Le Economie in via di sviluppo crescono: è un bene per l’occidente?

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L’Occidente sta perdendo la sua leadership. La Cina, in particolare, sta assumendo un ruolo via via più importante, più decisivo nel panorama economico internazionale. E’ la seconda economia del mondo per PIL, dietro gli Stati Uniti, e molti analisti puntano sul sorpasso entro il 2015.

Un esercito di un miliardo e trecento milioni di persone pronte a competere con Europa e Stati Uniti. Siamo di fronte alla catastrofe? Non è detto. Anzi: le evidenze extra-continentali dimostrano che dalla crescita dei paesi BRICS, ossia i paesi in via di sviluppo (Brasile – Russia – India – Cina – Sudafrica) se ne possono avvantaggiare anche i paesi occidentali.

Il nucleo della questione, almeno per quanto riguarda la Cina, è riassumibile con un termine: transizone. In transizione è l’economia della Cina. Un passaggio drammatico – perché rinnega trent’anni di politica economica – che potrebbe intensificarsi e concludersi in una decina di anni. Lo stato attuale della Cina, che coincide in linea di massima con quello del cinese sfruttato e sottopagato, rivela una Terra di (è questo il suo soprannome) che è in verità terra di lavoro a basso costo. Le conseguenze di ciò sono due: la delocalizzazione delle aziende occidentali in Cina e, soprattutto, l’incredibile forza cinese nelle esportazioni. Le merci si producono pagando poco, quindi costano poco, quindi sono appetibili per i mercati esteri. C’è da dire che questo stato non è più così attuale proprio in virtù della transazione che è già iniziata. Il costo del lavoro in Cina sta aumentando perché stanno aumentando i salari, quindi si è cominciato a delocalizzare nei paesi del sud-est asiatico. Ma perché il governo cinese sta favorendo politiche di aumento per i salari? Non certo per bontà, piuttosto per calcolo economico e per reazione di un effetto domino che rischia di schiantare la Cina: la crisi ha contratto i consumi in Occidente, in Occidente si comprano meno prodotti cinesi, l’economia cinese – dipendente dal’export – soffre grandemente. E allora bisogna trovare nuovi mercati, e cosa ci può essere di meglio del proprio mercato, composto da un miliardo e passa di potenziali clienti? Per trasformare la Cina in un mercato appetibile, la Cina deve cambiare se stessa: deve educarsi al consumismo, deve soprattutto elevare la posizione economica dei propri cittadini. Ed è proprio quello che sta succedendo: il colosso asiatico è in piena transizione verso un sistema economico più simile a quello occidentale.

Dove sta il guadagno per l’Occidente? Semplice: se i cinesi diventano più ricchi, la Cina diventa un mercato anche per le aziende europee e americane, e questo nonostante i rapporti di forza delle valute. L’Italia, in particolare, i cui successi nell’export sono fondati sulla capacità di attrazione (made in Italy), ricaverebbe benefici da una completa conversione dell’economia cinese. Non rimane che aspettare alla finestra, sperando in un processo di transazione veloce.