punto che dopo qualche ora dalla pubblicazione sul sito dell’Unione Europea, il file è sparito. Censurato.

Cosa conteneva di così infamante la relazione di Jan In’t Veld? Semplicemente, la verità. Tanto è bastato per mettere i guardia i maggiorenti dell’Ue e nasconderla agli occhi dei cittadini europei. Numeri che, come accennato, confutano l’austerity e ne sanciscono la pericolosità.

Sicché si scopre che l’Italia è stata privata in due anni e mezzo del 4,9% del Pil, la Francia del 4,8 e la Grecia, che primeggia sempre nelle classifiche negative, dell’8%. Il rigore non ha però risparmiato nemmeno la serenissima Germania, che ha perso in due anni il 2% del suo Prodotto Interno Lordo. Per non parlare della disoccupazione, poi: un po’ dappertutto è aumentata del 3%, mentre nel paese ellenico addirittura di sei punti percentuali. Insomma, a chi più e a chi meno, la cura europea ha fatto molto male.

E’ stata la Francia ad accorgersi per prima del file e della sua rimozione. In breve, è scoppiato il caso, merito anche dell’attenzione che i transalpini prestano tradizionalmente alle problematiche dettate dall’austerity, in quel di Parigi assai odiata.

I signori dell’Ue, travolti dalle proteste, hanno rimesso online il file, ma hanno specificato che non rappresenta la posizione ufficiale dell’amministrazione comunitaria. Per chiunque voglia dargli un’occhiata, il titolo è questo: “”Fiscal consolidations and spillovers in the Euro area periphery and core”.

Nel frattempo, continuano a giungere numerose le critiche al modello dell’austerità, anche da parte di importanti organismi economici. Stanno emergendo anche alcune interpretazioni particolari, ma non per questo da escludere a priori. Una di queste appartiene a Roberto Marchesi, politologo, studioso di Macroeconomia, celebre firma del Fatto Quotidiano. La sua opinione è che la crisi globale in realtà sia una sorta di terza guerra mondiale combattuta non con bombe e fucili, ma con l’economia e la finanza. In questo strano conflitto, le elite hanno deciso che a perdere doveva essere l’Europa, sicché questa è stata privata delle armi che l’avrebbero permesso di difendersi. Mentre gli Stati Uniti e il Giappone utilizzano l’artiglieria pesante – come il Quantitative Easing – il Vecchio Continente usa le baionette del tasso di riferimento.

Se questa guerra è per l’egemonia del mondo, fino a qualche anno fa praticamente alla portata dell’Europa, allora hanno vinto gli americani e hanno perso gli europei.

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